Giudizio d’emergenza

3 febbraio, 2010 § 3 commenti

Spero che al Padre Eterno non capiti la stessa cosa quando dovrà dare i voti ad ognuno di noi, alla fine del mondo.  No, a Lui non dovrebbe succedere, perché Lui è il Padre Eterno e non fa gli scrutini nel suo giorno libero.  E poi, nell’altro mondo, non ci sono mica le divinità “di sostegno” che cambiano l’ora del giudizio all’ultimo minuto, anticipandola all’insaputa del coordinatore, il quale nel giorno di riposo tiene il cellulare spento.  Nel contratto che ho firmato, non ho letto niente sull’obbligo di reperibilità nel giorno libero.  Allora, se i miei scrutini cominciano alle diciassette, credo sia sufficiente presentarsi mezz’ora prima, diciamo alle sedici e trenta: qualche convenevole, un probabile ritardo della commissione di professori già al lavoro sui voti di un’altra classe, ancora un attimo, poi cominciamo.  Invece all’ingresso mi guardano tutti con apprensione, bidelli e professori, dicono che manco solo io, sono in ritardo. Credevo di essere in anticipo di mezz’ora, invece la mezz’ora ce l’ho di ritardo, come se avessi dimenticato di cambiare fuso orario attraversando il porto-canale di Cesenatico.

L’insegnante di sostegno cammina col passo falcato lungo l’atrio della scuola.  Non ha tempo per salutare, dice soltanto:”Avevo paura che tu ti fossi dimenticato”.  Entriamo nell’aula dove i miei colleghi sono già al lavoro su due classi in parallelo.  A causa del mio anticipo ritardato, l’inversione dello scrutinio della classe prima-bi con quello della seconda-bi non ha avuto successo.  Appena mi vedono, tutti guardano me e cominciano a parlare contemporaneamente.   In aula c’è la stessa confusione del mattino, quando i ragazzi si alzano in piedi e vogliono dire la loro. Alfio, che insegna tecnica e si offre generosamente di tanto in tanto come maestro di vita, mi chiede se per caso ero a letto con “una”…   Mi restano venti minuti per riportare su una tabella i voti di Matematica e di Scienze di ventitrè ragazzi, in un prospetto molto ordinato già scritto a mano dai colleghi di Italiano, Inglese, Francese, dove i cinque in pagella sono in bella evidenza col colore rosso.

Comincio a dettare i voti alla mia insegnante di sostegno, alla quale chiedo comunque conferma, e compiliamo le colonne ancora vuote di matematica e di scienze come avevo fatto una volta tanti anni fa un sabato sera dal tabaccaio, con la schedina del totocalcio, e la saracinesca si stava abbassando.  Ho la sensazione di avere saltato una riga, come se quel cinque che avevo dato al tipo dell’ultimo banco fosse diventato un sette, e il sei un otto, e il nove un sette.  Panico.  Ma non c’è più molto da pensare, quello che è scritto è scritto, sono già le cinque ed entra il Preside per celebrare la conclusione dello scrutinio di questa classe seconda-bi. Mentre lui legge i voti, vedo la mia insegnante di sostegno ascoltare senza battere ciglio (deve rientrare a casa il prima possibile, è tardi, quando finiamo?).  Dal modo in cui gli altri ascoltano, capisco che non abbiamo fatto stranezze.   Tutti i numeri sono andati a finire nelle caselle giuste, per fortuna.

Una ragazza che ha cinque in cinque materie, è particolarmente esposta al rischio di una bocciatura.  Non si tratta di quella “problematica” che si rotola per terra e non è neanche una delle straniere che non sanno la nostra lingua, è un’altra, molto italiana.  Su di lei devo riferire io, perché io sono il coordinatore, ma non so da dove cominciare, così racconto le mie difficoltà relazionali con questa ragazza in classe.  Davanti al Preside, gli altri colleghi si sentono in dovere di intervenire con generosi suggerimenti.  Il professore di musica per esempio dice che il soggetto in questione, l’anno scorso, non voleva suonare il flauto. Ha cambiato strumento, dal flauto è passato alle tastiere, e la ragazza ha trasformato subito il suo atteggiamento.  Facile, no?  Potrei fare lo stesso: anziché insegnarle l’area del triangolo potrei provare con le geometrie “non euclidee”: l’anello di Moebius e la bottiglia di Kaluza… magari scopro che funziona!  Come la tastiera al posto del flauto.

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