Intelligenza fluida

30 gennaio, 2012 § 2 commenti

Il tempo ha ripreso a scorrere con il calendario scolastico, rapido e regolare come un metronomo.  Dopo il sole inatteso delle ultime settimane, adesso dicono che stanotte nevicherà. L’inverno fa il giro di boa in questi ultimi giorni di gennaio.  Nelle giornate che si allungano, da un giorno all’altro prende forma una nuova stagione verso la quale non serve correre: arriverà da sola e sarà di nuovo primavera. Nel frattempo mi esercito nell’arte di centellinare il presente, prima che finisca anche questo gennaio 2012. All’uscita da scuola osservo i miei studenti più piccoli che non hanno fretta di tornare a casa, soprattutto di sabato, a piedi e in bicicletta si attardano e confabulano qualcosa di importante. Penso a quello che facevo anch’io alla loro età. Potrei ancora giocare insieme a loro. La mia identità di bambino non si è smarrita nell’età adulta, è rimasta nascosta e vigile, in affiancamento all’identità ufficiale che corre attraverso gli anni: si risveglia in classe ogni mattina e vuole reinventare il mondo, apprezzata per lo più dai dodicenni di prima media.  L’intelligenza tende ad irrigidirsi negli anni successivi, quando comincia l’adolescenza.  E’ un effetto della scuola?

L’intelligenza che conta è l’intelligenza fluida, la capacità di orientarsi e trovare soluzioni sempre nuove ricombinando in modo creativo il patrimonio di conoscenze già acquisito.  L’intelligenza fluida si contrappone all’intelligenza cristallizzata, che si esprime nella ripetizione corretta di procedure sempre uguali secondo un ricettario prestabilito.  L’intelligenza cristallizzata è un rifugio sicuro per gli studenti e per gli insegnanti che fanno il loro dovere, come lavoratori a cottimo.  Ma lo studio della matematica si regge su un paradosso: è quanto di più rigoroso si possa immaginare, eppure è lì che può modellarsi l’intelligenza fluida dei ragazzi in una dialettica che riassembla le regole in modo sempre nuovo. Occorre sfidare la scuola nel mare aperto dell’intelligenza fluida, perchè non si impara a nuotare incastrati in un bicchier d’acqua.

L’aritmetica è un linguaggio che guida gradualmente verso gradi di complessità procedurale via via maggiore.  Ho l’impressione che ai ragazzi ed agli insegnanti l’aritmetica piaccia più della geometria, che richiede un salto di astrazione e resta più formale, anche se assistita dal disegno.  La struttura del ragionamento geometrico è prossima a quella del ragionamento scientifico.  I ragazzi più dotati in geometria sono anche i più intuitivi nello studio delle scienze.  Si capisce che c’è una continuità fra le due: la scienza moderna comincia dalla cinematica, una geometria del tempo.  La geometria è lo strumento più adatto per l’esercizio dell’intelligenza fluida. Permette di strutturare il pensiero incrociando formalismi diversi, con il supporto visivo e grafico della mano che articola i movimenti grafici, con esercizi che connettono diverse facoltà. Mi piacerebbe trovare volontari per un corso interdisciplinare che, a partire dalla geometria, affronta l’arte e la tecnica con strumenti matematici, negli anni della scuola media.  Senza spaventare nessuno, potrei chiamarlo: “corso di matematica leonardesca”.  Interessa a qualcuno?

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