Il curriculum

4 settembre, 2010 § 1 Commento

Con l’amico regista Carlo, durante l’estate avrei voluto scrivere il soggetto per un film: la storia di un fisico siciliano espulso dall’università e dal mondo del lavoro, il quale ritorna a Berlino nell’illusione di un ricordo. Nella capitale tedesca spera di ritrovare gli amici dell’università di un tempo, invece comincia a vagabondare fra le strade, negli spazi vuoti fra le diverse anime di Berlino.  Stringe strane amicizie e non si accorge d’essere ormai ai margini della società. Arriva l’inverno e si ritrova senza soldi, occupa case abbandonate insieme ad altri derelitti, accende fuochi ai margini della città e vive di elemosina. Però non si rattrista, anzi è felice, libero ed illuminato da una gioia francescana. Questa storia potrebbe essere interessante, perché ricorda un precipizio troppo vicino alla vita di molti laureati che, per sopravvivere oggi in Italia, si aggrappano all’eredità dei nonni operai ed alle casse integrazioni ordinarie, straordinarie e in deroga, se hanno il privilegio di goderne. Però, non so perchè, non riesco a scrivere questa storia, anzi… non voglio proprio pensarla.

L’unica cosa che sono riuscito a scrivere durante il mese d’Agosto è un curriculum aggiornato. In un’epoca in cui la “carriera” è appannaggio di una minoranza di funzionari pubblici, privatizzati o militari, per la maggior parte delle persone Il Curriculum Vitae è soltanto un’espressione latina di conforto alla volatilità delle esperienze professionali.   Tuttavia pare sia molto importante scambiarsi i curriculum, più dei biglietti da visita.  Quando parli di lavoro con qualcuno, quando potrebbero arrivare proposte concrete, la conversazione si ferma alla fatidica richiesta: “mi mandi il curriculum!”.  Di solito è un modo per uscire dall’imbarazzo ed alleggerire il discorso, rimandando a data da destinarsi i progetti di lavoro.  L’invio di un curriculum è un gesto di cortesia a cui nessuno è più tenuto a rispondere.  Nel caso in cui si renda effettivamente disponibile un posto di lavoro, per rimpiazzare qualcuno che se ne è improvvisamente andato, o per ricoprire temporaneamente un ruolo in un settore in rapidissima espansione, il curriculum può effettivamente ancora servire, ma va personalizzato, evidenziando quello che è utile  e tacendo quello che non serve per la posizione specifica da ricoprire.  Chiunque si sia cimentato con questo genere di colloqui, ha collezionato un certo numero di curriculum diversi fra loro, tutti ugualmente riferiti alla propria personale identità anagrafica, come se il passato potesse assumere un aspetto diverso a seconda del punto di vista.  Così è, se vi pare.

Non so se sia un buon segno, ma per la prima volta ho sentito la necessità di formulare un curriculum partendo da quello che credo di aver fatto, nel modo in cui l’ho fatto veramente.  Ne è venuto fuori l’abstract di un’autobiografia professionale. Quindici anni di lavoro potrebbero già bastare. Fra le orde barbariche delle crisi industriali e dei progetti innovativi rimasti incompiuti, mi sembra di aver ricomposto almeno un senso a posteriori, senza finzioni. E’ un’occhiata complessiva, una parola “fine” scritta su qualcosa che non farò più, o non farò più allo stesso modo.

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§ Una risposta a Il curriculum

  • Indiana ha detto:

    Un punto fermo dopo un periodo, serve ad iniziare un nuovo periodo.
    Non necessariamente un nuovo racconto. Magari solo un nuovo paragrafo, o un nuovo capitolo.

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