Alla ricerca dell’Europa perduta

4 novembre, 2012 § Lascia un commento

Le feste dei Santi sono il giro di boa dell’autunno, che diventa ventoso col cielo mosso sotto gli ultimi colpi di scirocco della stagione, prima del freddo vero. Il bilancio del primo mese e mezzo di scuola è diverso da quello degli altri anni. Rimanere nello stesso posto -sul mare a quattro chilometri da casa- con una sola classe nuova e le altre due che proseguono il programma dell’anno scorso, è di gran lunga più agevole che ricominciare da capo in un’altra sede. La scuola dei professori di ruolo funziona decisamente meglio, in modo del tutto diverso da quella dei precari. Ora che il mestiere dell’insegnante ce l’ho in tasca, vorrei ricominciare a pensare ad altro, a nuovi orizzonti di una vita differente. Ma poi vedo che gli anni alle spalle sono in crescita vertiginosa e mi sembra di non avere più molto tempo da mettere in cose lontane, al di fuori di me. Eppure la quiete del mio nuovo mestiere è già movimentata dalle proteste contro i tagli alla scuola, che a me ricordano gli anni di crisi industriale, coi sindacati che si spartiscono i pezzi di un’Italia in dismissione. Potrei cominciare la narrazione del declino scolastico, dopo quella del declino industriale. E’ il mio karma -quello del narratore di declini- che mi trattiene in Italia, senza cercare più un altrove lontano.  Me lo immaginavo, anche la scuola sarebbe finita così: “andare a fondo” è il destino dell’Italia di oggi, con tanti affondatori impegnati a dirigere questa impresa dissennata, nel settore privato così come in quello pubblico. Eppure entrando a scuola, un paio d’anni fa, mi ero lasciato convincere che non sarebbe andata così.  La vitalità dei ragazzi, l’energia furiosa di certuni, mi avevano convinto del contrario. La scuola dopotutto non era una vecchia fabbrica in dismissione, il rinnovamento ci sarebbe stato…

Quest’anno le feste dei Santi unite alla domenica agevolano gli spostamenti e le vacanze popolari nelle città d’arte. Per fortuna c’è tanta gente in giro, così dicono i turisti dell’economia. A Firenze è cominciato ieri il grande convegno biennale dedicato all’economia del turismo culturale, un momumento alla celebrità del giovane sindaco che vorrebbe dare un’opportunità all’Italia intera. Ma i blocchi giganteschi di marmo bianco e grigio, firmati da Mimmo Paladino, trasformano Piazza Santa Croce in una cava della Lunigiana e sono un monumento effimero, un divertimento fuori luogo e stonato in questa crisi strutturale della quotidianità. La mostra dedicata agli anni ’30 a Palazzo Strozzi offre un momento di pace per gli occhi, anche se le opere di committenza pubblica, quelle più monumentali, non sono in evidenza. Su quegli anni pesa ancora l’ideologia, nel bene e nel male. L’ultimo scorcio della stagione tiepida, sotto i riflessi rossi e violacei del pomeriggio, ha più senso nei percorsi tortuosi dell’appennino, anzichè nelle fiere turistiche delle città d’arte. Fin dal mattino sento il richiamo dei profili aguzzi del Montefeltro all’orizzonte. Quando mi affaccio sugli orti dietro casa, mi vien voglia di partire all’improvviso da quella parte, come se là ci fosse l’inizio di una nuova storia, non solo mia, ma del mondo intero…

Alla Ricerca dell’Europa Perduta è il libro che abbiamo presentato una settimana fa, un titolo suggestivo messo lì apposta per intrappolare il lettore in una discussione non proprio facile, che evidenzia le radici comuni della scienza moderna e dell’identità europea, attraverso alcuni scritti del filosofo Francesco Barone, scomparso da una decina d’anni e amico di Forlì. Confezionare quel libro, pubblicato dall’editore Foschi, è stato un bell’impegno che mi ha trattenuto a casa a impaginare e a correggere bozze durante l’Estate. Per farlo, mi sono lasciato trascinare ancora una volta dall’entusiamo di un giovane settantenne, Igino Zavatti. Diciamo che il futuro dell’Europa è condizionato dal successo della cultura scientifica, prima ancora che da questioni economiche e sociali. Crediamoci, ci farà bene.

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