San Giovanni d’Asso

22 giugno, 2011 § 2 commenti

SAMSUNG CAMERA PICTURESNelle crete senesi il paesaggio è quello delle cartoline che fanno sognare la Toskana con la “k” ai tedeschi e agli olandesi in pensione: un mare ondeggiante di colline dove la luce trasforma il profilo dell’orizzonte da un’ora all’altra ed i colori sfumano dal verde al giallo e al nero, come nei quadri di tanta pittura che ha colonizzato l’immaginazione del mondo intero. Arrivarci a mezzogiorno col sole di Giugno è come partire in mare con la barca a vela. Nelle onde del paesaggio non ci sono tracce recenti di civiltà. Anche i fili della luce sono un fatto sporadico, labili guinzagli legati ai casolari, vanno subito lontano e si perdono dietro l’orizzonte ricurvo. Il ritmo dei cipressi in fila è l’unico accento verticale del paesaggio. Tutto il resto è un’ onda: la linea dell’orizzonte, la curva della strada, il movimento dello sguardo. E’ una liberazione quando ci si arriva con gli occhi ancora carichi del rumore visivo delle periferie che circondano la brutta quotidianità. Nella memoria gorgoglia il ricordo di mozziconi di viabilità, di condomini cresciuti a caso l’uno contro l’altro… ma qui non è così.

SAMSUNG CAMERA PICTURESAlle cinque del pomeriggio di sabato 18 Giugno, a San Giovanni d’Asso si inaugura una piccola biblioteca pubblica, nei locali del castello dov’è anche il “museo del tartufo”, un esempio ben riuscito di museo sensoriale. Gli amministratori di San Giovanni d’Asso sperimentano idee originali e sanno spendere i contributi pubblici. Ora gli sponsor hanno finanziato una guida turistica su i-phone, integrata sulle reti Wi-Fi del territorio. Alcune targhette misteriose sono state appiccicate nei luoghi d’interesse  e sembrano i codici di una civiltà extraterrestre. Fotografandoli con il telefonino, una voce sintetica comincia a parlare. Il collegamento web senza fili avviene in un paesaggio che ha conservato intatti i connotati di un secolo fa. Vedremo se avrà successo questo modo di informare i turisti, che non aggiunge contenuti, ma li riorganizza andando incontro alla tecnologia del momento. A San Giovanni d’Asso sono in corso altri esperimenti: oltre alle nuove tecnologie informatiche, vengono agevolate le giovani coppie che decidono di vivere in questo territorio. Il bel paesaggio, da sè, non è una attrattiva sufficiente. La popolazione invecchia e le case restano vuote, pronte da dare in affitto ai turisti occasionali del fine settimana. Basteranno le nuove tecnologie per invertire la tendenza all’invecchiamento?

SAMSUNG CAMERA PICTURESDall’alto del Castello di San Giovanni, la valle scorre ondeggiando verso Torrenieri, buia di sera come un crinale appenninico. Quasi non ci sono case laggiù, per dieci chilometri fino al torrente Orcia. L’orizzonte è monopolio del Monte Amiata che incardina il profilo delle colline in direzione di Montalcino. Le case storiche del borgo di San Giovanni  si raggomitolano attorno al castello, insieme alla chiesa parrocchiale ed all’oratorio della Misericordia. Fra le anziane frequentatrici della messa domenicale, alle dieci del mattino compare un prete nero, che parla forbito in lingua italiana con l’accento di una cantilena gospel. Altre intromissioni global sono in agguato nel panorama delle crete: l’affittacamere bulgara, i cuochi asiatici…  Gli abitanti più autentici nati e cresciuti qui, hanno il passo incerto degli ottantenni e si danno da fare per illustrare quello che hanno vissuto, con viva voce. Il nipote del parroco che c’era al tempo della guerra, non risparmia critiche ai preti moderni -distruttori di arredi sacri- e mostra con orgoglio un gioiello di oratorio settecentesco, col pavimento originale in cotto ed il coro ligneo alle pareti. La signora Lidia apre su richiesta la Pieve di San Pietro in Villore, al di là del castello, e non si accontenta di aprire la porta: una volta dentro si attrezza e comincia a spazzare il pavimento. Dice che ci vorrebbe un po’ di Mussolini per rimettere le cose a posto. Le immagini che riverberano nei suoi occhi sono ancora quelle di una toscana agricola che credevo non esistesse più: la festa della trebbiatura, i rosari negli oratori di campagna durante i mesi della Madonna, come nei documentari della CNN e della BBC, dove le donne ricurve ed i vecchi col bastone  fanno sembrare questa parte d’Italia un paese d’altri tempi, o d’altri luoghi. Quando i vecchi muoiono, le case vanno a finire in mano ai forestieri. Arrivano da Bergamo, dal nord. Aprono alberghi di lusso che a San Giovanni non s’erano mai visti. Oppure diventano agricoltori, ma non sanno mica fare. Si stancano della vita che sono venuti a cercare e qualcuno vorrebbe vendere tutto, ritornare a Bergamo. Sull’uscio della chiesa, la signora Lidia ravviva con la voce l’arenaria ed il travertino delle sculture, nella luce del mezzogiorno. Nessun telefonino parlante, nessun codice fantascientifico potrà mai sostituire questa voce che racconta il luogo in carne ed ossa. I telefonini e le nuove tecnologie sono un premio di consolazione per chi ha fretta e si accontenta del clic di una fotografia digitale. Finita la memoria viva, l’unità dei luoghi va a moltiplicarsi in diverse apparenze, una per ogni sguardo arrivato qui per caso, o per necessità, inseguendo l’immagine di una cartolina.

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