Brucia la città

5 marzo, 2013 § 10 commenti

Quando arriva la bella stagione, a scuola potremmo cambiare nome e farci chiamare tour operator. Le gite scolastiche incombono sempre a primavera. Nonostante la crisi abbia ridotto i budget familiari, gli insegnanti fanno a gara fra una scuola e l’altra, a chi ne organizza di più, più lunghe e più lontano. Dopo lo slancio generoso di proposte, occorre riempire tutto il tempo a disposizione. In tre giorni a Napoli e dintorni, l’horror vacui di mezza giornata senza impegni è il peggiore degli incubi. Mi avevano chiesto qualche idea interessante da affiancare al solito Vesuvio ed agli scavi archeologici di Pompei. Dal cilindro avevo estratto una novità: la città della scienza, dove avremmo potuto trascorrere mezza giornata costruttiva, al posto dell’incerto girovagare per le strade partenopee. Sarebbe stata la prima volta anche per me e non volevo perdere un’occasione che poteva essere l’ultima. Voci affidabili parlavano di una pesante crisi della città della scienza, con gli stipendi in ritardo di mesi.

Saremmo dovuti andare là la prossima settimana, con due delle nostre terze, ma abbiamo portato sfortuna. E’ un segno del destino: senza esagerare, possiamo almeno dire che è un segno dei tempi… gli anni novanta sono finiti da un pezzo. La dismissione dell’Italsider, narrata con tanto affetto da Ermanno Rea, aveva prodotto una piccola rivoluzione culturale nel quartiere operaio di Bagnoli, con la riconversione di una parte dei fabbricati in laboratori didattici, negli spazi dell’ex acciaieria. Una regia criminale ha messo in scena proprio adesso l’ultimo atto della scienza-spettacolo: esistono infiniti modi di esprimere il disordine, per cui è facile distruggere qualcosa, complicato ricostruirlo. E’ una lezione che conoscevamo già, la natura non è equa. E’ troppo facile trasformare il lavoro di una vita nel calore di un incendio. Pur con tutto l’ingegno, il contrario resta impossibile e non c’è bisogno della fiamme per capirlo.

La città della scienza brucia, ma era una città terrena, destinata a finire come tutte le città terrene. Almeno una volta concedetemi un finale mistico: la città della scienza, quella vera, non teme né gli incendi e né la crisi. Non è fatta di laboratori, di effetti speciali, di organizazioni sindacali… è una sensibilità interiore a cui basta una matita, un foglio di carta e la voce di un maestro. E’ poco? E’ tanto? Ditelo voi.

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§ 10 risposte a Brucia la città

  • gigio45 ha detto:

    Organizzazioni con due “z” (fa’ effetto correggere un prof). In ogni caso la scienza è semplice, c’è più scienza in un cerchio disegnato sulla sabbia che in un planetario o in un laboratorio.
    Non a caso, i più grandi scienziati vissero nel passato, e Albert Einstein si salvò per poco, ancora qualche anno e forse sarebbe stato un matematico come un altro.
    Poi ci sono anche leggende, come quella di Newton e la mela, che fanno riflettere su questo.

    Quanto alla Città della Scienza, un’ occasione persa, anche se di scienza ormai c’ era ben poco, quel luogo aveva perso il fascino che lo circondava immagino, carico dell’ odio di chi l’ha incendiato.
    Un dipendente stanco di aspettare uno stipendio che non arrivava o un mafioso (potrei usare un sinonimo, ma almeno su internet tralasciamo l’ omertà), chiunque sia stato aveva cominciato a distruggere quel luogo già da tempo.

    • LoAl ha detto:

      organizazioni… strano che non se ne sia accorta prima mia mamma 😉

      • gigio45 ha detto:

        Vabè, ma l’ articolo è scritto magistralmente, come tutti gli altri sul blog a parte quel piccolo errore ortografico.
        Anche se ancora mi manca il suo libro, uscirà mai? 🙂
        I

  • LoAl ha detto:

    Chissà, forse il prossimo Natale. Restiamo in contatto!

    • gigio45 ha detto:

      Devo confessarle una cosa, diciamo che noi due resteremo in contatto senza problema a scuola, non so se mi spiego.
      Prof.
      Comunque io il suo libro lo devo avere, non so, sarei curioso di leggere tanto di più su di lei, non è il tipo che racconta tutto in classe, è molto bello il suo stile di scrivere e questo è il motivo per cui rimpiango di non averla come professore d’ Italiano.
      Detto questo anche se il prossimo anno non la vedrò più, a meno che non riesca a passare l’ anno, il suo blog sarà anche un modo per conoscerla meglio e sentirci.

      Concludo il tormento un po’ turbato perchè probabilmente lei si aspettava un annoiato cinquantenne dietro alle righe che ho scritto prima, e ora sa che si tratta di uno studente, spero che possa superare lo shock 😉

  • gigio45 ha detto:

    Lei continui a scrivere, e per favore non faccia un libro di fisica se mai ne scriverà uno… potrei impazzire leggendolo 🙂

  • antonio ha detto:

    Ciao Gigio45, sono Antonio, il cugino di Lorenzo. Allora siamo almeno in 2 ad emozionarci leggendo Lorenzo. Io gli ho suggerito di mandare i suoi articoli a qualche quotidiano nazionale…ma non mi ascolta. Ma so il perchè. Il suo è uno spirito libero, molto libero, troppo libero.
    Antonio

  • gigio45 ha detto:

    Ciao, anche secondo me, non penso sia fatto per scrivere su un quotidiano o un settimanale ecc. Non mi stanco di ripetere che dovrebbe provare a scrivere un libro su ciò che pensa in generale, senza focalizzarsi su un argomento preciso.
    Ora che ci rifletto su, probabilmente non sarebbe contento neanche se il suo blog avesse troppi lettori, o meglio, troppi commentatori, forse desidera che un giorno, tra mille anni, il suo blog venga alla luce come una colonna da uno scavo archeologico e qualcuno lo osservi affascinato.
    Ciao!

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