Immagini

12 settembre, 2011 § 2 commenti

Dopo aver archiviato l’estate del “dover essere” -in forma, abbronzati, in vacanza- anche quest’anno l’estate ricomincia al di fuori delle abitudini e libera l’essenza della bella stagione in uno spazio aggiunto, inatteso, assegnato per consuetudine all’autunno metereologico. Mentre settembre rivela questo fuori programma di sole e di cielo azzurro, il richiamo di appuntamenti urbani cancella all’improvviso la spiaggia dalle abitudini del fine settimana: sabato scorso ad Arezzo con gli amici storici dell’arte Massimiliano Rossi e Tommaso Casini (l’ormai noto Caromaso dei commenti a questo blog) visitiamo le mostre Vasariane appena inaugurate. Mi piace confondermi fra gli storici dell’arte: in loro compagnia provo l’ebbrezza di un’altra vita che avrei potuto interpretare, non so con quale successo. Per merito loro mi adeguo al profilo sommo del critico d’arte. Quando la curatrice della mostra compare per caso davanti a noi -è in compagnia dell’ambasciatore austriaco- ci qualifica tutti e tre al plurale, come storici dell’arte di fama internazionale. Per un istante sento di provenire dagli antipodi e mi sembra d’essere davvero Lawrence Aldini, specialista in oreficeria del tardo rinascimento dell’Universita di Oakland, New Zeeland.

In compagnia degli storici dell’arte fiorentini non c’è tempo di leggere i pannelli introduttivi della mostra. Lo sguardo entra nei dettagli dei dipinti, sceglie qualche pennellata e si lascia invadere dalla consistenza della materia pittorica, prima che dal colore. La conversazione fugge e ritorna carica di citazioni, riparte e si intreccia nei richiami mitologici e biblici di storie millenarie narrate per immagini. L’orgia di figure, in cui oggi siamo più che mai immersi, esplode in questo rinascimento italiano, nei quadri e nelle pareti delle chiese traboccanti di forme umane, uomini e donne seducenti, appoggiati alle mensole, in volo o in caduta libera dalle lunette affrescate. Questa esplosione di figure umane era una risposta alla riforma protestante che negi stessi anni -ben consapevole dei rischi delle immagini- al di là delle Alpi privilegiava gli intonaci bianchi e le forme ascetiche dell’architettura gotica. Per un contadino del medioevo c’erano poche forme dipinte che si imprimevano nella memoria, quasi esclusivamente immagini sacre. Saranno state dieci, o poco più, nel corso di una vita. Un numero impressionante di immagini oggi invade il nostro campo visuale. Le riproduzioni fotografiche ed i video hanno cambiato i connotati della percezione, che è disposta ad accordare un valore di realtà alla finzione delle immagini ed a togliere, simmetricamente, significato ad una realtà già vista attraverso l’obiettivo troppo scontato della macchina fotografica.

Ad Arezzo fuori porta San Lorentino sperimentiamo le raffinatezze del ristorante Luna Rossa, unici clienti di un sabato assolato a tarda ora. Il dubbio della finzione si insinua nelle nostre identità digitali, che riproducono un’idea libera e distorta di noi stessi, data in pasto ai visitatori della rete. L’avatar di facebook (o di un blog), ancor più delle immagini dipinte, rappresenta un altro “noi stessi”che diventa reale in rete, alter ego della vita materiale, ma paradossalmente più visibile e fonte di nuove gratificazioni narcisistiche web based. Le immagini di un social network -in loop di retroazione con i feedback dei visitatori- sono più vive di un quadro della madonna… che piange. Se fossi andato al raduno annuale dei blogger di Marina Romea, in questo assolato10 settembre 2011, non avrei potuto parlare così. Oppure sì, ma gli organizzatori del Barcamp a Marina Romea mi avrebbero detto: “era meglio se andavi ad Arezzo a vedere le mostre del Vasari con quei tuoi amici storici dell’arte”. Infatti: eccomi ad Arezzo!  Ma in questo stesso sabato di Settembre ci sono anche altre occasioni a cui devo dire di no, non per carenza di interesse, ma per mancanza di obiquità. Gli insegnanti di matematica si incontrano a Mirabilandia per raccontare gli esperimenti didattici in un parco divertimenti, mentre gli amanti di fotografia affollano le piazze di Savignano sul Rubicone …  Alea iacta est!  di ritorno da Arezzo trovo il tempo per una visita anche qui, il giorno dopo.

Come al solito al SI Fest di Savignano sul Rubicone c’è un po’ di tutto, alcune mostre sono interessanti, altre meno: credo di capire, ma percepisco molta confusione. Le voci più decise parlano un linguaggio diverso dal mio. Era meglio se restavo ad Arezzo, ma ormai sono tornato. Le immagini di Silvia Camporesi hanno qualcosa da dire:  quando le guardo, mi pare d’essere in un bel negozio di bomboniere. Sentendomi a disagio nei negozi di bomboniere, non colgo il significato delle immagini della sua terza Venezia ottenuta mescolando la realtà con la finzione dell’Italia in miniatura, dove le disarmonie del reale vengono eliminate come rumore di fondo. Poichè la realtà soggiacente è abusata, i fotografi più abili la ricreano, la deformano, la rinnovano attraverso gli artifici di una coreografia teatrale. Dalla creazione alla manipolazione: anche il gusto del pubblico è un artificio.

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§ 2 risposte a Immagini

  • Caromaso ha detto:

    …”io le spogliavo a suon di sberle…che vuoi, ogni epoca ha i suoi sistemi…”.

    Il prof. Randoni e i limiti della critica d’arte…

    “E’ l’arte che si vendica dell’incompetenza!”

    (Il Caparra, in Fantasmi a Roma, 1961, Antonio Pietrangeli. Sceneggiatura: Sergio Amidei, Ennio Flaiano, Ettore Scola)

  • Chiara P. ha detto:

    Ah ah!!! “Lawrence Aldini, specialista in oreficeria del tardo rinascimento dell’Universita di Oakland, New Zeeland.” Non ci staresti mica male… Ma guarda che la maggior parte degli storici dell’arte sono antipatici e insopportabilmente presuntuosi.

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