Promemoria di un democratico pentito

12 ottobre, 2012 § 5 commenti

Due mesi fa anche a Cervia era estate e il lunedì prima di ferragosto Matteo Renzi appare in spiaggia al “Bagno Ulisse” all’ora dell’aperitivo, per presentare il suo programma democratico, fra distinti signori in costume da bagno che bevono birra ai tavoli del bar e signore col pareo ai fianchi che rientrano dalla spiaggia. Comizio o conferenza stampa, sono definizioni superate. Ora la presentazione del nuovo leader ha il tono accattivante di uno spettacolo di cabaret, con battute ad effetto che strappano prima il sorriso e poi l’applauso. Nello stile di Renzi c’è l’eco di Benigni e del cinema di Francesco Nuti. Mi diverto anch’io ad ascoltarlo mentre lui si agita al microfono, con i jeans e la camicia bianca risvoltata fino ai gomiti, su un palco improvvisato sotto gli ombrelloni del bar. Liberare le energie vitali degli Italiani (se ancora ce ne sono) è un imperativo categorico condivisibilissimo. Fra il pubblico vedo molti notabili locali, di destra e di sinistra, ma mancano i pezzi da novanta dell’establishment democratico cervese, a cominiciare dal sindaco Roberto Zoffoli: eppure dovrebbero appartenere tutti allo stesso partito di Matteo Renzi. Sarà il caldo, ma le mie osservazioni cadono nel vuoto.

Ricordo cinque anni fa, quando anche da noi nacque il PD, tenuto a battesimo nella sala del “partito” che a Cervia conserva la sede, la struttura e le tessere dei tempi di Togliatti e di Berlinguer. L’avvicinamento fra comunisti, democristiani e repubblicani, aveva l’ambizione di rinnovare la politica in un clima post-ideologico. Non avevo mai avuto il coraggio di entrare nella sede del partito comunista (e neppure in quella dei democristiani), ma da quando era diventata la sede del PD, quella sala apparteneva anche a me. Poi ci furono le primarie, nell’autunno del 2007, che diedero spazio a Walter Veltroni, l’uomo del “si può fare” e del “ma anche”, che andava in TV a presentare i suoi romanzi e prospettava un’economia sostenibile schiccosissima, fatta di oli d’oliva pregiati e di vini d’autore, per chi se li poteva permettere. Ricordo bene i seggi di quelle primarie, di cui ero scrutatore, la lodevole cura dei militanti ex-comunisti con gli occhiali, ripiegati come ragionieri sulle schede nel computo del vincitore. Veltroni venne cacciato un anno dopo, o poco più, in circostanze misteriose. Dichiarò d’essere stato vittima di una strategia di isolamento, qualcosa di terribile, che non avrebbe augurato al suo peggior nemico. Lo sostituì il suo vice, Dario Franceschini, che in un attimo si tolse di dosso l’aria del sacrestano di provincia, imponendosi con una grinta insospettata. Ma il conclave del centralismo democratico, ribattezzato “primarie del PD”, aveva in serbo un altro papa per il futuro del partito, Pierluigi Bersani, a sostegno degli affari post-ideologizzati delle cooperative ex-comuniste. Durante le primarie del 2009 c’era già puzza di bruciato, io ero ancora iscritto al PD ma non più scrutatore di seggio. Il collegio di Pinarella-Tagliata portò a Bersani l’ottantacinque per cento delle preferenze, da fare invidia a Vladimir Putin. Ai due sfidanti sconsolati restarono le briciole.

Qualche giorno prima avevo partecipato ad una discussione dove mi ero iscritto a parlare, nella sede della circoscrizione di Pinarella-Tagliata. Il mio discorso era candido, di una semplicità disarmante. Nella nuova logica maggioritaria, l’importante era vincere. Mi logorava l’idea di un partito destinato a perdere: perché avrei dovuto sostenere ad oltranza un partito che non riesce mai a tradurre in fatti le belle parole della politica? Inutile aggiungere che il consenso maggioritario va cercato al centro del corpo elettorale, non tra i vecchi militanti del PCI trasportati a forza di braccia dentro le cabine elettorali delle primarie del PD. Mi fecero i complimenti, il mio discorso era accattivante, anche se ero solo un ospite di contorno, che dava lustro al nome del nuovo partito. Il mio accenno alla vocazione maggioritaria era fuori posto, contro la tradizione gregaria di una sinistra che nei decenni si era sempre arricchita a livello di clan, con le spartizioni, lasciando ad altri lo scettro (e l’impiccio) del fare leggi, a Roma. Ma le conclusioni spettavano al misterioso consigliere regionale di cui anch’io apprezzavo il magnetico eloquio. Non avevo ancora capito chi fosse Vladimiro Fiammenghi, un uomo miracolosamente obiquo fra i palazzi romani e le remote segreterie del partito nella pianura romagnola. Da certa stampa faziosa Miro Fiammenghi oggi viene dipinto come il nuovo Rasputin alla corte dello Zar Pierluigi. Anziché tanti discorsi campati in aria, avrei potuto chiedergli qualche favore, e lui mi avrebbe risposto: “sì… ne riparliamo”.

Non saprei dire se Matteo Renzi sia davvero meglio di questa gente, ma lasciamolo correre. Lui riesce ad aggregare consensi al centro e anche negli schieramenti di destra, ma i suoi compagni di partito – i cosiddetti democratici – cercano di arginarlo, lo ignorano e lo aggrediscono. Le divisioni fra destra e sinistra sono superate, ma alla prova dei fatti, vincere “al centro” è spiazzante per un partito che tiene i cordoni della borsa di colossi ex-comunisti come la Cooperativa Muratori e Cementisti di Ravenna. Il Sindaco di Cervia Roberto Zoffoli è universalmente noto col soprannome di Cementino, chissà perché. Il cemento è l’ultimo collante di questa sinistra ex-comunista e post-ideologica. I costi correnti dell’amministrazione sono finanziati dagli oneri di urbanizzazione anche in una città turistica come Cervia, famosa per la pineta e per il disegno avveniristico di Milano Marittima, di cui quest’anno si è festeggiato il centenario. Fatta la festa, gabbato lo santo. Fuori dal piano regolatore è spuntato il progetto di un grattacielo nuovo sulla spiaggia: centottanta appartamenti nuovissimi fra i pini, da costruire prima delle prossime elezioni. La città di Cervia sta insorgendo al grido “abbassiamo il grattacielo!”, ma dicono che sia impossibile fermare quel progetto. Ci sono pressioni da Roma, sapete… i costi della politica. Fra i misteri che restano da svelare, c’è l’intesa di questa amministrazione di sinistra con gli immobiliaristi di Milano Marittima, che stanno parecchio a destra. Sarà così: ai democratici balneari di Ravenna la destra piace quando porta quattrini, non quando porta voti.

Annunci

§ 5 risposte a Promemoria di un democratico pentito

  • antonio ha detto:

    Spettacolo puro.
    ciao
    Antonio

  • Michele de Pascale ha detto:

    a cervia sai quanti oneri di urbanizzazione sono utilizzati per finanziare la spesa corrente!? zero
    ti ho sempre considerato una persona molte intelligente, sebbene ci siano state poche occasioni di confronto, ma non ho mai capito questa fiducia nelle balle che qualcuno ti racconta…

  • Massimo Magnani ha detto:

    Michele De Pascale ha ragione sull’uso degli oneri di urbanizzazione.
    Caro Lorenzo sei incorso in un piccolo inciampo tecnico.
    Credo che tutto il resto del tuo ragionamento tenga e che anche De Pascale lo condivida, visto che non è entrato nel merito.
    Evidentemente non ha trovato altri errori nel tuo ragionamento.

  • Michele Fiumi ha detto:

    Michele De Pascale e Massimo Magnani hanno ragione….ma solo per gli ultimi due anni….prima gli oneri di urbanizzazione si sono sempre utilizzati massicciamente per la parte corrente. Basta guardare nei bilanci pubblici da 2010…indietro. Quindi diciamo che per quanto riguarda quell’aspetto si tratta di una piccola imprecisione….volevo difendere comunque Lorenzo dal fango fascio-comunista di De Pascale. La frase “non ho mai capito questa fiducia nelle balle che qualcuno ti racconta” è offensiva ma molto più indicativa dell’arroganza e della spocchia di certa classe dirigente cervese. Come se le idee si formassero nella mente delle persone per merito di qualcuno che te le inculca. Forse questo è il caso di tanti militanti del PDS cervese, anche giovani, non certamente di Lorenzo, mente lucida e acuta e soprattutto libera da vincoli di potere.

  • Michele de Pascale ha detto:

    non riesco proprio a capire perchè michele si sia sentito tirato in ballo. posto che ritengo lorenzo una persona intellettualmente onesta, immaginavo che questa notizia falsa non fosse figlia della sua immaginazione ma di qualche discussione intercorsa a qualche vostra assemblea.
    sul resto avrei moltissimo da argomentare, ma non credo sia questo il punto. l’importante è avere le informazioni corrette e poi ciascuno ne trae le proprie legittime conclusioni. a tua disposizione, lorenzo, per proseguire il confronto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Promemoria di un democratico pentito su ...I've got a project!.

Meta