Sabbia e cemento

17 marzo, 2012 § Lascia un commento

In spiaggia è arrivata la bella stagione, cioè la stagione degli artigiani, delle carriole e degli attrezzi che riassettano l’arenile e gli stabilimenti balneari prima dell’estate.  Al limite della spiaggia, le casupole multicolori dai nomi esotici -quelle che chiamiamo “bagni” anche se di fatto sono dei bar- riacquistano una forma abitabile ed un colore accattivante, dopo essere state dimenticate ai margini dell’arenile durante l’inverno.  La primavera comincia col peso e la stanchezza della stagione fredda. Il mare assorbe le prime energie della natura che si risveglia. Chi spera di trovare un segno dell’estate a riva, torna a casa deluso: è più freddo sulla costa che nell’entroterra. Di mattina presto, una nebbia inattesa ristagna come un fantasma e nasconde i ricordi della stagione passata, così come i progetti per la prossima, che si può prevedere, ma ancora non si vede all’orizzonte.

A riva gli artigiani rinnovano gli impianti balneari, con strutture pesanti di cemento armato  che potrebbero sorreggere un palazzo di dieci piani.  Così massicce e cosi robuste, le colonne quadrate di cemento portano su di sè solo il peso di un terrazzo basso come la linea di costa sabbiosa.  Sopra ci saranno le bandiere e l’altoparlante che annuncia le motonavi in partenza con il pesce fritto.   La costa bassa romagnola sembra essere in sintonia con il cemento armato: siamo abituati a vederla così fin da quando i palazzoni abusivi, cinquant’anni fa, sorgevano a riva e restavano a lungo incompiuti, come colossali gabbie nere proiettate contro il cielo blu, prima d’essere condonati. I discorsi dell’edilizia balneare parlano la lingua del cemento armato, poche regole grammaticali alla portata dei geometri locali, che non hanno raffinatezze esotiche da proporre ai loro committenti, gente coi piedi per terra… sprofondati nella sabbia.  Il cemento è concreto, la quintessenza delle sostanze accumulate nel corso di una vita cominciata in una famiglia povera che è diventata inaspettatamente ricca.  Niente di più lontano dalla leggerezza della bioedilizia che altrove è tanto di moda, soprattutto nelle strutture del tempo libero a contatto con la natura. Così la costa piatta della riviera romagnola, senza le dune naturali, senza l’armonia delle piante spontanee disseminate dal vento, si adegua allo stile del cemento e sembra nata apposta per il rumore delle carriole e delle gru affaccendate ai margini della spiaggia alla fine dell’inverno: una seconda natura in cui le famiglie degli artigiani trovano riparo dalla crisi, nella concretezza del cemento sulla sabbia.

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