Divisioni in colonna

23 settembre, 2010 § 1 Commento

Vado alla ricerca del perchè.  Molta gente è nervosa e si muove a scatti, non ha tempo per distinguere il bello dal brutto, tanto meno la chiarezza dagli equivoci.  Si lascia sedurre dalla familiarità di certe abitudini: non importa se belle o brutte, le abitudini sono rassicuranti come il solco di una strada asfaltata.  Le mode indicano la direzione: a destra, a sinistra, tutti in fila fino alla prossima rotonda dove qualcuno si diverte a disporre i segnali in un girotondo senza via d’uscita.  Il mondo al di fuori del solco delle abitudini è privo di interesse, perchè è senza segnali e non sai come guardarlo. Meglio allora non perdere tempo, guardare avanti, leggere bene i segnali davanti agli occhi.  Le abitudini di moda sono sufficienti per vivere nelle rotonde senza orizzonte che hanno sostituito i crocevia nella geografia dell’oggi.  Di certo non nasciamo dentro una rotonda e mi chiedo allora quand’è che entriamo in uno di quei solchi d’asfalto ripetitivi che circondano la vita di molti di noi. Qualcuno prima, qualcun altro dopo, in genere troppo presto e comunque sempre prima.

I bambini di prima media sono lì ad un passo dalla rotonda della loro vita, ma non ci sono ancora entrati. Per molti di loro non è così scontato che si debba trascorrere l’età adulta in un girotondo d’asfalto.  Hanno in mente delle alternative, le leggo nei loro occhi.   Quando alla lavagna recitano le divisioni in colonna con voce acuta e decisa, sembrano posseduti da uno spirito più grande di quello che riesce ad esprimere il loro corpo in punta di piedi, il braccio teso col gesso in alto per arrivare più su nella lavagna.

Il sette nel trentasei ci sta cinque volte e resta uno.  Il quattro nel quindici ci sta cinque volte? No. Allora provo con una di meno.

Sì, provaci, non ti fermare: se il resto non è suffciente, è giusto dividere per sei e vedrai allora che il resto è quello che serve per andare avanti con l’operazione.  Non ricordavo quanta intelligenza si potesse esprimere con una divisione in colonna: la cura del calcolo, l’attenzione, la concentrazione. Ogni volta una prova di abilità, così complessa da fare allontanare il sospetto dell’esistenza di una matematica ulteriore: le espressioni, le potenze, le frazioni, le equazioni di primo e di secondo grado, i sistemi di equazioni a più incognite.  Poi i logaritmi, i radicali, le scomposizioni in fattori, la geometria analitica, la trigonometria, l’algebra lineare, l’analisi uno, due, tre, gli spazi di funzioni… si perdono ancora nell’orizzonte del possibile, come le montagne di una terra lontana il primo giorno di un viaggio con lo zaino in spalla.

Nell’universo delle divisioni in colonna qualcuno sfida le proprie abilità azzardando calcoli con quattro cifre al divisore.  Più è grande il numero, più è difficile, maggiore è la gloria di chi lo risolve.  Io non vorrei perdere tempo con il calcolo, così mi hanno insegnato, non lo ritengo importante. Oppure non sono più abituato.  Ma le bambine mi interrogano ancora in silenzio con un filo di voce, gli occhi sbalorditi e la bocca aperta.  Mi mostrano i  calcoli sul quaderno: divisioni con quattro cifre al divisore, scritte in ordine, senza ripensamenti.  Mi lascio trasportare dal loro modo di ragionare. La strada che indicano passa attraverso le divisioni in colonna: non posso fare altro che seguirla fino al crocevia delle espressioni, che vorrei rendere chiare, limpide, diritte verso l’orizzonte, senza… rotonde.

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§ Una risposta a Divisioni in colonna

  • Indiana ha detto:

    evviva! Mi ero appena riaffacciata sul tuo blog beccandomi subito un rimprovero…. Dove sono i tuoi lettori? Eccomi, ma tanto lo sai, ho una vita da intermittente, ci sono-non ci sono….
    E ora leggo questo post e mi rinfranca e mi spinge a spronarti! dai Lorenzo!!! Non permettere ai tuoi giovani alunni di essere risucchiati dalla moda del non ragionare, mantieni in loro accesa la curiosità! Sii mago, sii maestro, salvali dalla stupidità che li circonda!!!!! Falli restare più intelligenti degli adulti che li cercano di normalizzare e rimbecillire!
    Fatti contagiare dal loro stupore e guidali nella scoperta…
    Buon lavoro!

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