Il colore delle stelle

24 febbraio, 2012 § 6 commenti

Stasera la falce della luna nuova sembra galleggiare dopo il tramonto, nel cielo che diventa buio, vicino a Venere che è luminosissima, tanto luminosa da sembrare fuori misura, praticamente una diavoleria.  Non a caso Lucifero è proprio il nome che prende all’alba, quando penetra le foschie dense del mattino con la stessa spavalda intensità.  Ma al crepuscolo il pianeta Venere ha un nome diverso, si chiama Vespro come la preghiera della sera, l’altra faccia della divinità celeste.  L’occhio non distingue la sua forma luccicante, che è quella di una mezza luna.  Si sta avvicinando alla terra e prima dell’estate scomparirà vicinissima ai raggi del sole. Allora per qualche giorno anche Venere sarà una falce di luna sottile e avrà la stessa stessa forma magica della luna nuova che stasera le giace accanto, come la falce apocalittica ai piedi delle Madonne seicentesche di Guido Reni che schiacciano il serpente.  Qualcosa doveva effettivamente nascondersi nel globo cinereo della luna nuova, prima che i telescopi smascherassero la natura materiale del cielo.

Il libro di scienze dedica molte pagine ai pianeti, al cosmo e alla vita delle stelle. Stelle gialle, stelle rosse, stelle blu: potrebbe essere il ritornello di una canzone, invece è una parte del programma di terza media. Mi pare esagerato parlarne a questi ragazzi che guardano stralunati, ma non mi preoccupo. Sono ormai abituato alle loro facce strane: li sconvolge l’idea che il sole sia destinato a trasformarsi in una stella gigante rossa, come se ciò riguardasse direttamente la loro vita.  Li lascio liberi di discuterne. In classe progettano le strategie di sopravvivenza che l’umanita dovrà adottare quattro miliardi di anni dopo Cristo, quando il sole si espanderà in una gigante rossa. Ma in cielo, lontanissime nello spazio, ci sono già stelle giganti e stelle nane, gialle rosse e blu, come i personaggi di un film di fantascienza. Questi ragazzi sono sorpresi dal colore delle stelle, dicono di non averlo mai visto. Quando noi guardavamo il cielo alla loro età, ancor prima di conoscere il nome delle stelle, riconoscevamo la personalità vibrante di ogni luccichio tendente al rosso, al giallo e al blu, che accompagnava in cielo le serate estive, nel buio dei cortili e sui terrazzi.  E’ cambiato il modo di guardare il cielo? Per cogliere il colore delle stelle, lo sguardo deve essere silenzioso. Quanto tempo siamo disposti ad accordare oggi ai nostri occhi che guardano un cielo stellato?  E poi, il cielo stellato, è rimasto davvero lo stesso?  Ogni sera entra in competizione con le luci giganti delle periferie, con le supernove dei centri commerciali illuminati a giorno.  Ci sarò un momento, fra cent’anni, che il cielo stellato sarà cancellato dall’artificio delle luci notturne e resterà soltanto nei ricordi di qualcuno.

Questi ragazzi non sanno guardare il cielo, ma hanno imparato a riconoscere i pianeti con il simulatore stellarium, su computer. Anelli di Saturno, satelliti di Giove e nebulose: si vede tutto, meglio che col telescopio.  Nell’epoca di Hubble e di internet, rimane ben poco del cielo visto dal vivo. Anche il colore delle stelle sembra più vero, quando è simulato al computer.

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Pensieri scolastici e finale galileiano

17 febbraio, 2012 § 1 Commento

Di ritorno a scuola, dopo la chiusura per neve, i ragazzi sono calmi e ascoltano. Hanno avuto giorni e giorni di tempo per dormire, e adesso non fanno storie quando gli si chiede qualcosa.  Ma bastano poche ore ed ecco ricomincia il rumore di fondo, il nervosismo, la confusione mentale.  Vien da pensare che sia colpa della scuola (troppi compiti diversi, tutti insieme?) o delle tensioni che si innescano fra i banchi, in quella minisocietà di giovanissimi, che sono capaci di violenze efferate fra di loro, restando opachi agli occhi degli adulti.   L’ansia per la scelta della scuola superiore ha annebbiato le idee di molti, in terza media, che non tengono conto delle difficoltà e credono nella forza taumaturgica di istituti superiori dal nome blasonato.  Studenti condotti attraverso i tre anni di scuola media col visibile imbarazzo dei loro insegnanti, che preferivano non bocciarli nonostante i risultati gravemente insufficienti, perchè la ripetizione non sarebbe giovata a nulla, ora scelgono dal catalogo scolastico gli istituti più prestigiosi della provincia, per aderire ad un club di qualità.  Capisco perché i professori del Liceo devono ricominciare dalle tabelline.  Dopo aver illuso questi ragazzi durante i cicli scolastici inferiori, è normale che le loro famiglie pretendano la proroga dell’illusione fino al raggiungimento della maggiore età. Ogni scuola è come un club, a cui tutti possono provare ad iscriversi.  Il confronto con le attività sportive dovrebbe suggerire qualcosa, ma ai genitori non sembra calzante. Nessuno penserebbe di iscrivere il proprio figlio alla maratona di New York, se va in affanno sulle scale di casa. Invece, chissà perchè, chi non è riuscito ad imparare le tabelline nè alle scuole elementari nè alle scuole medie, crede ancora di poterle imparare dopo, affrontando un istituto tecnico e tutto quello che comporta.  Le scuole superiori vengono percepite dalle famiglie come “ambienti di apprendimento”, tanto più ambiti quanto più sono di qualità, non come luoghi competitivi che schiacciano chi non è attrezzato.  La scuola pubblica non è il Cepu.

Nei giorni del disgelo, l’intraprendenza dell’insegnante di sostegno ha convertito la sdolcinata gita in programma sulle rive del Brenta nel prossimo mese di Aprile, in una visita al Museo della Scienza di Firenze, con l’ingresso al laboratorio didattico sull’astronomia di Galileo.  Non avevo intenzione di “andare in gita”, ma mio malgrado devo riconoscermi colpevole di avere istigato questo cambio di programma, con tutto quello che sono andato a raccontare su Galileo: pendoli, pianeti e rivoluzioni copernicane.  Galileo ha sollecitato in modo democratico la fantasia di tutti.  La scuola conserva lo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme, finchè non sopraggiunge Galileo.

Nota di sopravvivenza sotto la neve

13 febbraio, 2012 § 3 commenti

Le previsioni annunciano l’arrivo imminente del bel tempo stabile e da domani riprendono le attività scolastiche. La neve si scioglie sotto il sole pallido nebbioso, ma le strade restano ancora impastate. Ho obbedito volentieri all’appello che mi chiedeva di scomparire entro le mura domestiche, per non intralciare la viabilità ordinaria. Ma ora posso finalmente sospendere la configurazione letargica a cui mi sono adeguato negli ultimi dieci giorni, in una prospettiva filosofica.  La neve, anche quando è molta, non è un gran problema, perché se ne va da sè prima o poi, a prescindere dagli sforzi umani. Meglio orientare l’impegno concreto verso i fornelli: zuppa di pesce prima della burrasca, ragù di carne dopo, risotto alle verdure, pane e cioccolata prima e dopo i pasti, per arrotondare il peso corporeo. Avendo a disposizione ogni ben di Dio per il conforto materiale dentro casa, il problema si riduce all’organizzazione del tempo fra un pasto e l’altro.  Il tempo della neve non annoia: corre sommerso dai fiocchi, nell’orizzonte profondo degli orti, come un film.  Visto così, questo tempo cattura lo sguardo, come un paesaggio visto dal finestrino di un treno in movimento.  Come in treno, concilia la lettura di libri che finalmente si possono leggere tutti d’un fiato, dalla prima all’ultima pagina. Ora che la corsa della neve sta arrivando al capolinea, il viaggiatore solitario dentro casa ripone i libri, due classici: Galileo Galilei di Ludovico Geymonat e Leonardo di Martin Kemp (bello in inglese).  Due personaggi impegnativi, la cui lettura parallela suscita nuovi quesiti che vanno al cuore della storia d’Italia e dell’animo umano, nelle sue sfumature più profonde. A fronte della saggezza dei grandi maestri, nei monitor dei social networks luccicano battute spiritose che illudono di non esser soli.  Ho attivato finalmente l’account di Twitter e l’ho collegato a questo blog, qui a destra, sotto la foto che mi rappresenta, per le comunicazioni veloci ultra-spot.  Invece a sinistra ho aggiunto due pagine, dove ho organizzato i link, i testi e le foto delle storie berlinesi del Goethe, vent’anni dopo il muro.  Resta ancora da configurare la pagina sul “Mare d’inverno”, poi passerò alle rubriche.  Il collegamento a Flickr procede a rilento perchè l’inserimento dei dati nei social networks non è ancora diventato il mio passatempo preferito.

A proposito di Leonardo …  Andate a vedere su youtube, quello sceneggiato del 1971, realizzato con la consulenza di Cesare Brandi: Vita di Leonardo da Vinci, una ventina pezzi di un quarto d’ora ciascuno, concatenati.  Per quanto riguarda Galileo, ecco il link al film di Liliana Cavani, girato in Bulgaria nel 1969.  La questione galileiana non è ancora risolta. Il domenicale di ieri del sole24ore parla di una censura che i Gesuiti stanno infliggendo ad un loro rappresentante, padre Ennio Brovedani, colpevole di aver difeso -un po’ troppo- Galileo, quattrocento anni dopo…

Cronache di neve sciolta

11 febbraio, 2012 § 2 commenti

La neve si manifesta in multiformi toni di grigio. Il vento della scorsa notte ha caricato l’aria di umidità e adesso sembra ancora più freddo. Non è chiaro quanta neve sia caduta, trenta centimetri forse, ma continua a scendere. Il vento la scava e la disperde in cumuli fin dentro casa. Un raggio di sole filtra ed illumina la campagna con una luce acuta che ha perso il pallore del mese di Gennaio.  Febbraio viaggia in incognito sotto la neve e finirà in fretta. Le scuole chiudono ancora in tutta la provincia, stavolta per ordinanza del prefetto, che si adegua con un giorno d’anticipo alla natura meridionale di questa seconda ondata di neve e vuole mettersi al riparo dall’inefficienza del sistema che governa. Dorme tranquillo confidando nell’efficienza dei telefoni e dei social networks che dovrebbero diramare la notizia dell’ultim’ora nottetempo, di casa in casa come un tam tam. Ma ieri mattina a scuola c’erano più di venti i ragazzi davanti al cancello chiuso.  Li ha visti il tabaccaio, quello che vende i fogli protocollo non conformi.  A proposito, sapete, quel tabaccaio è una mia vecchia conoscenza.  Era un facchino dello zuccherificio.

Gli insegnanti cinguettano in rete una gioia insperata per il prolungamento di questa settimana bianca a domicilio.  Visto l’entusiasmo sembrano studenti, restano studenti fino alla pensione. Fraintendono la libertà del tempo libero che hanno in abbondanza, come se fosse una concessione, invece è solo una moneta di scambio, per un mestiere che non trova adeguato compenso in altri capitoli.

In spiaggia dopo la neve

7 febbraio, 2012 § 6 commenti

Dopo la neve la spiaggia si allunga con il riflusso della marea. Il mare rumoreggia e la burrasca non si acquieta. Le onde hanno abbandonato i relitti dell’adriatico a riva: milioni di mollusci smarriti sulla spiaggia sono sospinti dall’alta marea al limite della neve. I loro gusci artificiosi, più grandi di quelli che si vedono d’estate, hanno avuto il tempo di proliferare sotto il mare freddo dell’inverno, prima di interrompere la tessitura paziente delle valve che spiraleggiano in serie, secondo la geometria di Fibonacci. Un disordine d’ordine superione li ha sbattuti a riva. Dalle valve semiaperte di specie antiche, sbuca la lingua agonizzante di molluschi rossi, che nessuno vuole raccogliere. Catene montuose si sono alzate da scogliere fossili -da conchiglie come queste- nella preistoria. La forza generatrice dell’adriatico rimpiazzerà presto anche questi molluschi, con nuove creature del tutto simili, fino alla prossima mareggiata. La Natura è agghiacciante, non solo per il freddo. Anche la nostra specie è parte di questo flusso inarrestabile che la sovrasta. Meglio non pensarci.

Gli uomini costruiscono trincee e vivono entro gli argini rassicuranti di una cecità governabile.  La duna artificiale di sabbia che d’inverno viene alzata lungo la costa dell’Adriatico, separa gli stabilimenti balneari dalla violenza di questa natura, che d’estate diciamo d’amare.  La costa romagnola è stata ridefinita per il diletto estivo dei vacanzieri, entro i metri quadrati di uno spazio ombrellonato, per viverci l’eternità di una settimana o due di ferie.  D’inverno diventa il magazzino di quello che conterrà l’estate successiva.  La spiaggia fuori stagione è grigia, solo eccezionalmente il disordine cementizio dei “bagni” multicolore presidia l’orizzonte innevato come oggi.

La neve dell’adriatico

5 febbraio, 2012 § 4 commenti

La BBC world racconta che nei Balcani hanno dichiarato lo stato d’emergenza, in particolare a Sarajevo, dove  la neve ha bloccato anche i tram, e non riescono a recapitare i beni di prima necessità.  Non parla del nord-est italiano, che si è perso in mezzo metro di neve.  Anche a Pinarella ce n’è davvero tanta: si potrebbero destagionalizzare gli stabilimenti balneari ed aprire piste da sci di fondo, in spiaggia, fra Cervia e Cesenatico.

Sono salito sulla duna artificiale. La bassa marea consuma la coltre bianca a riva. Un raccoglitore di vongole sfida il gelo senza altri concorrenti, mentre i gabbiani piccoli dell’ultima covata affollano la battigia, stretti in un loro universo fra la spiaggia innevata ed il mare fluido, con le onde placide che si avvolgono su se stesse, attutite da un filtro di ovatta. Neve e mare non si sposano. D’inverno non c’è continuità fra il candore della neve ed il rimescolamento melmoso dell’Adriatico.

La stazione fantasma

2 febbraio, 2012 § 2 commenti

La neve ha il potere di mettere sottosopra le abitudini.  In queste ore non ci si chiede come fanno a viaggiare i treni norvegesi e finlandesi, dove le peggiori condizioni dell’inverno durano almeno tre mesi, con temperature di dieci gradi sotto zero che spesso si abbassano ancora di più. Quando la neve supera le ragionevoli attese romagnole, le condizioni metereologiche fra Forlì e Cesena sembrano peggiori di quelle siberiane. Un treno freccia rossa diretto al sud rimane bloccato sette ore ieri pomeriggio (guarda twitter), ed un altro intercity subisce la stessa sorte durante la notte, entrambi nello stesso punto, che i giornali nazionali identificano come Villa Selva, un nome rievocativo di boschi e di antichi villaggi contadini. Della “selva” non c’è più traccia da almeno tre secoli, mentre la “villa” la ricordiamo ancora, essendo scomparsa tre decenni fa sotto il cemento dei capannoni industriali della Trasmital e della Marcegaglia. Le ultime tracce di campagna agricola sono state ricoperte dall’intreccio dei binari di un enorme scalo merci, che si stacca dalla linea ferroviaria proprio in questo punto. E’ un interporto fatto apposta per spostare sui binari le merci dei tir ed alleggerire il trasporto della rete autostradale.  Funziona da due anni ma lavora poco, quasi per niente. Una volta la settimana arrivano dal sud -o dall’est- i vagoni di uno zucchero (sì: zucchero!) che va a farsi confezionare in scatole e bustine colorate made in Forlimpopoli, nel luogo dov’era lo zuccherificio.  Lo scalo merci di Villa Selva avrebbe dovuto dare continuità al lavoro operaio nel territorio di Forlimpopoli, dopo la dismissione della fabbrica di zucchero che sorgeva a due passi da qui. Sembrava un’idea vincente, sostituire la produzione dei beni con i servizi necessari per il loro trasporto in grande quantità, visto che conviene produrre lontano, anche all’estero, ma le merci devono comunque arrivare fin qui, se serve l’etichetta del valore aggiunto made in Italy.  

Lo scalo merci di Villa Selva ha l’aspetto delle cose nuovissime piovute dal cielo, una colata di linee geometriche scarne, senza radici, ritagliate dov’erano i fossi ed i filari della frutta che veniva coltivava come in un giardino.  I pezzi di un paesaggio frammentato, a tratti preistorico, affiorano fra i binari, dove in primavera la campagna incolta ed ormai inutile cede spazio agli arbusti selvatici. Adesso la neve ricopre ogni cosa. I viaggiatori fermi nella tempesta hanno visto la lontananza inquietante di quello spazio smaterializzato che non è ancora riuscito ad animarsi. Uno spirito nuovo, che non riesce ad incarnarsi in questo luogo, ieri ha preso in ostaggio i treni a lunga percorrenza, con la scusa della neve, balzando così agli onori della cronaca. Non dovrebbe succedere. Se i treni si fermassero a causa del ghiaccio che si forma nei cavi di alimentazione della linea elettrica, in Svizzera avrebbero già smontato l’elettrificazione in  tutte le ferrovie che si arrampicano oltre i mille metri. Nelle grandi opere si vedono errori grossolani, tanto più in Italia, quando la catena di subappalti gioca al ribasso lungo la catena di responsabilità che allontanano il progettista dal capocantiere. Le cause di una realizzazione approssimativa possono essere molte: il fraintendimento di un limite di tolleranza, la confusione fra unità di misura, l’interesse a risparmiare e a fare presto quando la scadenza si avvicina ed il tempo è già stato speso, quasi tutto, in un passaggio di carte formali, a norma di legge. Il nuovo spirito di questa babele esce allo scoperto come un fantasma nel gelo dell’inverno, nella stazione di Villa Selva, senza rispetto per la forma del freddo, tanto meno per la sua sostanza.

L’inizio mattinata vede particolarmente critica la situazione tra Emilia-Romagna e Toscana, con la E45 e la statale Romea chiuse per colpa di alcuni mezzi pesanti che non hanno rispettato il divieto di transito e sono finiti di traverso sulla carreggiata. Sono invece ripartiti, dopo quasi l’intera notte fermi in mezzo alla campagna nei pressi di Forlì, due treni, L’ES 9823 Milano-Pescara e ES 9829 Milano-Ancona, attesi a destinazione con quasi dieci ore di ritardo.

Dove sono?

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