Pittsburgh – 2

5 agosto, 2013 § 1 Commento

DSC06008St.Elizabeth e’ la chiesa cattolica di Carnegie, attualmente l’unica, ma qualche anno fa erano sei. Nello stesso quartiere ci sono altre chiese, protestanti e ortodosse di varia natura, in una convivenza non sempre facile. Nella chiesa di St.Elizabeth la messa delle undici è la più solenne, con l’organista. Il prete sembra un attore sull’altare, recita perfino l’omelia con voce impostata, teatrale. Alla fine chiude tutto, inserisce l’allarme ed esce dalla porta posteriore, accanto all’automobile in sosta. La sua è una chiesa ampia ed elegante, come un teatro senza sacrestano. Il reverendo Poeking fa gli onori di casa, dice la messa, poi se ne va di nascosto come un usciere.

wpid-2013-08-04-17.22.43.jpgDi pomeriggio abbiamo costeggiato in auto il fiume Monongahela per qualche chilometro, fino alle acciaierie. Dave ha assecondato così il mio interesse per le vecchie fabbriche ed ha organizzato un pomeriggio esplorativo in quella direzione, in compagnia di un altro vecchio amico, il professor Juan Jorge Shepherd, storico della matematica all’università di Pittsburg: storico in tutti i sensi, che non ha ancora smesso di insegnare all’età di ottantatre anni. La vita del professor Shepherd è simile a quella di molti ebrei fuggiti dalla Germania prima dell’olocausto. Ancora bambino, con la famiglia si è rifugiato in Svizzera, raggiungendo poi il Sudamerica in nave, dal porto di Genova. Alla fine degli anni Trenta erano molti i transatlantici di ebrei tedeschi in fuga da Genova. Johannes Georg è diventato Juan Jorge a Montevideo ed ora è stupito del mio interesse per le vecchie fabbriche: ma io sono stupito più di lui nell’accorgermi che il destino post-industriale della provincia americana non è diverso da quello dei distretti italiani: Pittsburgh non assomiglia a New York e neppure a Berlino. Alcune fabbriche restano a sonnecchiare nei sobborghi, coi pennacchi di fumo bianco, altre arrugginiscono come monumenti dimenticati, altre sono in via di demolizione, altre ancora sono state trasformate in contenitori per negozi, in centri commerciali.

DSC06013Un grande parco divertimenti confonde le carte del panorama industriale, con la meccanica degli otto volanti e delle seggiovie sovrapposta a quella degli altoforni, nel medesimo orizzonte. Anche qui l’industria del divertimento sembra l’unica riconversione possibile.Sulla collina di fronte è pronto ad accoglierci un bel ristorante, con un panorama sorprendente sul fiume, fino alle torri di Oakland e di Pittsburgh downtown. Ma non c’è molta gente all’ora del dinner. Il prof. Shepherd parla di tutto con una competenza meticolosa e gioca spesso con le parole e le sfumature di senso, nella traduzione da una lingua all’altra. E’ una di quelle persone che parlano un numero imprecisato di lingue. Con me abbozza qualche frase in italiano e perfino in latino. La sua ironia costante, nell’ambiguità intrinseca di qualunque codice comunicativo, fa intuire la radice della comicità degli Ebrei americani, di cui Woody Allen si è fatto interprete per il grande pubblico. E’ faticoso seguirlo in tutte le sue elucubrazioni funamboliche, dagli errori di Galileo, alla simbologia pagana degli antichi romani, passando per le sottigliezze giuridiche che salvano certi personaggi pubblici in Messico, ma anche in Italia: “Sai di chi parlo, vero?” Yes I do! Sono stato attento, ma devo difendermi ancora una volta da mr. B… Il prof. Shepherd era un personaggio eccezionale, odiato nei dipartimenti specialistici dell’università, perché aveva sempre qualcosa da commentare su tutto. Ora -dice Dave- non è più quello di un tempo: perde qualche colpo… si è un po’ appannato. Ma il suo allievo prediletto continua a frequentarlo di tanto in tanto e a presentarlo agli amici in visita, come un fiore all’occhiello. Non è strano che l’allievo prediletto di un siffatto professore sia diventato sacerdote.

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