Istambul

12 aprile, 2012 § Lascia un commento

Istambul è il nome turco di un’antica capitale che il dizionario della lingua italiana Treccani continua ad indicare come Costantinopoli, in onore di un passato illustre di ascendenze nostrane. Ma Istambul è qualcos’altro, non è la traduzione turca di un nome romano.  Quando nel 1453 i Sultani conquistarono questa città simbolo del potere romano imperiale ripopolarono l’area attorno all’antico centro urbano di Costantinopoli, verso la cittàIst-am-bul. Dove abiti? Verso la città di Costantino: Ist-am-bul Kostantinie. Il nome Kostantinie per i Turchi indicava soltanto il cuore antico della capitale che si stava allargando col nuovo nome di Istambul su entrambe le sponde del Bosforo fino al Mar di Marmara.

Un paesaggio di colline verdi disegna i promontori che chiudono il Mar di Marmara, all’imbocco del canale su cui si allunga la metropoli moderna di Istambul. Il Bosforo e’ un tratto di mare simile ad un fiume, dove le acque del Mar Nero scorrono verso il Mediterraneo, da un mare più freddo ad un mare più caldo e più salato.  All’imbocco del Bosforo, il canale ha l’aspetto di un fiordo che  risale dal Mar di Marmara verso l’entroterra collinare e, come i fiordi, divaga subito in una diramazione, nel profondo estuario del Corno d’oro che separa la città storica di Costantino da quella dei Genovesi, entrambe sul versante europeo di Istambul. Alcuni ponti moderni gettati fra una riva e l’altra come fra le sponde di un lago alpino, tengono cucito un tessuto urbano fatto di agglomerati eterogenei, case sparse, aree affollate ed altre abbandonate nel verde.  I sedici milioni di abitanti di Istambul non si vedono; sono sparsi in un’area così vasta, sulla sponda europea e su quella asiatica, dal Mar di Marmara al Mar Nero, da fare sembrare ancora intatta la città storica, rarefatta com’era trent’anni fa.   Istambul non sta crescendo come una città, ma come un’area metropolitana grande quanto un’intera regione.

Alla prima impressione, Istambul ricorda alcune città Italiane, uno strana mescolanza fra Genova, Roma e Venezia, come se la riviera ligure  si fosse ripiegata in sette colli lagunari carichi di storia antica sulle rive del Bosforo. Ma per il clima, per il paesaggio e per la posizione periferica rispetto al Mar Mediterraneo, Istambul ricorda anche la città di  Trieste in una forma ben più vasta e monumentale. La prima impressione dura lo spazio di una sera, quando ancora gli occhi proiettano la suggestione del ricordo di altri luoghi sul luccichio delle rive che scendono verso il Bosforo dove le navi mercantili scorrono diligentemente in fila.  Poi ci si accorge che la luce di Istambul non è quella della laguna, che le rovine romane non sono poi così abbondanti come ci si aspetterebbe da una ex capitale dell’impero, che le discese dei carugi sono ben poche e si concentrano solo sotto la torre dei genovesi a Beyoglu.  Ci si accorge che anche a Istambul può essere molto freddo, ma il vento di Bora non arriva fin qui.  Insomma Istambul è un’altra cosa, ma resiste l’illusione di vederci l’anima della nostra storia come riflessa nei frammenti di uno specchio.

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