La macchina a vapore (I)

17 gennaio, 2011 § 1 Commento

Parlo del vapore. Quando il vapore condensa compaiono le goccioline: i bambini di prima media le guardano sui vetri della finestra.  Dentro è caldo, fuori fa freddo, ecco la condensa: è un passaggio di stato. Tutti devono sapere cosa sono la vaporizzazione e la condensazione, la fusione e la solidificazione. Ma, nell’attesa della campanella,  il vapore mi ispira una fuga in avanti, verso il passato delle scienze e dell’ingegneria.  Con il Web multimediale evoco la macchina a vapore, quella di Newcomen datata 1712, e sulla lavagna luminosa di questa prima media compaiono subito la leva, la fornace e la caladaia di Newcomen, in un disegno rigoroso e antico, coi muri di pietra e le travi di legno ancora  a metà fra la bottega dell’alchimista e la modernità dell’illuminismo. I ragazzi ammutoliscono e guardano eccitati quel disegno, è magico, è bellissimo. Ma come funziona? La forza che animava le prime macchine a vapore non era la pressione del vapore, ma quella dell’atmosfera che reagiva contro il vuoto prodotto all’interno di un grande stantuffo, per effetto della condensazione del vapore, che veniva prima introdotto allo stato aeriforme e poi condensato con un getto d’acqua in questa rudimentale macchina termica. Dall’altra parte del bilancere una siringa altrettanto grande faceva il suo lavoro di pompa: giù-e-su-giù-e-su per sollevare l’acqua dalle miniere inglesi. La distanza fra l’intuizione scientifica e l’applicazione industriale qui è minima: nella macchina di Newcomen la scienza e la tecnologia quasi si toccano, le separa solo la precisione del carpentiere addetto alla costruzione del telaio, del cilindro e del bilancere. Il funzionamento di questa macchina esemplifica una proprietà della natura, per cui si produce improvvisamente il vuoto quando la materia passa dallo stato gassoso a quello liquido.

Ai ragazzi piacciono le invenzioni e questa li intriga in modo speciale, per la forma del marchingegno, per la ripetitività del movimento che è come quello di un giocattolo. Chiedo di guardare il disegno e di spiegare come si muove, perché “con quello che vi ho fatto studiare, avete tutti gli elementi per capirlo da soli”. E’ vero, questi ragazzi di dodici anni potrebbero scoprire da soli la macchina di Newcomen, non quella di Watt che è troppo complicata e neanche quelle successive ad alta pressione del milleottocento, ma quella di Newcomen sì: è effettivamente semplice, vicina al pensiero lineare di un bambino di prima media, decisamente alla sua portata. E’ come se nel millesettecento la tecnologia avesse seguito le tappe di maturazione di un adolescente, dalla scuola media alla maggiore età. Lucia dice di avere capito e vorrebbe  studiare un’invenzione nuova ogni settimana: potrei spiegare io tutte le invenzioni una dopo l’altra, fino alle astronavi. Non sa che la distanza fra l’intuizione scientifica e l’applicazione industriale cresce e aumenta vertiginosamente, ed il divario si allarga quando la tecnologia si rafforza e diventa adulta con l’acciaio, i servomeccanismi e le grandi ruote dentate dell’Ottocento. Dopo James Watt, le idee della tecnica rielaborano se stesse e non rispecchiano più la scienza dei principi e delle intuizioni. Le macchine più moderne insegnano ben poco di scientifico: raccontano la storia di chi ha saputo imporre il proprio marchio con la forza dei grandi numeri, sono scatole nere contenenti brandelli di intelligenza di cui si è smarrita la paternita.  Leonardo vuole sapere perchè questa macchina di Newcomen non la usa più nessuno, neanche chi abita nei paesi poveri. Sembra così semplice ed economica. Ma oggi la semplicità delle idee ha un costo sorprendente. Al posto di una macchina di Newcomen, è più economico spedire in Africa un motore diesel assemblato in Australia con la parte meccanica fabbricata in Germania e la centralina elettrica acquistata dal Giappone. E’ troppo complicato da capire. E’ più facile la macchina di Newcomen: sarebbe bello costruirne una insieme, con l’aiuto di un bravo artigiano.  Il nonno di Giacomo… Un amico del nonno di Giacomo costruisce i modellini delle macchine a vapore!

Annunci

Tag:

§ Una risposta a La macchina a vapore (I)

  • Domenico Pozzetti ha detto:

    se guardi su Youtube il terzo video sull'”esperienza” Focardi-Rossi troverai un veloce accenno del Prof. Celani al fabbro Watt contrapposto agli scienziati tipo Carnot (con facile analogia tra la macchina a vapore e la pila a fusione fredda).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo La macchina a vapore (I) su ...I've got a project!.

Meta