L’ultima ora del sabato

13 febbraio, 2010 § 2 commenti

Le ore di matematica in seconda b sono tutte quarte e quinte, alla fine della mattina, e devo insegnare le frazioni, le radici ed il teorema di Pitagora. Evidentemente il mio predecessore aveva il risveglio lento ed amava in modo particolare il sabato, forse per l’atmosfera prefestiva, per le torte e le ciambelle che girano nei corridoi con le bidelle: “è rimasta una fetta, è per lei, prof.!”  Di sabato è un peccato dire di no, quando la settimana sta per finire ma ancora non è finita. I gemelli croati saltano di qua e di là fra i banchi come in un luna park. Hanno avuto la bella idea di scambiarsi di posto ed io rinuncio definitivamente a distinguerli: nessuna evidenza permette di dire a chi appartinene quel volto in duplice copia, quando uno di essi balza in cattedra: “non ho capito! me lo spieghi, non ho capito…” e torna nel turbine ondoso fra i banchi: “prof, quando andiamo nel laboratorio di informatica?”.

Il sabato all’ultima ora, qualcuno vorrebbe fare strani esperimenti: “prof, è vero che se mi lancio da questa finestra non mi succede niente, perché fuori c’è la terra?”, per fortuna le finestre sono chiuse sigillate e salta solo addosso alle compagne di scuola, niente affatto contrariate, sui banchi e sul pavimento.   All’ultima ora non mi consola l’assillo di quello bravino in prima fila che martella con la solita domanda, se ha preso un voto più alto in scienze o in matematica, vuole saperlo adesso, subito.  E gli altri non rinunciano ad alzare la mano, si fiondano verso la cattedra con il quaderno aperto, tutti dicono: faccio io l’esercizio!  Come se il primo che arriva avesse il potere di fecondare la lavagna col gesso.  Gesso e lavagna sono gli stessi da tempo immemorabile, tutto il resto a scuola è cambiato, di nascosto, da dentro, e non ha ancora finito: si trasforma in chimera.

Quando entra la prof di sostegno mi guarda e sorride, ma  quel sorriso è un po’ troppo largo: comincia proprio a ridere, cosa avrà da ridere?  Io non ho niente da chiedere, lei prende posto accanto alla ragazza problematica che deve assistere: chissà se è grave, non l’ho ancora capito, non si può dire handicap, sembra una follia spiritata e giocosa, fatta di capriole e balletti fra i banchi, per cui diventa superfluo spazzare il pavimento alla fine della giornata.  Il mio sostegno è diplomato all’ISEF, ma conosce un bel po’ di matematica, quel tanto che basta per andare avanti con i bravi stanchi delle innumerevoli invocazioni pitagoriche.  Mentre mi dispero nel recupero della classe a fondo campo, è giusto che il sostegno vada a chi se lo merita.

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§ 2 risposte a L’ultima ora del sabato

  • Claudia ha detto:

    Scusa, ma perchè la “donna di sostegno” e non la professoressa di sostegno? E’ sicuramente abilitata e, probabilmente, è insegnate titolare proprio come te!

  • pontediferro ha detto:

    E’ una conseguenza dell’urlo di tarzan: io tarzan, tu donna di sostegno! In questo post ho cambiato qualcosa e ho tolto qualcos’altro. Ho un po’ di pudore a parlare dei ragazzi. Ne scriverò altrove.

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