Un Profumo nauseante

21 ottobre, 2012 § 2 commenti

Da un po’ di settimane a scuola c’è un Profumo nauseante. Non basta arieggiare le aule prima dell’inizio delle lezioni. E’ un Profumo appiccicoso che impregna gli arredi scolastici e riempie di disgusto la bocca. Con le finestre chiuse suscita perfino conati. Chi è precario è più sensibile agli effluvi, ma tutti mostrano segni di nausea, tanto più se sono anziani e prossimi alla pensione che non arriva. Questo Profumo è persistente… è il gas di scarico del governo tecnico e per cancellarlo servirebbe un deodorante adeguato. Ne stiamo provando di diversi tipi. Sulle etichette c’è scritto CGIL, CISL, UIL, ma non sono molto efficaci: aggiungono un odore diverso, ma quel che c’è sotto rimane insopportabile.

Il Profumo nasconde un disegno di legge formulato nel caldo dell’estate, che innalza d’ufficio le ore di lezione da 18 a 24 a parità di stipendio. E’ l’Europa a chiedercelo, questa povera Europa tirata in ballo come Gesù Bambino nei santini degli zingari che chiedono la carità. Che strane richieste si è messa a fare l’Europa: aumentare l’orario di lavoro pro-capite senza aumentare il monte ore complessivo significa ridurre, oltre alla paga oraria, anche il numero di insegnanti, tagliati fra quelli giovani e precari. All’opinione pubblica sembrerà di guadagnarci, ma per continuare a mangiare non basta diluire sempre la stessa minestra. Sarà felice il nano del circo Brunetta, con tutto quello che in questi anni è andato a blaterare contro il pubblico impiego, dal basso della sua funzione pubblica. I trentamila precari della scuola, prevalentemente donne, sapranno senz’altro ricollocarsi da soli in questa Italia liberista che perde i pezzi. Potrebbero strappare una fetta di mercato alle bariste rumene e alle badanti polacche. Le insegnanti più giovani e avvenenti potrebbero spingersi più in là, in quel mercato innominabile presieduto da Russe e Moldave. Sulle pari opportunità non c’è che dire, esiste addirittura un ministero. Credevamo che il governo tecnico sapesse aggiustare il motore della scuola, come quello della sanità e delle infrastrutture per la crescita. Ci sbagliavamo. Fossero stati i tecnici di un’officina, avrebbero già chiuso bottega, fra gli insulti dei clienti e le cause di risarcimento danni.

Ma i deliri di questo governo si fanno scudo col patto di stabilità, nel nome dell’Europa. Con l’Europa tenuta in ostaggio dai potentati locali, gli abitanti delle periferie devono pagare ogni giorno una cauzione sempre più alta, nella speranza di liberare quell’idea di Europa su cui sono state fondate le prospettive di sviluppo dell’intero continente. Il gioco è tutto qui. I gruppi di potere diventano sempre più forti a spese dei cittadini blanditi in nome di un’Europa che rimane sullo sfondo, come una madonna a cui non resta che piangere. Era questa l’idea dei padri fondatori che avevano mosso i primi passi verso l’unificazione del continente?  No di certo. I loro successori – questi figli affondatori – svuotano il continente per riempire le proprie tasche. Il premio nobel per la pace dato all’Europa ha certamente un senso, perché sono più di sessant’anni che il vecchio continente è estraneo a guerre sanguinose. Qualcosa di simile non era mai successo nella storia precedente. Per questo sono da ringraziare gli equilibri diplomatici delle nuove istituzioni comunitarie, ma in primo luogo è da ringraziare la crescita straordinaria degli anni successivi alla seconda guerra mondiale, che ha redistribuito le ricchezze attenuando le differenze fra i cittadini. I figli affondatori adesso dicono di difendere la stessa Europa, mentre scavano fossati fra stato e stato e, all’interno dello stessa nazione, fra vicini di casa, costringendo qualcuno a lavorare il doppio e qualcun altro a sopravvivere di sussidi. Quella di domani sarà l’Europa delle differenze e i suoi cittadini saranno costretti a pagare sempre di più (ma fino a che punto?) per condividere la stessa moneta. Il governo dei tecnici apre la strada ai peggiori populismi, a cui sarà sempre più difficile dare torto. Se anche comparissero all’orizzonte nuovi padri fondatori dell’Europa, verrebbero sterminati all’istante, coi giochi al massacro della cattiva politica e con le spartizioni clientelari. Che i ministri della Repubblica avessero in spregio le istituzioni, era risaputo fin dagli anni del governo Berlusconi. Ma che il conto della cattiva politica dovesse essere pagato dai più poveri, in nome dell’Europa, era ancora da dimostrare.

Ci sarà sempre un mediocre Profumo disposto a coprire con un ghigno il vuoto di questa politica di contrabbando che avvelena la nazione. E’ delittuoso invocare il principio di sussidiarietà per scaricare i conflitti al piano di sotto, in una guerra fra poveri. E’ troppo facile diventare ministro per un uomo di paglia. Ma questo è il tempo che ci tocca vivere – quello dei figli affondatori – che tengono in ostaggio l’Europa intera con l’incenso dei padri traditi. Siamo ostaggi e non possiamo ribellarci. Però possiamo dire come stanno le cose, senza sconti per nessuno.

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