Sul mestiere dell’insegnante

27 febbraio, 2011 § 2 commenti

Il rappresentante dei libri di testo entra a scuola col computer portatile sotto braccio, non ha più con sè i chili di carta di un tempo, nella borsa tiene solo qualche fascicolo e un po’ di CD-Rom.  Con tanta leggerezza annuncia la prossima generazione di supporti didattici interattivi da utilizzare sulle lavagne multimediali che stiamo installando nelle aule. Nel linguaggio del rappresentante i libri sono soltanto  un “supporto cartaceo” di secondo piano rispetto al magico “supporto multimediale” della tecnologia contemporanea. Si capisce che una trasformazione della didattica è in atto già da un po’: i primi ad accorgersene sono stati gli insegnanti di lingue, che si servono dell’interattività più degli altri, perchè l’Inglese, il Francese e il Tedesco sono vivi, più vivi della storia e della geometria. Nell’aula insegnanti di una piccola scuola media di provincia, il rappresentante dei libri Garzanti mostra alcune nuove animazioni, i pezzi di un libro di scienze ancora in gestazione, di rilascio quasi imminente. Nel filmato si animano le cellule e si muovono i continenti alla deriva. Rimaniamo a bocca aperta, perché con questa roba in classe, il ruolo dell’insegnante non sarà più lo stesso. Con la didattica multimediale, la scuola del futuro potrebbe rinunciare agli insegnanti, che potrebbero essere sostituiti da tutor, mediatori didattici, all’occorrenza bidelli, nel caso ce ne siano in eccedenza, con grande gioia dei giocatori d’azzardo della finanza pubblica. Oppure no, l’insegnante non scomparirà. Cambierà ruolo e diventerà un’altra cosa. Dovrà essere meno professore e sarà di nuovo Maestro.

Per lavorare a scuola bisogna essere già maestri d’equilibrio, perchè la varietà delle didattiche non è accompagnata da adeguate linee-guida. In materia scolastica non c’è un autorevole riferimento centrale: al suo posto una polvere sottile, velenosa, fa da schermo alle linee guida che anche in Italia potremmo trarre dagli orientamenti europei. La confusione regna al governo e ribalta come al solito la scena, accusando la scuola pubblica di chissà quali nefandezze. Anch’io ero prevenuto, ma dopo un anno non ho ancora visto scandali nella scuola: non ho visto ancora truffe ai danni dei cittadini, non ho visto lo sfruttamentento della prostituzione, nè le frodi fiscali che invece riverberano nelle stanze del potere. A chi quest’anno vorrebbe festeggiare l’unità d’Italia con l’inno del bunga bunga, io rispondo così: le didattiche possibili sono tante, sfumate e a volte contraddittorie. Di volta in volta occorre distinguere non solo i contenuti ma anche i modi dell’insegnamento.  La sensibilità al contesto fa la differenza fra un bravo ed un cattivo insegnante. Il bravo insegnante è un mago dell’ascolto, sa cogliere le sfumature fra gli innumerevoli stili di pensiero e riesce comunque a dare un’armonia alle differenze.

Fra i ragazzi c’è chi guarda e non capisce, e chi crede di non avere più niente da imparare a dodici anni. C’è chi non vorrebbe più stare sui banchi e chi invece vorrebbe essere già al Liceo, a dodici anni. Chi crede che la scuola sia un distributore automatico di voti: belli o brutti, dipende se ti sei messo daccordo con il professore… c’è chi crede che basta pagare per ottenere qualunque cosa (chi glielo avrà insegnato?) e chi pensa d’essere un misero fallito perchè ha sbagliato un compito di matematica, a dodici anni. Quando ho cominciato ad insegnare un anno fa ho pensato che avrei fatto un mestiere nuovo, che gli altri mestieri della mia vita non mi sarebbero più serviti; ma il lavoro dell’insegnante è una sintesi che raccoglie tutti gli altri mestieri e le esperienze già fatte altrove ritornano come profezie di questo presente. Quando parlo ai ragazzi in classe, sento un istinto antico, che comincia prima della matematica, prima dei numeri e del teorema di Pitagora, e mi lascio spingere da una passione che è quella degli animali alle prese con le loro cucciolate, quando escono dal nido per la prima volta. E’ così che la comunicazione diventa credibile.

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§ 2 risposte a Sul mestiere dell’insegnante

  • paola ha detto:

    Mah….per me la ruota gira sempre….il mondo evolve, ma ci si lamenta delle modernità, che poi diventano cose normali (fu un evento il passaggio dal ciclostile alla fotocopiatrice nella mia scuola!); ci si lamenta dei professori, ma poi ti ricordi dei bravi insegnanti o professori o maestri, che avevano la “passione” nell’insegnarti le loro materie ed i ragazzi di adesso hanno le stesse paure, emozioni, sicurezze, insicurezze, arroganze, risposte e non risposte che avevamo noi ed altri insieme a noi, solo nella versione di questi tempi……sembra, comunque che questo mestiere (od insieme di mestieri) ti piaccia, e finchè senti l’ “istintito antico”, vai bene……..

  • caromaso ha detto:

    tecniche arcaiche…

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