NYC – 2

25 luglio, 2013 § 2 commenti

DSC05648I cinesi proliferano anche nel Lower est side, ben oltre i confini di Chinatown, sulle strade che scendono sotto il Manhattan Bridge. Hanno occupato il quartiere delle sparatorie fra bande rivali, dove Sergio Leone ha ambientato le scene più belle di “C’era una volta in America”. Qualche sinagoga spunta ancora fra i tetti e si vedono anche i versetti di una bibbia incisi in alto, nella facciata monumentale di un palazzo, ma attorno pullula un’altra vita che ha gli occhi a mandorla. Gli ebrei osservanti hanno colonizzato altri quartieri lontano da Manhattan, ma qualcuno di loro sta ancora nel Diamond District o attorno alla sinagoga centrale a Midtown. Vestiti di nero, giovani e vecchi, indossano un cappello alto ed hanno i riccioli lunghi fin sulle guance bianchissime. Chiudono i loro negozi di venerdi pomeriggio ed anche di sabato, tutto il giorno, noncuranti dello shopping del sabato. 

DSC05610Nel Sohotel dove risiedo a Broome Street, le camere sono piccole ed il mio letto queen size accoglierebbe a fatica un’altra persona. L’ambiente è trendy, anche se lillipuziano. Le scale fino al terzo piano sono rampe ripidissime, ma c’è sempre un caffè pronto –for free– da sorseggiare su un divanetto zebrato a metà strada. Alle pareti stanno appesi fogli puliti che chiedono scusa per i lavori in corso. “We are under renovation” è una scritta che potrebbe diventare il simbolo di tutta New York. La città intera è “under renovation” da sempre: un impianto urbano a cui aggiungi e togli pezzi che si agganciano alle strade diritte, alla rete elettrica ed all’antincendio in un gioco di incastri. L’urbanistica mette regole ferree alle due dimensioni orizzontali, mentre la terza -quella verticale- è libera di rincorrere le più astratte bizzarrie. Sotto le Avenues, le linee ferroviarie della metropolitana rispecchiano l’ordine rettilineo della città sovrastante, senza colori e senza insegne luminose in superficie. Gli ingressi non si fanno notare ed è facile smarrirli, come le scale strette di un banale bagno pubblico sotterraneo.

DSC05628New York accelera la dinamica del rinnovamento urbano e sfida l’occhio di chi la osserva ad inventare un nuovo denominatore comune, per darle coerenza, al di là del gioco costruttivo che ingigantisce i volumi e mette in ridicolo le proporzioni di quello che c’era prima. I grattacieli coi pinnacoli art deco hanno figli ciclopici coi vetri di cristallo che divorano la scena. Manca uno stile dove l’occhio possa riposare. I centri con una storia secolare mantengono il loro stile di riferimento pur col mutare delle mode. New York si comporta diversamente, o forse si è comportata diversamente fino ad ora. L’unico stile che c’è, è nel superamento di quello che c’era prima, a colpi di baionette piantate contro il cielo e contro la visione classica della città col centro in piazza. Inutile cercare una sintesi nello “stile degli stili”. D’altro canto la proporzione delle proporzioni potrebbe essere solo un gioco di parole…

(Mattinata al MOMA, superaffollato, con metà dell’arte contemporanea dei libri scolastici: una sorpresa la sezione fotografica ed anche quella dedicata al design dei videogames. Prima del MOMA,  giro attorno al Rockfeller center, fino a Radio City ed alla Cattedrale di St. Patrick, che ha le guglie sovrastate dai grattacieli).

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