NYC – 3

26 luglio, 2013 § 4 commenti

DSC05665L’Upper east side si distende sui lunghi viali quieti che risalgono a perdita d’occhio verso nord. Gli edifici non più altissimi fanno da sponda senza gli eccessi fragorosi delle torri di cristallo e delle guglie piantate a caso. Il traffico scorre regolare al di là delle vetrine dei pochi ristoranti discreti affacciati sui marciapiedi. E’ questa la Manhattan di Woody Allen. Il Metropolitan Museum of Art è poco lontano. Dalla stazione della subway sono appena tre isolati, verso Central Park. L’orario di apertura giornaliero è di solo sette ore e mezzo. Forse dovrò tornare un’altra volta per vederlo tutto. La fila davanti scorre rapida all’apertura, alle dieci del mattino. Il cielo è grigio, potrebbe piovere già da un po’, ma non fa nulla. Gente di tutte le età corre a frotte nel vialetto che conduce a Central Park, sul retro del museo. L’edificio è enorme, ma visto dall’interno non sembra così monumentale. Le diverse sezioni si incastrano una dentro l’altra, come se ogni forma d’arte antica o moderna fosse una diversa sfaccettatura dello stesso alveare.

DSC05678Vado diritto: sotto la scala principale trovo il medioevo, che gli americani fanno cominciare nel 300 dopo Cristo, con l’arte cristiana. E’ davveri così: la caduta dell’impero romano è una data fittizia. Sono gli oggetti preziosi ad impressionare i visitatori. Alcuni di essi non li ho mai visti prima d’ora ed in un altro contesto li avrei ritenuti dei falsi.  Quello che è raro trovare negli scavi, qui è ammassato a profusione, selezionato dal capriccio estroso dei collezionisti che se li sono passati di mano in mano, per secoli nelle wunderkammern di famiglia, prima di donarli al Metropolitan, in memoria di qualche illustre congiunto scomparso. Mi attardo fra i bronzi smaltati di Limoges che scrivono un romanzo sul medioevo europeo, come se fossero quadri del Caravaggio.

DSC05666Fra le sculture c’è una sorpresa: il Sant’Ellero romagnolo che fu recuperato dal chiostro del suo monastero quando venne distrutto. Appartiene al Fondo Rogers del 1908. Non se la passa male qui, sotto gli occhi del mondo intero, meglio che a Galeata in provincia di Forlì. Dello studiolo intarsiato di Gubbio non riesco a vedere niente, è l’unica stanza inaccessibile, pare che sia under renovation, ma i guardiani non sanno dare spiegazioni. Mi consolo con la pittura americana dell’Ottocento, in cerca anch’io di un rinnovamento spirituale in quel naturalismo dei paesaggi vastissimi. La galleria della pittura europea è il solito museo che fa tornare a casa gli Italiani. L’apparato didascalico è esemplare e rimanda al sito web del museo per gli approfondimenti sulla storia delle acquisizioni.

DSC05676Esausto, alle tre e mezzo mangio un boccone (è questa la traduzione esatta di food!) e ricomincio dall’archeologia. Antichità greche e cipriote: lascio perdere gli altri continenti e mi ritrovo fra la scultura romana quando il museo è ormai in chiusura. Ho appena il tempo di dare un’occhiata alle pitture romane dell’area vesuviana, ricostruite nei loro ambienti, quando il custode si fa avanti e mi allontana in modo brusco. Time out: il MET in un attimo si svuota.

Attraverso il Central Park fino al Lincoln Center dove sono i teatri e la Juillard School. C’e’ un festival estivo all’aperto con il Kronos Quartet che festeggia i quarant’anni di carriera.

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§ 4 risposte a NYC – 3

  • Indiana ha detto:

    Il mio esame di Storia dell’arte medievale iniziava con l’Arco di Costantino, che era pure il tema del corso monografico: primo monumento costruito sul riuso consapevole e simbolico di elementi presi da monumenti preesistenti…
    Stai a vedere che mi farai venir voglia di tornare a NY….. 🙂

  • Vally Colombari ha detto:

    io ho sempre pensato che tante nostre opere d’arte da noi trascurate godrebbero una migliore collocazione nei musei stranieri.

  • paola ha detto:

    Ciao Lorenzo, ho letto, oggi che è sabato e sono/siamo più tranquilli, i tuoi “reportages” su NY anche a Bruno…commento unanime: scrivi meglio di un corrispondente! Continua con le tue descrizioni così precise…
    P.S.: Bruno suggerisce “alle spalle del Flatiron (visto dalla punta/parte stretta) c’è il negozio di arredi “ABC” (non ABC Carpets che sta di fronte) in un palazzo con un’aria “vintage” very very interesting…non fermarti al primo piano, visita tutti i piani compreso quello sotto con bar/ristorante”

  • Antonella ha detto:

    It seems like U just contemplate someone else’s life. Where R your emotions and feelings? Where is the pleasure of being in such a terrific town?

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