La stazione fantasma

2 febbraio, 2012 § 2 commenti

La neve ha il potere di mettere sottosopra le abitudini.  In queste ore non ci si chiede come fanno a viaggiare i treni norvegesi e finlandesi, dove le peggiori condizioni dell’inverno durano almeno tre mesi, con temperature di dieci gradi sotto zero che spesso si abbassano ancora di più. Quando la neve supera le ragionevoli attese romagnole, le condizioni metereologiche fra Forlì e Cesena sembrano peggiori di quelle siberiane. Un treno freccia rossa diretto al sud rimane bloccato sette ore ieri pomeriggio (guarda twitter), ed un altro intercity subisce la stessa sorte durante la notte, entrambi nello stesso punto, che i giornali nazionali identificano come Villa Selva, un nome rievocativo di boschi e di antichi villaggi contadini. Della “selva” non c’è più traccia da almeno tre secoli, mentre la “villa” la ricordiamo ancora, essendo scomparsa tre decenni fa sotto il cemento dei capannoni industriali della Trasmital e della Marcegaglia. Le ultime tracce di campagna agricola sono state ricoperte dall’intreccio dei binari di un enorme scalo merci, che si stacca dalla linea ferroviaria proprio in questo punto. E’ un interporto fatto apposta per spostare sui binari le merci dei tir ed alleggerire il trasporto della rete autostradale.  Funziona da due anni ma lavora poco, quasi per niente. Una volta la settimana arrivano dal sud -o dall’est- i vagoni di uno zucchero (sì: zucchero!) che va a farsi confezionare in scatole e bustine colorate made in Forlimpopoli, nel luogo dov’era lo zuccherificio.  Lo scalo merci di Villa Selva avrebbe dovuto dare continuità al lavoro operaio nel territorio di Forlimpopoli, dopo la dismissione della fabbrica di zucchero che sorgeva a due passi da qui. Sembrava un’idea vincente, sostituire la produzione dei beni con i servizi necessari per il loro trasporto in grande quantità, visto che conviene produrre lontano, anche all’estero, ma le merci devono comunque arrivare fin qui, se serve l’etichetta del valore aggiunto made in Italy.  

Lo scalo merci di Villa Selva ha l’aspetto delle cose nuovissime piovute dal cielo, una colata di linee geometriche scarne, senza radici, ritagliate dov’erano i fossi ed i filari della frutta che veniva coltivava come in un giardino.  I pezzi di un paesaggio frammentato, a tratti preistorico, affiorano fra i binari, dove in primavera la campagna incolta ed ormai inutile cede spazio agli arbusti selvatici. Adesso la neve ricopre ogni cosa. I viaggiatori fermi nella tempesta hanno visto la lontananza inquietante di quello spazio smaterializzato che non è ancora riuscito ad animarsi. Uno spirito nuovo, che non riesce ad incarnarsi in questo luogo, ieri ha preso in ostaggio i treni a lunga percorrenza, con la scusa della neve, balzando così agli onori della cronaca. Non dovrebbe succedere. Se i treni si fermassero a causa del ghiaccio che si forma nei cavi di alimentazione della linea elettrica, in Svizzera avrebbero già smontato l’elettrificazione in  tutte le ferrovie che si arrampicano oltre i mille metri. Nelle grandi opere si vedono errori grossolani, tanto più in Italia, quando la catena di subappalti gioca al ribasso lungo la catena di responsabilità che allontanano il progettista dal capocantiere. Le cause di una realizzazione approssimativa possono essere molte: il fraintendimento di un limite di tolleranza, la confusione fra unità di misura, l’interesse a risparmiare e a fare presto quando la scadenza si avvicina ed il tempo è già stato speso, quasi tutto, in un passaggio di carte formali, a norma di legge. Il nuovo spirito di questa babele esce allo scoperto come un fantasma nel gelo dell’inverno, nella stazione di Villa Selva, senza rispetto per la forma del freddo, tanto meno per la sua sostanza.

L’inizio mattinata vede particolarmente critica la situazione tra Emilia-Romagna e Toscana, con la E45 e la statale Romea chiuse per colpa di alcuni mezzi pesanti che non hanno rispettato il divieto di transito e sono finiti di traverso sulla carreggiata. Sono invece ripartiti, dopo quasi l’intera notte fermi in mezzo alla campagna nei pressi di Forlì, due treni, L’ES 9823 Milano-Pescara e ES 9829 Milano-Ancona, attesi a destinazione con quasi dieci ore di ritardo.

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§ 2 risposte a La stazione fantasma

  • Caromaso ha detto:

    L’evento “eccezionale” scombina i programmi e le abitudini? E’ sempre una questione di contesti e figuranti a determinarme la “criticità”. Metti ad esempio una città come Roma dove una pioggia intensa o una forte nevicata possono generare caos e sovvertimento. La logica è ferrea: la città è già caotica e perennemente congestionata, niente viene fatto struturalmente perché ciò venga migliorato, cosa ti aspetti se arriva “l’evento eccezionale”? Nelle sue metastasi architettonico-stradali i vari stati fisici dell’acqua portano il malato al collasso. Come fare per curare un malato urbanistico terminale? La soluzione in ultima ratio sta nei comportamenti più che nel gestire le previsioni. L’impreparazione è proporzionale alla miriade di parametri stratificati nel tempo. Solo l’abbandono dell’Urbe è la soluzione, lasciamo ai posteri che trasformino i quartieri abbandonati in archeologia post-traumatica. Un pensiero caustico va al primo cittadino che di nero vestito, nelle prime ore della storica nevicata, fotografava dal suo terrazzino vista Fori il bianco precipitare sulla via Sacra ridotta in rovine e poi si faceva fotografare esso medesimo a braccia aperte, come pseudo-pontefice, sulla scalinata michelangiolesca del Campidoglio…

    Nevicata romana 2012

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