L’odore del freddo

21 novembre, 2011 § 1 Commento

Il freddo arriva puntuale a metà Novembre, senza curarsi della vita all’aperto e delle pedalate in bicicletta in riva al mare, ricopre alla fine della notte gli orti con un velo di brina. La vita che fino a ieri ronzava intorno ai rami del pioppo diventa all’improvviso sterile. Così la prima parte dell’autunno, quella più carica di odori, si stacca dal calendario. La seconda metà dell’autunno assomiglia all’inverno, sarebbe già inverno se non fosse per il natale che ricopre di addobbi gli alberi e le vetrine dei negozi in un artificio di bella stagione.  Il primo freddo entra dalle narici senza bussare.  Anche l’inverno è una novità inebriante quando arriva all’improvviso: i ricordi recenti si dileguano ed è come essere partiti per un viaggio, dove tutti gli inverni già vissuti ricompaiono l’uno accanto all’altro, col conforto dei ricordi più belli che cancellano quelli brutti.  Ma il freddo entra senza chiedere permesso.  La nebbia dell’Adriatico passa attraverso le narici, va a pungere le ossa.  Le temperature ancora tiepide di dieci giorni fa sembrano un paradiso perduto e, guardando avanti, il mese di Marzo, i fuochi di San Giuseppe, l’aria tiepida e gli odori della primavera sono troppo lontani, del tutto invisibili dietro l’orizzonte.

Col freddo dell’inverno, rivedo le aule dell’anno scorso e mi sembra di doverci tornare prima o poi, col profilo morbido delle colline e il Monte Pallareto di là dalle finestre. Rivedo i ragazzi in faccia uno per uno e ripenso a certi gesti rimasti sospesi alla lavagna, fermi in attesa di una seconda puntata che dovrebbe avere luogo in una dimensione parallela, al di là di questo tempo che limita i desideri nella logica banale del “prima” e del “dopo”.  Ma il tempo ha ripreso a scorrere già da due mesi  in un’altra realtà, mentre io sono di nuovo al mare, a Cesenatico, questa volta nella scuola piccola di ponente, che è così diversa dall’altra a levante.  Le bidelle non guardano la televisione e non parlano di gossip, sembrano governanti svizzere.  Il vicepreside insegna ginnastica con un’aria asciutta e biondiccia che rafforza l’immagine teutonica di questa scuola.  Quando entro in classe i ragazzi mi guardano sbalorditi.  Il mio modo di insegnare è in effetti un po’ particolare, lo capisco da come mi fissano gli alunni di seconda e di terza.  Ma per quelli di prima, nuovi come me, non c’è niente di anomalo.

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