Einstein aveva ragione?

24 marzo, 2013 § 1 Commento

I quartetti  di Brahms sono perfetti per la pioggia di marzo, voce dell’inverno che non se ne vuole andare, come la stagione fredda del mare del nord che si insinua nel cuore della primavera. Li ascoltavo sul piatto del giradischi nei pomeriggi di pioggia, quando il primo anno di Liceo non finiva mai e la primavera si allontanava sempre più avanti verso l’estate, con discrezione, e mi lasciava tutto il tempo per studiare. Qualche movimento del primo quartetto di Brahms l’ha ascoltato anche Pietro Greco, ieri sera, piano piano come sottofondo, mentre salivamo con la mia automobile verso il solito ristorante in collina sulla strada delle Caminate. Faceva freddo e non c’era un accenno di primavera nelle gemme degli alberi.

Pietro Greco ha scritto molti saggi su Albert Einstein, che sente vicino sé per vari motivi, anche per un fatto anagrafico, essendo nato due giorni dopo la morte di Albert Einstein nell’aprile 1955. Einstein aveva ragione è il titolo del libro che abbiamo presentato sabato, dove la vita dello scienziato si intreccia con la storia mondiale della prima metà del Novecento: piena di sorprese e di spunti interessanti. Ma a uscirne sconfitta è l’idea d’Europa, bocciata senza appello perfino da Einstein che non ci mette più piede negli ultimi vent’anni della sua vita trascorsi per intero sull’altra sponda dell’oceano. Dopo aver suggerito prospettive unitarie di sviluppo per il continente europeo, prima e dopo la grande guerra, Einstein si ritira davanti alla vittoria delle masse stupide che aprono la strada ai peggiori nazionalismi.

La Germania del 1932 potrebbe servire da valido promemoria. Cambiando nomi e date, sembrerebbe uno schema della nostra attualità: le elezioni del 1932 hanno visto i nazionalsocialisti perdere voti e seggi, ma confermarsi primi. Senza di loro non c’è maggioranza nel parlamento. In attesa di andare a nuove elezioni, l’anziano presidente von Hindenburg convoca il capo del partito nazionalsocialista e gli conferisce l’incarico di formare un governo di coalizione. Le elezioni successive del 5 marzo non segnano affatto il trionfo che Hitler si attendeva. Il partito del cancelliere ottiene il 43,9%, ma può proporsi alla guida con appena 16 seggi in più delle opposizioni, con l’appoggio del partito nazionalista.   E la chiamavano  d e m o c r a z i a.

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Equinozi

21 marzo, 2013 § 3 commenti

Il 21 Marzo doveva essere l’equinozio di primavera, ma il calendario del terzo millennio l’ha anticipato un po’: colpa dell’aggiustamento che fa bisestili gli anni secolari divisibili per quattrocento. Così quest’anno è arrivato il 20 Marzo alle ore 11.04 e anticiperà ancora, fino al prossimo anno bisestile, tanto che nel 2015 accadrà il 19, poco prima di mezzanotte. Sara un equinozio di San Giuseppe da festeggiare coi fuochi nei campi al tramonto. Di equinozi al 19 Marzo ce ne saranno altri prima del prossimo anno secolare: l’aveva fatto notare qualche giorno fa, con molta delicatezza e balbettando un po’, il vecchio astrofilo volontario con la barba bianca in visita nella nostra scuola, che ha parlato di stelle e di calendari ai ragazzi di terza media.

Ha detto d’essersi laureato in fisica anche lui, ma molto prima di me, e di aver avuto come compagni di corso due nomi blasonati che io ebbi come insegnanti un po’ di anni dopo: si chiamavano Turchetti e Mainardi ed erano i più bravi, entrambi laureati in corso a pieni voti. Lui non era così, faticava in analisi matematica, aveva dovuto ripetere molte volte l’esame. Ma è ancora amico di Turchetti e di Mainardi che va a trovare di tanto in tanto.  Io che li ricordo come insegnanti, non vado di certo a cercarli. Non mi parevano così bravi. Di certo erano un po’ fuori di testa, ma in modo diverso l’uno dall’altro, forse esauriti dai compiti accademici. Erano altri tempi, quando chi era considerato bravo restava ad insegnare nella stessa università che l’aveva visto crescere. Altri tempi: i più bravi fra i miei compagni di corso sono andati molto lontano, a fare altro. All’università è rimasto chi era molto tenace, non necessariamente il più brillante.

Ma quando rivedo i miei colleghi del corso di Fisica, è come se il tempo fosse rimasto fermo ad aspettarci per la continuazione. Come un gesto di vent’anni fa, Maddalena mi ha regalato Stoner, il romanzo di John di Williams, in una Milano che dopotutto non riesco a detestare. Dall’Università sono fuggito in tempo per conservarne almeno un buon ricordo. Se non ne fossi già stato convinto, Stoner mi avrebbe fatto capire.

Dicerie d’autore

17 marzo, 2013 § 5 commenti

Il nuovo Papa ha fatto voto di povertà, almeno nel nome, ed ha ringraziato i giornalisti che l’assediavano. Ha pregato per loro come faceva San Francesco per frate focu, per sora acqua e per nostra morte corporale da la quale nullu homo vivente può scappare. I mass media ci hanno abituato alle grandi rappresentazioni giornalistiche che scendono come un siparo colorato fra la realtà dei fatti e gli occhi di milioni di persone sintonizzate sullo stesso canale. Nessun personaggio pubblico, tanto meno un papa, può sfuggire alla distorsione delle rappresentazioni giornalistiche.

Mentre prendeva forma l’immagine del nuovo pontefice, mercoledì sera era un rincorrersi di supposizioni. Con quel nome sarebbe potuto essere italiano. Poteva essere giovane, oppure vecchio.  Nella prima immagine apparsa sul web, tutto vestito di bianco sembrava davvero un Papa, come ai tempi di Paolo VI. Ma qualche dettaglio in più riguardo alle sue origini ha destato subito pensieri cupi. Un gesuita argentino poteva aver avuto rapporti con le feroci dittature sudamericane: ecco il dubbio su cui il sipario dell’informazione giornalistica ha potuto tessere le sue trame, sicuro dell’attenzione di milioni di occhi. Michael Moore aveva trovato addirittura una fotografia compromettente, nel cassetto…

L’assedio dei giornalisti è importuno, come dicono nelle fila del movimento 5 stelle, quando ancora manca un’idea chiara di se stessi e se si rifiutano le etichette appiccicate da altri. Il finto cieco sulla sponda opposta, gatto e insieme volpe che ha fatto dell’etichetta la propria sostanza, non teme l’assedio dei giornalisti, anzi lo evoca ad arte e lo padroneggia come farebbe un surfista acrobatico sulle onde. Lui fin dalla culla ha imparato ad emergere attraverso la finzione dei sipari sontuosi calati ad arte fra le miserie private ed i successi pubblici, sostenuti dal pubblico televisivo prima pagante e poi votante. Berlusconi e Grillo stanno agli antipodi per l’uso che fanno dei giornalisti: il primo li guida dove vuole, il secondo ci si scaglia contro. Gli eccessi, dall’una e dall’altra parte, sembrano più efficaci della grigia via di mezzo bersaniana. A un Papa è concesso di essere misericordioso coi giornalisti, a Bersani no. A chi lo contesta gridando “Buffone”, Berlusconi risponde: “vi dovete vergognare” e davanti alle telecamere sembra che abbia ancora ragione.

La fama è un occhio indiscreto che osserva da prospettive eccentriche e confonde quello che siamo. La notorietà è un rischio, ma se proprio dovesse succedere, meglio che arrivi da vecchi piuttosto che da giovani. Quando hai finito di fare, può essere utile una buona rendita.

Brucia la città

5 marzo, 2013 § 10 commenti

Quando arriva la bella stagione, a scuola potremmo cambiare nome e farci chiamare tour operator. Le gite scolastiche incombono sempre a primavera. Nonostante la crisi abbia ridotto i budget familiari, gli insegnanti fanno a gara fra una scuola e l’altra, a chi ne organizza di più, più lunghe e più lontano. Dopo lo slancio generoso di proposte, occorre riempire tutto il tempo a disposizione. In tre giorni a Napoli e dintorni, l’horror vacui di mezza giornata senza impegni è il peggiore degli incubi. Mi avevano chiesto qualche idea interessante da affiancare al solito Vesuvio ed agli scavi archeologici di Pompei. Dal cilindro avevo estratto una novità: la città della scienza, dove avremmo potuto trascorrere mezza giornata costruttiva, al posto dell’incerto girovagare sulle strade partenopee. Sarebbe stata la prima volta anche per me e non volevo perdere un’occasione che poteva essere l’ultima. Voci affidabili parlavano di una pesante crisi della città della scienza, con gli stipendi in ritardo di mesi.

Saremmo dovuti andare là la prossima settimana, con due delle nostre terze, ma abbiamo portato sfortuna. E’ un segno del destino: senza esagerare, possiamo almeno dire che è un segno dei tempi… gli anni novanta sono finiti da un pezzo. La dismissione dell’Italsider, narrata con tanto affetto da Ermanno Rea, aveva prodotto una piccola rivoluzione culturale nel quartiere operaio di Bagnoli, con la riconversione di una parte dei fabbricati in laboratori didattici, negli spazi dell’ex acciaieria. Una regia criminale ha messo in scena proprio adesso l’ultimo atto della scienza-spettacolo: esistono infiniti modi di esprimere il disordine, per cui è facile distruggere qualcosa, complicato ricostruirlo. E’ una lezione che conoscevamo già, la natura non è equa. E’ troppo facile trasformare il lavoro di una vita nel calore di un incendio. Pur con tutto l’ingegno, il contrario resta impossibile e non c’è bisogno della fiamme per capirlo.

La città della scienza brucia, ma era una città terrena, destinata a finire come tutte le città terrene. Almeno una volta concedetemi un finale mistico: la città della scienza, quella vera, non teme né gli incendi e né la crisi. Non è fatta di laboratori, di effetti speciali, di organizazioni sindacali… è una sensibilità interiore a cui basta una matita, un foglio di carta e la voce di un maestro. E’ poco? E’ tanto? Ditelo voi.

L’eleganza di un passo indietro

3 marzo, 2013 § Lascia un commento

L’elicottero bianco in volo su Roma col Papa dimissionario ha rievocato scene da film. Se ne è andato ronzando in alto nel cielo della capitale, come un’ape regina in cerca di un altro alveare. In questi giorni a Roma succedono cose mai viste. Nessuno si affaccia al balcone di Piazza San Pietro e i turisti a Montecitorio sono il triplo di quelli solitamente in fila la prima domenica del mese, quando il parlamento apre le porte al pubblico. Le forze dell’ordine presidiano le strade, le pattuglie della polizia e dei carabinieri sono in tutti gli angoli, come non si erano mai visti negli ultimi trent’anni. C’è poco da scherzare: il sindaco Alemanno è un uomo solo al comando e potrebbe… mandare esercito. 

I risultati delle elezioni hanno scombinato le carte. La vera novità non è più Berlusconi: è una noia sentir dire che ha corrotto anche De Gregorio. Con tutto quello che aveva già combinato, che ha fatto di veramente nuovo? Dopo la maratona galvanizzante di lunedi 25 febbraio, non sappiamo ancora cosa aspettarci dalle facce spettinate di Grillo e Casaleggio che, nonostante gli anni, hanno un format giovanilistico da eterna domenica con le scarpe di gomma, nel disordine di casa. Sulla nave che affonda, capitan Bersani non farà la parte di Schettino. Per andare a fondo non gli basta l’equipaggio elettorale del PD: vorrebbe imbarcare anche qualche astro nascente. Non tanti, solo quattro, Cinquestelle.

E il giaguaro? Fra Berlusconi, Bersani e Grillo è un frullo di proposte indecenti e di abbracci mortali: sono gli incubi di una notte di fine inverno. Se un governo di minoranza non piace al presidente della repubblica, potrebbero offrirgli un governo di minorati. Ci sarebbe l’imbarazzo della scelta e non sarebbe una scelta civica. A proposito, che fine ha fatto il professor Monti? Tranquilli. Finché non si metteranno daccordo non ci saranno brutte sorprese. Il prossimo governo non si insedierà a Palazzo Chigi… Lo insidierà.

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