L’isola di Poseidone

30 agosto, 2011 § 2 commenti

Per colpa di Poseidone, Ulisse non riusciva a tornare a casa e senza la scorta dei Feaci non ce l’avrebbe fatta da solo a ritrovare Itaca.  Ora l’isola di Poseidone è qui davanti a noi, il suo profilo sfumato si vede appena contro il cielo azzurro: Paxos e, accanto, l’isolotto di Antipaxos, con le scogliere bianche ripiegate come le pagine sgualcite di un libro. E’ ripreso a soffiare il maestrale energico e sferzante. In direzione di Paxos il vento risucchia la barca a otto nodi di bolina e al timone è una lotta piacevolossima. Lucio grida: “fa’ vedere al vento chi comanda!”. La barca sbanda e pare d’essere in regata. Non abbiamo niente da temere, guardo Lucio in faccia e mi pare di vedere Poseidone… il dio del mare ce l’abbiamo in barca: è il nostro skipper!  L’isola di Paxos diventa grande in fretta, ma la foschia continua a mascherarla in una macchia di colore azzurro indefinito. Ulisse non è un personaggio moderno. I miti del nostro tempo sono diversi, sono l’opposto di Ulisse: gente che millanta identità sublimi per mettere a frutto doti primordiali, il più possibile al riparo dai rischi, facendosi scudo con la vita degli altri. Niente a che vedere col campione low profile, che si fa chiamare Nessuno e rischia in prima persona per il gusto di costruire una identità di sé autentica e profonda. Sarebbe interessante un sondaggio per misurare l’appeal della figura di Ulisse presso un pubblico di gente comune. Un personaggio così potrebbe essere liquidato come una maschera buffa, insieme a Polifemo, o come Pinocchio.

La rotta verso l’isola di Paxos è ostacolata dal maestrale che proviene proprio da quella parte e rischia di fare ritardare l’arrivo al porto di  Gaios, oltre l’ora in cui di solito si trova posto in bachina, al centro della baia, praticamente nella piazza del paese. E’ divino ormeggiare davanti a un bar del centro e farsi servire una birra fresca, con un semplice balzo fuori dalla barca. Ma siamo in ritardo e dobbiamo accettare un’altra sistemazione decisamente più selvatica. Lucio allarga le vele e distende la rotta al traverso, verso le scogliere bianche di una baia deserta dell’isola più piccola che sta davanti, Antipaxos. Per l’ormeggio fra gli scogli serve un tuffo al tramonto e sono io che raggiungo a nuoto la riva in una piccola spiaggia di sassi rotondi, dove assicuro una cima ad un enorme tronco relitto levigato dalle onde. Faccio un nodo purchessia (è incredibile, ma dimentico i nodi marinari proprio quando servono). Lucio chiede poi di guardare quant’acqua c’è sotto la chiglia: è appena mezzo metro, o poco più, quanto basta per non toccare il fondo con la bassa marea. La baia appare deserta, ma non lo è. Al calare della sera i topi di una razza selvatica di nuotatori si rincorrono sugli scogli. Uno di loro ha perfino il coraggio di raggiungerci, nuotando fino alla catena dell’ancora ed arrampicandosi su, in barca, come un equilibrista. Al buio si muove discreto sulla coperta e va nascondersi sotto il gommone, guardando fuori con occhietti neri e vivaci. Senza remore, l’equipaggio si dà da fare per farlo scendere.

Dopo una notte trascorsa al caldo, sigillati sotto coperta, la mattina ripartiamo fra una baia e l’altra verso il porto di Gaios, nell’isola di Paxos.  A metà pomeriggio ormeggiamo la barca in un tratto di banchina lasciata libera dai traghetti di linea, di poppa, col pozzetto che potrebbe funzionare da bancarella nella piazza del mercato.  Di sera il centro è affollato come se ci fosse una festa, con la passerella di gente a passeggio nelle vie veneziane e l’esibizione di barche attraccate sul lato marino della strada che cinge la baia urbana di Gaios.  All’indomani di buon’ora dobbiamo ripartire per lasciare posto all’ormeggio dei barconi turistici, che viaggiano intorno a Paxos carichi come il traghetto di Caronte. Affrontiamo un giorno di agile navigazione e circumnavighiamo quasi per intero l’isola. La costa occidentale, quella rivolta verso il mare Ionio, è la più spettacolare, con i faraglioni e le grotte che fanno da cornice al nascondiglio più probabile di Poseidone. Gettiamo l’ancora; c’è appena il tempo per una ricognizione veloce all’imboccatura delle grotte, ma il posto è preso d’assalto da barconi sovraccarichi di turisti che paiono clandestini.

Completiamo il periplo dell’isola con una navigazione sotto costa che risale per gioco ogni golfo ed ogni scogliera, tanto per manovrare un po’ le vele. Verso sera indirizziamo la rotta nella baia di Longos, la più piccola borgata di pescatori dell’isola, dove i bar sotto la pergola si affacciano sull’acqua del mare che è limpida a riva come un acquario. Sembra Portofino, ma qui è tutto ancora più piccolo. Sullo sfondo c’è il camino antico di una vecchia fabbrica dismessa di sapone. La baia è occupata da minuscole barche di pescatori: per il nostro ormeggio c’è spazio all’estremità di un molo corto, dove di notte si accende la luce di segnalazione del fanale rosso. Dopo di noi arrivano altri naviganti,  pochi a dire il vero. Il portolano riferisce che è pericoloso ormeggiare a Longos, a causa dei fondali insidiosi, ma Lucio dice che non è così. Non c’è niente di particolare, bisogna muoversi con destrezza e decisione, come sempre nella vita.

Maestro di destrezza, un navigatore solitario ormeggia da solo una barca di quindici metri, portando al molo una cima col gommone. Non più giovane, indossa un cappello ed un foulard.  Spedito, va a sedersi sotto la pergola del bar e comincia a parlare con una signora che porta un buffo paio di scarpe di gomma a forma di guanto per le dita dei piedi. Saluta anche noi e si presenta: è chiaro di carnagione, ha gli occhi azzurri e il mento sporgente. Dice di provenire dal Galles, dove ci sono ben altre scogliere e il clima è tutt’altro, rispetto al caldo secco di questa sera, all’ombra della pergola. Al lume di candela, di notte comincia una festa di compleanno. Al suono della fisarmonica si fa largo una tribù di anglosassoni, uomini e donne vestiti con drappi bianchi e fiori in testa. I sandali, i drappi ed i fiori delle acconciature preraffaellite fanno rivivere un mito nordico, ottocentesco, della Grecia mediterranea, nella luce che illumina l’acqua limpidissima sotto la pergola.

Annunci

Tag:

§ 2 risposte a L’isola di Poseidone

  • paola ha detto:

    Bella questa vacanza per mare, di bucanieri incontrati per la prima volta su un due alberi chiamato “Contessa”…..belli questi racconti di luoghi visti dal mare, di cibi, di rade, di fortezze, di marinai, di tramonti, di storia, di gente di mare di un tempo, di tramonti, di feste sotto ad una pergola…..

  • […] velisti esitano, ma il nostro capitano no. Ricordavo la destrezza del marinaio gallese solitario, l’altra volta che arrivammo qui, tre anni fa: un approdo magico, popolato perlopiù da Britannici in estate. La banchina che […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo L’isola di Poseidone su ...I've got a project!.

Meta