Alla fine dell’inverno

19 marzo, 2012 § 1 Commento

Con le nubi basse e l’eco del vento umido, ieri l’aria ribolliva nel freddo. Dopo una domenica al mare, verso sera le auto aggredivano le vie strette dell’entroterra, in fila, insofferenti.  Dove andiamo? Anche se la nebbia è in agguato, nel calendario c’è scritto Marzo, l’inverno è finito e di domenica si va al mare. Di sera i fuochi di San Giuseppe bruciano i rami secchi e le sterpaglie, i rifiuti della stagione fredda accumulati ai bordi delle strade strette, nei campi e sulla spiaggia.  Cessato il vento, di notte la brace continua ad ardere e dopo la fiammata si spegne poco a poco, con l’odore di carbone che si alza in nubi chiare e sembra un incenso sparso nelle ultime notti dell’inverno. Dal balcone vedo questo spettacolo, il più bello dell’anno nella casa dove abito.  Nell’altro paese, quello dove sono nato, la data mobile di mezza quaresima fissa quest’anno nello stesso giorno la festa della Segavecchia. Il vento di Marzo porta un alito di novità, ma è ancora sopraffatto dai fantasmi della stagione passata, dalla frutta secca e dalle maschere di cartapesta.

E’ il momento di parlare del vento con i più piccoli di prima media, che si perdono nell’aria e nel nome delle nuvole, e tengono le braccia distese per guardare in faccia i punti cardinali.  Il vento proviene da Scirocco quando c’è bel tempo, da Maestrale quando c’è tempesta.  Il Grecale soffia dopo il temporale, il Libeccio prima. Alcuni lo sanno già: paese di mare. Oggi è la festa del papà e i ragazzi mi hanno fatto gli auguri.  Ho provato a dire che io non c’entro, perchè io non sono un papà, ma loro gli auguri me li hanno fatti lo stesso.  I padri scarseggiano, fuggono da casa e vivono altre vite lontano. Certi figli crescono da soli, con il vuoto di un abbandono che acquista il peso di una passione divorante: restano legati per anni ad una fotografia, ad un filo di voce al telefono, che li nutre di tanto in tanto con avarizia.  I figli senza padre cercano un padre senza figli. E’ un buon motivo per andare daccordo.

§ Una risposta a Alla fine dell’inverno

  • antonio aldini ha detto:

    Ciao Lorenzo,

    ogni tanto viaggio per lavoro, gli anni scorsi mi capitava di essere fuori casa spesso. Per fortuna ho capito abbastanza velocemente che la mia famiglia non poteva rimanere per lunghi periodi di tempo senza “papà”. Allo stesso modo io non riesco più a stare lontano per settimane intere da moglie e figlie. Non sopporto più l’idea di prendere l’aereo per andare in trasferta.
    Faccio fatica a capire quei padri (o mariti semplicemente) che non vedono mai i figli. Non li giudico, dico solo che non è la mia vita.
    Antonio

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