Sogni

7 maggio, 2010 § 5 commenti

Licenziarsi ha un effetto benefico, perchè libera da doveri faticosi quando quasi non se ne può più.  Ma uscire dalla scuola così, non è come abbandonare un lavoro qualunque. I ragazzi di seconda-B mi appaiono ancora, quando non ci vorrei più pensare. Li ho sognati di notte più di una volta: dovevamo fare lezione, ma la scuola non c’era.  Per non restare in mezzo alla strada, andiamo tutti nello studio di mio padre a Forlimpopoli. Lo spazio è abbastanza grande e i ragazzi si eccitano terribilmente all’idea di essere lì in un posto nuovo, a casa mia. Corrono, si arrampicano, prendono i libri, finchè uno dei gemelli (non ricordo quale) scoppia in un’esclamazione: “venite!  Ho trovato i quaderni del prof, quelli che scriveva quando aveva la nostra età!”

Quando avevo la loro età, dalle finestre dello studio di mio padre, alla fine dell’estate vedevo passare i camion delle barbabietole.  Sullo sfondo c’era la sagoma mostruosa dello zuccherificio: una vaporiera gigante piantata per terra, a tratti lucida, a tratti nera.  Guardavo i cumuli di barbabietole dileguarsi sotto i getti d’acqua del trasporto idraulico e mi domandavo come fosse possibile trasformare in zucchero quella massa molliccia e fangosa. Dalla stessa finestra si vede adesso uno spazio libero sotto il cielo lattiginoso e, a colpo d’occhio, vien da credere che quello scenario sia solo una finzione, una quinta posticcia messa su per coprire la fabbrica ancora in piedi, che è nascosta dietro, connaturata col territorio.

Nel primo anno di cassa integrazione sognavo spesso lo zuccherificio: arrivavano le barbabietole e non sapevamo dove metterle, perchè la fabbrica era in dismissione. Oppure sognavo di tornare in fabbrica e di trovarla attiva, con gli operai in tuta blu indaffarati a mettere in moto pompe e motori: dappertutto c’era odore di fango, nei tubi giravano solo liquami. Mi accorgevo d’essere lì per errore, volevo andarmene, ma i liquami uscivano dai tubi e formavano uno spessore morbido sul pavimento, che rallentava i passi. Ho anche sognato la fabbrica dismessa, al buio, di notte, come un castello fantasma.  E’ strano, ma credo di averla sognata così da bambino, quando giravo in bicicletta intorno allo zuccherificio, e non immaginavo che sarei finito là dentro.  I sogni si confondono già con i ricordi e arriverà presto il giorno in cui non distinguerò più i sogni recenti, da quelli infantili delle mie origini.

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§ 5 risposte a Sogni

  • Caromaso ha detto:

    stupenda orrorifica visione onirica: un fisico senza più fabbrica per le barbabietole, un professore senza più scuola per gli allievi, è tempo di investire per un futuro migliore

  • paola ha detto:

    Tra Caromaso con le previsioni funeste nei commenti del brano precedente e tu con gli incubi, mi vien voglia di suggerirvi di far un film in cooperazione….io comunque non verrò a vederlo!!!!!!

  • Caromaso ha detto:

    gentile Paola, grazie per il suggerimento, il progetto è già in cantiere da tempo, faremo il film e si intitolerà “I misteri integrati di Pinarella”, una docu-fiction con ampie citazioni dei nostri registi preferiti (Bergman, Kubrick, Herzog, Wenders e Monicelli) non ci sarà bisogno che tu vada a vederlo, verremo noi da te…

  • Indiana ha detto:

    aaargh!!!!! un film interattivo che insegue i suoi spettatori e li rende coprotagonisti….

  • paola ha detto:

    Oh no….sembra una minaccia alla Kubrick…per evitare qualche incubo è meglio che vada a letto pensando a qualche film di Monicelli…..

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