Religione fuori orario

30 gennaio, 2010 § 11 commenti

La messa commemorativa si è svolta tardi, ieri pomeriggio verso le cinque vicino a scuola, di fianco all’ospedale, in una chiesa moderna di cemento armato senza finestre, che ha solo una fessura di vetro al colmo degli spioventi, dove di giorno entra un po’ di luce dall’alto come una lama, ma di sera è buio.  Il tetto scivola giù obliquo, tanto che la chiesa sembra una vecchia tenda da campeggio, dove dentro è umido e fa freddo. Il riscaldamento dovrebbe essere incluso nel prezzo della messa, ma se non è così, i sacerdoti dovrebbero almeno specificarne il costo a parte: pro adequata temperatura ecclesiae, da aggiungere alle altre prebende.  Ma si vede che non interessa, cosicchè il 29 gennaio i ragazzi della scuola media entrano in chiesa al freddo e al gelo, come nella grotta, infagottati in giacche a vento multiformi e colorate.

Mi ero dimenticato l’iper-realismo dei crocefissi appesi in alto sopra gli altari delle chiese moderne, orribili macchine da tortura che la consuetudine cattolica vorrebbe trasformare in segni di pietà.   La “cinesina” in prima fila mi riconosce e mi saluta con la mano, chissà come lo vede lei quel crocefisso.  A me viene da guardare altrove bruscamente, tanto è lo spavento.  Con tutta la genialità che la nostra civiltà ha profuso nelle belle rappresentazione di Cristo in Croce -pensiamo a Giotto o a Cimabue- non capisco il perchè di tanto orrore.  L’abbiamo messo lì in quella forma, forse per spaventare gli stranieri? Come i crocefissi piantati sui muri delle scuole e nei tribunali, innumerevoli riproduzioni in scala della morte in croce, come gli aculei di un istrice che non può difendersi in altro modo dai predatori in arrivo.   Una volta Gesù era lì per dare un senso alla quotidina sofferenza di giudici, insegnanti ed avvocati, ma adesso, sulla testa dei bambini, quel crocefisso mi ricorda tanto un film di Brian de Palma, come si chiama…? Carrie…!  Nelle chiese e nei luoghi pubblici non si vedono più i bei Gesù della storia dell’arte occidentale e mi chiedo perché.

La messa è concelebrata da due sacerdoti, uno anziano con la voce acuta ed uno più giovane che comincia subito con l’atto penitenziale.  Da tanto tempo non sentivo recitare un mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.  In chiesa lo dicono tutti in coro e lo ripete anche il preside della scuola, che è proprio davanti a me.  A me sembra strano parlare così: io sono qui per commemorare una persona scomparsa, la mia partecipazione è un semplice gesto di civiltà, che colpa ne ho?   Ma questa è una messa in piena regola, poche storie: prima lettura, salmo, seconda lettura, vangelo, eccetera eccetera.  La prima lettura è un brano tratto dal libro di Samuele, un discorso molto particolare che ricordo di aver letto già qualche tempo fa, nella bibbia che ho a casa.   A dire la verità non l’avevo capito bene per cui lo ascolto con interesse e spero finalmente di trovarci un senso.  Ma il discorso è confuso, neanche stavolta è chiaro cosa combina il Re David, con le sue concubine e l’esercito che scorazza in lungo e in largo a fare man bassa di quello che trova in Israele.  Mi fermo a pensarci un po’ e mi sveglio che siamo già al vangelo, in una storia più facile da capire, quella del granello di senape o “senapa”.  Ma quando penso alla senape, mi viene automaticamente la domanda: “senape o ketchup?”

Comincia la predica.  Guardo il Sacerdote giovane che parla e penso che un prete è fondamentalmente diverso da un insegnante.  Nessun professore potrebbe permettersi di parlare così a lungo alla sua classe.  A un insegnante sono concesse frasi brevi (al massimo due subordinate) per un limite di venti secondi.  Con un discorso più lungo, i segni dell’apocalisse -che il Sacerdote può solo evocare senza vedere- si manifesterebbero subito fra i banchi di una scuola.   Ascolto in silenzio la voce chiara del prete e penso che quella voce possa essersi formata alle scuole di comunità, in qualche raduno di  Comunione & Liberazione, sentiti i discorsi iperbolici, le provocazioni con cui stordisce definitivamente i ragazzi infreddoliti in chiesa.  Dice che una persona muore due volte, se sopravvive solo nella memoria della gente che ha incontrato in vita, e ripete che la nostra partecipazione a questa messa sarebbe soltanto una presa in giro, se… (non ricordo la condizione).  Questa predica mi confonde le idee come la storia del Re David, ma, per fortuna, prima della fine arriva il momento in cui tutti si stringono la mano, uomini e donne: “la pace sia con te”, finalmente un’idea chiara di religione che fa bene allo spirito.

Alcuni ragazzi suonano le canzoni della messa con la chitarra, insieme ai loro insegnanti di musica.  Una professoressa con gli occhiali ed un pellicciotto stretto al collo dirige il coro con un piglio autentico da professoressa.  Gli insegnanti di musica sono i veri capitani di questa celebrazione,  la musica è  importante per i ragazzi di quest’età.  Deve averlo detto anche Socrate in qualche dialogo platonico, e devono averlo ripetuto altri nel corso della storia, che la musica, il ritmo, la ginnastica, vengono prima della matematica, della grammatica e della religione.  E’ un’idea da prendere in considerazione per la prossima riforma della scuola media.

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§ 11 risposte a Religione fuori orario

  • indiana ha detto:

    non posso che appoggiarti nella tua ultima affermazione.. Più per interesse che per convinzione. La matematica la metterei comunque ai primi posti!

  • Caromaso ha detto:

    ma certo è un principio pitagorico! Pitagora tra l’altro credeva nella trasmigrazione delle anime, sarebbe il caso di spiegare a quel citrullo del prete che la storia delle religioni è più grande e misteriosa delle sue poche certezze…per quanto ne dica Benedicto la storia e il mondo sopravviverannno anche al cristianesimo…

  • Chiara ha detto:

    Scusa eh, Aldous, d’accordo con le tue riflessioni sull’aspetto orrido dei crocifissi ecc. ecc.; ma, in pratica: tu non puoi rifiutare d’accompagnare la classe alla messa? Ecchecc*o, non farà mica parte dei tuoi obblighi didattici! Se un po’ di professori facessero così, almeno gli studenti meno addormentati avrebbero la rara opportunità di assistere allo spettacolo eccezionale di un cittadino che, anche se in piccolissime proporzioni, si autodetermina… No?

    (A proposito dei crocifissi, come diceva qualcuno, se all’epoca di Cristo i ladri li avessero impalati le chiese sarebbero dei posti alquanto pittoreschi…)

    • Caromaso ha detto:

      L’ufficio stampa comunica quanto segue: “L’Aldous, pur cattolico dissidente, si è recato a messa di suffragio per il docente scomparso che l’Aldous ha avuto l’onere e l’onore di sostituire. Riguardo ai crocifissi: la linea iconografica ecclesiale del XX secolo ha virato pesantemente verso l’horror e quindi i giudizi dell’Aldous sono pienamente condivisi in seno alla ‘dissidenza cattolica’. Circa le pene inflitte ai ladri e agli eretici, ai tempi di Cristo, e alle loro rappresentazioni pittoresche, di cui sono piene le chiese, poco in effetti ci si è interrogati. Lanciasi proposta in questa occasione per una visitina in Santo Stefano Rotondo in Roma per rinfrescarsi la memoria”.

  • pontediferro ha detto:

    Che c’è in Santo Stefano Rotondo?

    • Caromaso ha detto:

      martirologi a tempesta del Tempesta e del Pomarancio:
      http://c-monster.net/blog1/2009/05/11/i-heart-martyrdom/

      • pontediferro ha detto:

        Se manca, facciamola noi, una rassegna iconografica dell’ “horror Christianitatis”. Dovrebbe avere un discreto successo. (fra parentesi, oggi scrutini dell’altra classe, eravamo incerti se scrivere “sei” oppure “sex” nelle pagelle. Ho detto, per scherzare: “meglio scrivere sei… i ragazzi sono già fin troppo eccitati” E la donna che insegna religione mi ha guardato scandalizzata).

  • Caromaso ha detto:

    esiste esiste…un bellissimo libro di Lionello Puppi intitolato “Lo splendore dei supplizi”, che s’ispira al secondo capitolo di Sorvegliare e punire di Foucault…ma alla revisione post Passion di Mel Gibson ancora non ci ha pensato nisuno…

    • pontediferro ha detto:

      Mi hai incuriosito con lo splendore dei supplizi. Ho trovato una linea guida per l’imminente giro a Roma. Ci sarebbe un discorso analogo da fare anche riguardo all’erotismo, travestito da estasi, e anche per il carattere “sadomaso” di certi supplizi come quello di Sant’Agata.

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