Washington DC

1 agosto, 2013 § 1 Commento

DSC05948La stazione dei treni di Philadelphia è molto bella, di un’architettura classica e solenne, monumentale ma genuina nella sua vastità senza retorica. Il biglietto per Washington costa come un Eurostar di prima classe, ma il treno di lamiera luccicante sembra fatto per essere aperto con l’apriscatole. Le partenze sono organizzate come il chek in di un aeroporto: il binario sotterraneo è un luogo di servizio che si apre ai viaggiatori solo quando il treno sta per arrivare. L’alta velocità qui è ancora in progettazione ed i treni corrono sui binari rumorosi del traffico locale. Comunque si viaggia abbastanza velocemente lungo la costa nord-orientale degli Stati Uniti e i passeggeri salgono e scendono nelle stazioni come in Europa. Da Philadelphia a Washington sono meno di due ore, su questi treni per così dire veloci, che qui chiamano Regional, con due fermate intermedie a Wilmington, nel piccolo stato del Delaware, e a Baltimora. Il paesaggio a tratti industriale, a tratti boscoso, approssima una pianura costiera, solcata dalle lunghe baie che risalgono gli estuari dei fiumi provenienti da nord, fratelli minori dell’Hudson e come l’Hudson incerti nel trovare la via d’uscita nell’oceano. Monumentali ponti di ferro intrecciano vie sospese sulle lagune.

2013-07-31 16.33.43Anche la stazione di Washington è monumentale, ma di un gusto più esplicitamente romano, che ricorda l’arco di Costantino. Sono ormai le undici quando arrivo. Prendo subito un taxi per raggiungere la National Gallery of Art. L’ingresso è gratuito, ma le borse vengono ispezionate dalla security. La galleria è monumentale, come tutto a Washington, ed i suoi marmi risplendono di pulizia. Nei cortili interni, chiusi in alto dai lucernai, c’è una giungla di piante esotoche. Nelle sale i soliti paesaggi, le Madonne col bambino (ce ne sono ben tre di Raffaello!) che hanno filtrato in modo selettivo la storia dell’arte europea, lasciando a noi, sugli altari e nei musei italiani, i martiri, le annunciazioni, i marchingegni architettonici delle grottesche. Le didascalie sono scarne al Washington Museum of Art, con appena una attribuzione sommaria ed il nome del collezionista donatore.

DSC05954Manca la ricerca dei passaggi di mano e l’indicazione della collocazione originale. Anche le attribuzioni sono spesso generose. Un paio di quadri di Luca Signorelli sarebbero difficili da attribuire perfino alla sua scuola, con quei tratti grossolani che paiono ridipinture ottocentesche, messe lì per farli assomigliare ancor di più a dei Signorelli. La pittura ferrarese ha un nucleo importante, con il famoso dittico Bentivoglio (ma e’ davvero lo stesso de Roberti di Schifanoia?) e le altre visioni aspre e danzanti dei santi e dei miti. I musei di Washington sono davvero tanti, tutti in fila sul viale giardino che guarda in faccia la cupola simbolo degli Stati Uniti: il Capitolium è la cosa più emozionante che ho visto in questo viaggio. Di pomeriggio, prima di ripartire, ho avuto il tempo di dare un’occhiata al museo dell’aria, con la storia del volo, gli aerei e perfino il modulo lunare dell’Apollo 11.

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