FAI da te, a Villa Torlonia___

26 marzo, 2012 § 1 Commento

DSC05037Le giornate FAI di primavera arrivano quando l’aria è ancora fresca ed il sole pallido riscalda a malapena. Ma l’ultimo weekend di Marzo ci mettiamo volentieri in fila con l’aria umida che scivola giù nella schiena. Un incantesimo mantiene le promesse per qualche ora: è il momento d’entrare nelle residenze storiche che di solito sono chiuse e inaccessibili. Fra tutto quello che c’è da vedere -chiese, palazzi, archivi storici- le ville di campagna sono molto attraenti, perse fra alberi secolari e avvolte nella leggenda. Nell’entroterra di Rimini quest’anno è la volta di Villa Torlonia: non solo il cortile e la sala al piano terra, ma anche le cantine ed il piano nobile in corso di restauro. Le guide del FAI si fanno in quattro per accompagnare i turisti della domenica che si accalcano al portone d’ingresso. Giovani intraprendenti e pensionati di tutte le età vivono un momento di gloria davanti ad un pubblico improvvisato ma attentissimo. Parlano di storia come se fosse la storia della loro famiglia: rapporti di parentela, eredità, compravendite… Le vicende di Villa Torlonia si susseguono in modo un po’ schematico e superficiale, ma sono ricche di aneddoti che tengono viva l’attenzione. Non c’è solo la storia di Giovanni Pascoli. All’uscita da ogni stanza l’accompagnatore chiosa compiaciuto:”ho detto proprio tutto!” .

Il nome del principe romano Alessandro Torlonia è stampato a lettere giganti sulla torretta d’ingresso rivolta verso la pianura. Il legame con Roma risale all’inizio dell’Ottocento. I nipoti di Pio VI si erano trasferiti a Roma da Cesena al seguito del papa-zio e non avevano retto ai debiti di una vita dissoluta. Così avevano venduto la Villa ai principi Torlonia, una tenuta di enormi dimensioni, piuttosto singolare nella mezzadria della Romagna dell’Ottocento, simile ad un feudo siciliano, medievale o forse più antico. La fine di questa storia nobile risale al secondo dopoguerra. L’ultimo erede Torlonia è costretto a fuggire dai contadini che si appropriano della terra con una rivolta a metà del Novecento. La villa diventa un allevamento di polli e le finestre vengono sostituite con delle reti mentre i pavimenti sprofondano sotto quintali di escrementi: uno spregio alla nobiltà che qui aveva dominato per secoli.

Il portone del cortile inquadra come una cornice le tre rocche di San Marino che si confondono nella foschia azzurra dell’orizzonte. Vista da qui, l‘azzurra vision di San Marino non è una fantasia di Giovanni Pascoli

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§ Una risposta a FAI da te, a Villa Torlonia___

  • LoAl ha detto:

    Il 2012 è il centenario della morte di Giovanni Pascoli e qui tutti si danno da fare per ricordarlo. Ma a me viene in mente una storiella, vissuta in prima persona, che mostra quanto Pascoli sia ormai lontano dal sentire comune.  Una ragazza agli esami di maturità di una scuola di Forlì, un po’ di anni fa, non riusciva a dire il nome di Pascoli e nessun suggerimento sembrava funzionare. L’insegnante di lettere pensò di pronunciare il nome della località dove era nato “qui vicino, a San Mauro Pi…”   E la ragazza rispose: “Pirandello!”

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