La memoria degli alberi

30 gennaio, 2011 § 2 commenti

Mi piacevano gli alberi ai bordi della strada fra Selbagnone e Meldola, quelli che in questi giorni vanno giù uno dopo l’altro a colpi di motosega.  Un recinto scorrevole con il semaforo a senso unico alternato racchiude il cantiere mobile addetto alla demolizione.  Questi alberi sono il relitto di una tradizione secolare, frondosi d’estate, solenni d’inverno, a centinaia su due file accompagnavano chi passava sotto ed indicavano -a chi guardava da lontano- che la strada passava di lì, come un fiume, come un bosco, come un solco antico tracciato nel paesaggio e unito ad esso: terrapieno, massicciata ed alberi in un’unica opera costruita insieme dall’uomo e della natura.  Qualche pianta era già caduta e non era stata rimpiazzata. I buchi vuoti in queste file di alberi a me ricordavano le colonne mancanti di un tempio greco. Nella valle dei templi arborei -fra Selbagnone e Meldola- ora passa inosservata la sparizione degli ultimi fusti.  Gli alberi ai bordi delle strade sono improvvisamente diventati incompatibili con qualcosa: con gli obblighi di sicurezza stradale? Con i costi di manutenzione del verde pubblico?  Di certo sono incompatibili con la sciatteria della nuove vie arrotondate, con i percorsi disorientanti senza via d’uscita che estraneano dai luoghi ed impongono l’obbligo di tirare diritto fino allo svincolo successivo.

Ora mi chiedo cosa rimarrà di questa strada, che corre stretta su un terrapieno di terra alto tre metri.  A nessuno è venuto il dubbio che quegli alberi fossero lì con uno scopo strutturale, per legare insieme e tenere stretto il terrapieno su cui corre la strada.  E’ diventato difficile credere che la vegetazione possa essere neccessaria per sostenere un’opera di ingegneria. Gli alberi sulla strada possono essere belli (per gli artisti) e possono servire a fare ombra (per i ciclisti). Per gli addetti ai lavori pubblici nell’età del cemento armato, gli alberi sulla strada sono un problema. Da estirpare.

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