Pittsburgh – 3

6 agosto, 2013 § Lascia un commento

DSC05990Di mattina sono sceso a piedi, giù fino alla stazione degli autobus di Carnagie, ed ho trovato subito un pullmann diretto a Pittsburgh downtown, con un autista assai gentile. Dal centro di Pittsburgh sono poi risalito su un altro mezzo, diretto al Carnagie Museum of Art and of Natural History, a due passi dall’università che si alza nel giardino di fronte come un campanile gotico francese. Da Carnagie al Carnagie: questo nome indica  sempre la stessa persona, il magnate dell’acciaio che divenne l’uomo più ricco d’America dopo Rockfeller, pur avendo cominciato senza un soldo, da triste immigrato scozzeze.

wpid-2013-08-05-12.33.49.jpgCarnegie è il padre fondatore di Pittsburgh come città industriale: insieme a Frick, socio divenuto poi antagonista, erano loro i padri-padroni del lavoro di migliaia di persone. Ma Carnagie è più amato di Frick, o soltanto meno detestato, perchè a Pittsburgh aveva finanziato teatri, università e gallerie d’arte aperte a tutti, lasciando a Frick la gestione dei conflitti sanguinosi con gli operai. Carnegie era diventato più ricco di Frick, ma è difficile stabilire chi dei due avesse più soldi, guardando le rispettive ville e le relative collezioni d’arte sulla Fifth Avenue di New York. Alcune sale del Museum of Art  sono chiuse per l’allestimento della “Carnegie International” una quadriennale d’arte contemporanea che apre i battenti in autunno; ma almeno sono visibili le sale dei soliti impressionisti francesi, che devono aver lavorato davvero molto, per aver disseminato questo numero impressionante di quadri in tutte le collezioni americane.

wpid-2013-08-05-14.14.38.jpgArte a parte, le raccolte più stupefacenti sono quelle di scienze naturali ed in particolare di paleontologia, con una varietà incredibile di scheletri di dinosauro: una caccia all’ultimo osso, avviata, anche quella, coi soldi di Andrew Carnegie, alla fine dell’Ottocento. All’ultimo piano c’è anche una bella mostra temporanea, dedicata all’archeologia dell’Arabia Saudita. Me ne aveva parlato molto bene il prof. Shepherd: un punto di vista inedito per chi, come noi, è abituato a mettere al centro della storia il mondo greco-romano. Domani tornerò a New York. Anche se a questo punto sarebbe naturale proseguire nell’altra direzione, verso le pianure del mid-west, incontro al Missisipi, il treno mi riporterà sugli Appalachi, poi di nuovo giù, nella costa orientale, come un nastro che si riavvolge indietro, fino al punto da cui sono partito due settimane fa.

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