Philly – 3

2 agosto, 2013 § 2 commenti

DSC05947Philadelphia si allunga verso il porto, dove c’è ancora qualche traccia del centro antico che si fece interprete della costituzione degli Stati Uniti. Le strade si susseguono parallele, decrescenti dalla trentesima, dov’è la stazione, fino alla prima, che è parallela alle banchine del porto. Lo spazio fra una strada e l’altra è maggiore che a New York ed anche la durata del rosso ai semafori, tanto che non sembra di andar veloci a piedi. Il territorio su cui insiste questa città è più vasto dell’Isola di Manhattan, ed avrebbe avuto le carte in regola per accogliere più gente, ma ha solo un quinto degli abitanti di New York. Pochi giorni bastano appena per farsi un’idea della città e registrare qualche rapida impressione, ma la vita di chi ci abita resta nascosta dietro le quinte dei bei viali che portano ai musei. Potrei provare a raccontare la semplice eleganza delle ragazze longilinee a piedi, di buon passo sotto i grattacieli, e la sollecitudine degli uomini d’affari col viso allungato e la borsa di pelle sotto braccio.

DSC05980Nell’immaginazione cinematografica Philadelphia è la città’ borghese degli uffici e degli avvocati, più tranquilla di New York, ma velata d’ipocrisia. Verso sera la torre storica vuol farsi vedere da lontano, sui viali che corrono verso il porto, e quasi ci riesce, fra i radi palazzi enormi di mattoni. Ma sotto c’è una vita ambigua dalla pelle scura, che cammina con lo sguardo sfuggente e ritarda il rientro a casa. Mi chiedo se da qualche parte queste persone abbiano un posto dove andare: qualcuno forse sì, altri no, e preparano giacigli improvvisati sui marciapiedi. Ma la lucentezza delle vetrine non si lascia scalfire dal ronzio di queste anime in pena. Basterebbe una folata di vento per disperderle tutte, come uno sciame d’insetti finiti per caso in un posto che non è il loro.

wpid-2013-07-30-09.58.32.jpgGiornata di pioggia intensa, fino al tardo pomeriggio. Di mattina ho visto i musei scientifici, affollati di bambini vocianti. Il centro dedicato a Benjamin Franklin, di storico conserva solo l’enorme statua dello scienziato troneggiante all’ingresso: di fatto è diventato un exploratorium, dove i bambini si divertono soprattutto a giocare. Anche il museo di scienze naturali cerca di avvicinare il pubblico dei più giovani attraverso la spettacolarizzazione: non gli è difficile, con quegli enormi scheletri di dinosauro collocati nella sala accanto all’ingresso. Di pomeriggio sono poi entrato nel museo della fondazione Barnes, nella nuova sede inaugurata l’anno scorso. Il Dr.Barnes è un altro sorprendente collezionista di inizio Novecento, che avendo messo insieme una enorme quantità di denaro con la produzione di prodotti farmaceutici, cominciò a comperare quadri a Parigi: soprattutto Renoir, ma anche molti Cezanne, Picasso, Modigliani. Nel suo museo personale i quadri sono disposti come nel salotto di casa, senza un ordine che non sia quello delle simmetrie e degli accostamenti cromatici.

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