Le scogliere dell’Epiro

23 agosto, 2011 § Lascia un commento

Lo Sciarrelli 50 di Lucio è una goletta a due alberi, sagomata che è una bellezza, come le barche di quarant’anni fa. Sono l’ultimo a salire. In fondo al pontile L del porto di Gouvia, nell’isola di Corfù, Lucio ha fretta di partire, non vuole pagare un’altra notte all’ormeggio. Nella Grecia ionica è facile trovare approdi gratuiti nei porti di ex-pescatori che si sono adeguati alle esigenze turistiche, senza essere esosi. Col maestrale energico che ci spinge, possiamo raggiungere la costa dell’Epiro prima di cena. Il canale di Corfù  sembra fatto apposta per una scuola di vela, col maestrale al gran lasco la barca scivola sul mare sempre al limite della strambata. Sembra di volare. La costa dell’Epiro si avvicina come un monumento. Le  Scogliere brune spuntano dai promontori  e nascondono morbide insenature.  Le rocce disegnano altre onde, spinte terrestri ripegate in archi di sinclinale ed anticlinale confondono i monti e sulla costa fanno emergere i segni di una geografia sotterranea, portata allo scoperto dalla forza del mare.

Plataria è un posto più piccolo di Igoumenitsa, pochi chilometri più a sud. Al tramonto i promontori che cingono la baia di Plataria inquadrano la luce del sole come la scena finale di un film. Sulla spiaggia c’è anche una doccia gratuita con un tubo nero di gomma serpeggiante, che riscalda l’acqua alla luce del sole. Dietro la spiaggia, basta attraversare la strada e c’è l’imbarazzo delle scelta per quanto riguarda bar e ristoranti, che si aprono larghi, all’aperto e in soprannumero rispetto ai  turisti in arrivo dal mare e dall’entroterra. Non sembra esserci molta gente a Plataria, anche se è ormai alta stagione. La ricetta per cenare bene e a buon mercato in questi ristoranti, spendendo meno di dieci euro a testa, Lucio l’ha messa a punto nei viaggi precedenti: antipasto di melanzane e alici marinate, tatziki ed un assaggio di Mousaka. Col pane portato in abbondanza, la cena è tutt’altro che dietetica. Volendo, si possono aggiungere due fritture di pesce azzurro e, soltanto dopo aver chiesto il conto, Lucio dice: “Tsipouro per tutti!”  Lo Tsipouro è un distillato balcanico così vellutato da fare impallidire le grappe della migliore tradizione veneta. I camerieri accettano il gioco e lo portano volentieri dopo il conto. E’ una ricompensa per lo skipper che ha scelto ancora una volta il loro ristorante per la comitiva di passaggio, e lo skipper condivide generosamente questa ricompensa con la comitiva che ha con sè.  Lo tsipouro è un compagno di viaggio irrinunciabile anche a bordo e stimola i migliori progetti di navigazione.

Scendiamo la costa dell’Epiro alta e frastagliata di roccia tenera, a tratti tendente al giallo, cariata dal carsismo di grotte nere che la sgretolano. Nel mare blu non mi abbandona l’impressione d’essere davanti ad un’enorme rovina. Il paesaggio delle scogliere è spinto verso l’alto e si contorce per effetto di invisibili forze potenti e ricade di continuo sotto il mare, dissolvendosi per effetto di altre forze più familiari come le onde ed il vento.   L’essenza della scogliera è al massimo grado quella della rovina, forse anche di più: la rovina della rovina, dove il disegno originale delle forze tettoniche si perde nei grumi informi di roccia rimescolata.  Le spiagge di sabbia e ghiaia che si aprono di tanto in tanto nelle insenature fra le scogliere trasmettono una sensazione opposta, orizzontale, di riposo nel gioco tormentato della crosta terrestre.

Dopo un giorno di navigazione oziosa verso sud, gettiamo l’ancora in rada nella baia di Parga, che di sera è accogliente come un abbraccio. Scendiamo a terra, questa volta con il tender, per un’altra cena da manuale: melanzane, alici e tatziki, con tsipouro finale. Il centro di Parga è affollatissimo di  turisti e di negozi di chincaglieria, roba in stile sammarinese. I bagnanti della domenica riprendono le strade dell’entroterra e risalgono l’Epiro verso Ioannina, mentre la fisionomia di un turismo balneare più colto e, se volete, affascinante, emerge dai volti di gente straniera seduta ai tavoli dei bar.

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