La “stanza intelligente” a Palazzo Valentini

6 gennaio, 2013 § 1 Commento

Il sito di recensioni turistiche Trip advisor è una referenza sbandierata con adesivi in vetrina nei ristoranti e nei musei di tutto il mondo, anche in Italia, anche a Roma, dove l’abitudine di recensire i siti turistici ha una tradizione antichissima, fin dai tempi dei viandanti pellegrini che annotavano sui taccuini le Mirabilia Urbis Romae. Fra i siti consigliati da Trip Advisor, al primo posto c’è la chiesa di San Luigi dei Francesi, per la fama dei quadri del Caravaggio con le storie di San Matteo, visibili gratuitamente. Dovendo mettere in fila quello che c’è da vedere a Roma, è difficile stabilire un ordine, ma a giudicare dal flusso turistico dominante, ai primi posti dovrebbero stare il Colosseo e la Basilica di San Pietro. Trip Advisor è un esempio di stanza intelligente, per dirla con David Weinberger, autore del citatissimo saggio Too big to know, che indaga gli esiti sorprendenti dell’intelligenza diffusa sul web. Il depositario dell’esperienza non è più un soggetto con nome e cognome, ma è la stanza virtuale in cui avviene la discussione, nel web, dove i giudizi di più interlocutori convergono, si sedimentano ed originano un giudizio d’insieme, che dovrebbe esprimere qualcosa in più della somma dei singoli giudizi, una forma di intelligenza collettiva che va oltre l’intelligenza personale. Allora vale la pena scorrere altri pareri di Trip Advisor a Roma, per vedere cosa suggerisce l’intelligenza collettiva del web al turista connesso in rete. Al secondo posto, con oltre cinquecento recensioni, compaiono le domus romane di Palazzo Valentini, che Trip Advisor giudica più interessante del Colosseo e dei Musei Vaticani, di Piazza di Spagna e di Piazza Navona. Una novità assoluta: ne avevo sentito parlare ed avevo già pensato di andarle a vedere, su suggerimento dell’intelligenza umana del professor Casini, ben prima di scoprire Trip Advisor. Palazzo Valentini è il palazzo della Provincia di Roma, che ha il retro affacciato sulla colonna Traiana, proprio in centro, a due passi da Piazza Venezia. Il biglietto occorre prenotarlo con qualche ora di anticipo, perché le visite nei sotterranei sono a numero chiuso, accompagnate da giovani inservienti con l’aria da hostess. Roma sotterranea abbonda di cunicoli e cantine affrescate, con il rumore di acque sotterranee ed il ricordo dei passi che hanno calpestato e ricalpestato quei suoli, prima che diventassero sottosuoli. I ricordi di altri sotterranei di Roma, la Domus Aurea, le case del Celio, San Clemente, fanno pregustare le meraviglie di un sito che si preannuncia analogo, nella trepida attesa dell’ora prenotata per la visita. I pavimenti dello scivolo in discesa sono ricoperti da lastre di cristallo, che fanno galleggiare i passi sulle rampe di mattoni, giù fino in cantina.

Nella prima sala dei sotterranei cinquecenteschi comincia lo spettacolo. La luce si spegne e nel buio pesto di un sito archeologico divenuto sala da proiezione compare la voce di Piero Angela, con gli stacchi sonori di Superquark. L’hostess ha il compito di indicare le vie di fuga, in caso di incidente, e lascia il pubblico in ostaggio della voce narrante artificiale. I proiettori guidano lo sguardo dei visitatori, a comando, a dorso della narrazione immaginifica del grande vecchio monopolista della cultura televisiva. Chi ha il gusto anarchico dell’esplorazione deve cedere le armi e convincersi d’essere solo una comparsa nella messinscena di una recita virtuale, come in certa fantascienza di Orwell e di Aldous Huxley. Ficcare il naso dove capita, o solo attardarsi su un particolare oltre il tempo concesso dal proiettore che lo illumina, qui è socialmente scorretto, è come alzarsi in piedi al cinema a metà del primo tempo. La messainscena, dopotutto, affascina. Siamo dentro gli effetti speciali di un documentario. Linee immaginarie fatte di luce completano le tracce delle antiche strutture e ricreano gli ambienti, così come sarebbero potuti essere, accompagnati dalla voce angelica, che dà ragguagli sulle tecniche costruttive della tarda romanità. Chissà se erano fatte proprio così, queste case, come le raccontano le immagini ricostruttive. Non c’è il tempo per guardare in autonomia. Quello che è rimasto è secondario rispetto alla cornice di effetti multimediali che sono i veri protagonisti di questo scavo, dove emergono alcuni pavimenti frammentari, senza muri antichi in alzato oltre le fondazioni, e senza affreschi, ben poca cosa nel centro di Roma antica. Il mio giudizio è controverso ma lascia spazio alla discussione. E’ lecito valorizzare in questo modo uno scavo archeologico, per farne un’attrazione turistica mascherata con intenti didattici? Trip Advisor viene a dirci che tutta questa messinscena è più attraente della Domus Aurea… Nella Domus Aurea le volte antiche non sono simulate e le sale sono dipinte per davvero, tuttavia l’intelligenza virtuale preferisce la realtà virtuale, potrebbe essere una questione di affinità elettive, ma temo di peggio. I turisti sono spettatori abituali dei format televisivi. Nella massa dei giudizi, il baricentro culturale di Trip Advisor è più spostato verso la TV, che forma la consapevolezza e fa stare meglio chi si adegua a quel linguaggio. Nella stanza intelligente di Trip Advisor un certo numero di persone parla ad altri, che sono sufficienti per riempire le visite quotidiane di un museo-attrazione da 10 € a biglietto. Gli addetti ai lavori nelle loro soprintendenze archeologiche fanno e disfano e discutono su come deve essere un museo moderno. Di certo il museo-attrazione funziona, come i parchi tematici, come il multimediale spalmato nell’attività didattica, in sostituzione dell’insegnante senza voce. Quando mettiamo in gioco certi effetti speciali, nei musei così come a scuola, occorre chiarire di quale cultura stiamo parlando. E’ una mistificazione illuderci che queste forme di intrattenimento siano la via maestra della conoscenza. Salire su una ruota panoramica non è come scalare una montagna. Nessuna autorità impone d’ufficio certi percorsi turistici o culturali, ma la stanza intelligente di David Weinberger, così bene rappresentata da Trip Advisor, sta diventando un’autorità impersonale, sensibile alle novità di moda, al godimento dell’effimero, a cui il sentire comune (modellato da lunghi anni di monopolio televisivo) assegna la patente di cultura. L’autorità personale degli esperti, surclassata dalla stanza intelligente, ha rinunciato al suo ruolo: non traccia più mappe della conoscenza, non ha il coraggio di fare ordine e distinguere la cultura da quello che non potrà mai essere cultura. La stanza intelligente basta a se stessa, ma è una bolla che bisogna imparare ad osservare da fuori, per non lasciarsi plagiare dalla dittatura effimera dell’intrattenimento. Là fuori, al di là della vegetazione lussureggiante delle informazioni virtuali, potrebbe nascondersi ancora qualche maestro.

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§ Una risposta a La “stanza intelligente” a Palazzo Valentini

  • Indiana ha detto:

    Senza contare che ormai il marketing si basa sulla manipolazione anche di quelli che sembrano mezzi di condivisione democratici, come può essere un Trip advisor. Non ho letto Weiberger, (me lo procurerò) ma è notorio che per promuovere qualcosa su internet basta creare qualche identità fittizia e utilizzarla per fingere consensi, che innescano e trascinano quelli spontanei…

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