La scuola è finita (ma ricomincerà)

29 giugno, 2013 § 1 Commento

La scuola è finita, ma proprio oggi sono entrato definitivamente nella scuola, nel giorno dei Santi Pietro e Paolo, con l’ultimo esame al termine del primo anno di ruolo: insieme a me, altre quattro persone hanno messo la parola fine ad una lunga corsa ad ostacoli, fatta di prove, documenti in molteplice copia, tesi tese e tesine più rilassanti, conquistando l’agognato ruolo…  finché morte non ci separi -bisognerebbe dire- essendo l’età pensionabile sempre più lontana. Resto fiducioso in attesa della prossima perdurante crisi del settore, onde godere in anticipo del trattamento previdenziale, sotto forma di cassa integrazione o di mobilità. Ma forse questa volta funzionerà diversamente. Non mi dilungo: ho solo aggiunto qui di seguito un altro pezzo della relazione finale, l’ultimo, lo prometto…

I progetti e le sperimentazioni originali appassionano i ragazzi, perchè rappresentano un’interruzione dei compiti routinari dello studio e degli esercizi sul quaderno. E’ giusto farli, se permettono di riflettere in modo creativo sulle materie di studio. Tuttavia la scuola non può ridursi solo a questo. L’insegnante non deve diventare uno show man, nè i ragazzi possono adagiarsi nel ruolo di spettatori, anche se il dominio della televisione spinge in quella direzione. Tanto meno si dovrebbe cedere alla richiesta di alleggerire il programma, sotto il ricatto di una condotta rumorosa da parte della classe. Nella scuola media resta centrale l’apprendimento, anche mnemonico, la ripetizione di procedure, la soluzione di esercizi graduati via via più complessi con cui i pre-adolescenti imparano ad organizzare non solo il ragionamento logico, ma anche l’atteggiamento nei confronti della vita. Vi sono competenze specifiche da coltivare in ciascuna età, che vanno come “cablate” nei cervelli in via di sviluppo. Pensiamo alle competenze delle lingue straniere. Chi è poliglotta, lo è diventato per immersione in un ambiente dove si parlavano più lingue, nei primi anni di vita, senza aspettare le tre ore settimanali di inglese delle scuole medie. Anche per le materie di ambito logico scientifico dovremmo trarre indicazioni dallo studio delle lingue. La matematica è un linguaggio e lo è anche l’informatica, coi suoi ambienti di sviluppo multimediali. Potremmo affiancare questi linguaggi l’uno all’altro e sviluppare nei nostri allievi competenze da “poliglotti”. C’è posto anche per questo nella scuola pubblica italiana? Le proposte sono molte, ma spesso superficiali. Con la complicità dei libri di testo, i ragazzi vengono talvolta addestrati a recitare nozioni complesse, che non sono funzionali alla costruzione di reali competenze, ma servono a compiacere gli adulti, insegnanti o genitori, fin dalle scuole elementari.

Forse sono caduto anch’io nello stesso errore, parlando di termodinamica in prima media. Qualche insegnante di fisica del liceo potrebbe criticarmi, così come io tendo a rimproverare le maestre che trascurano le tabelline e dedicano molto tempo ad approfondimenti come la fotosintesi, fornendo anche nozioni di biochimica. Non basta essere apprezzati dai propri studenti per aver la garanzia di un buon lavoro svolto. D’altro canto il feedback più significativo, in questi anni cruciali per lo sviluppo delle facoltà cognitive, non è quello del giorno dopo. Le conoscenze strutturate durante la scuola media riaffiorano a distanza di anni. Ragionando di termodinamica, così come di statistica, potrei aver messo un seme che si rivelerà utile per proseguire gli studi, fra qualche anno, quando quelle forme strutturate di pensiero riaffioreranno come una conoscenza istintiva, “cablata” in profondità nella mente dei miei studenti. Oppure potrei soltanto aver sollecitato la fantasia di qualcuno, generando confusione in altri. Ancora non saprei dirlo con certezza. D’altro canto mi sentirei di affermare che gran parte dei disturbi dell’apprendimento, che emergono con prepotenza verso i dodici e tredici anni e con i quali dobbiamo fare i conti nella scuola media, siano l’eredità di un percorso scolastico caotico che è cominciato nella scuola elementare. Molti di questi allievi, segnalati con disturbi cosiddetti misti in seconda ed anche in terza media, avrebbero potuto dare risultati sufficienti, se fossero stati addestrati esclusivamente alle competenze di base, secondo i tempi e le modalità di una scuola tradizionale. Non bisogna cadere nella trappola di una scuola che, per offrire “di più”, dimentica l’essenziale. Quando insegno matematica, cerco di tenermi il più vicino possibile ad un metodo di lavoro che sia di addestramento, con livelli graduali di difficoltà, proponendo il giusto numero di ripetizioni, anche semplici, che garantiscano l’assimilazione dei concetti ad un livello utile per strutturare il pensiero degli adolescenti.

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§ Una risposta a La scuola è finita (ma ricomincerà)

  • Paolo ha detto:

    adesso che la scuola è finita si sente una certa latitanza tra i commenti. quei commenti così profondi ed esuberanti, segno di una animo sensibile e inquieto. come solo certi alunni sanno essere.

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