Nebbia

25 gennaio, 2010 § 6 commenti

La nebbia a mezz’aria sale e scende sulla spiaggia, come la brina che si posa dappertutto la mattina presto. La nebbia dovrebbe sciogliere la brina, ma è troppo freddo, nebbia e brina si confondono.   Il faro intermittente a Cesenatico fischia per i naviganti, ma chi è in mare trova la via di casa in un altro modo, non usa di certo quel fischio lugubre sospeso nella nebbia.   Qualche volta lo sento anch’io da casa: è la voce di un altro tempo che parla da lontano all’andirivieni forsennato del mondo. Ha qualcosa da dire alla gente in fila nei supermercati, alle automobili che non trovano parcheggio, al SUV incastrato in doppia fila.  Quando il faro fischia, so che nell’orto dietro casa l’aria fuma in silenzio attorno ai rami del pioppo.

Non ho ancora capito cosa passa per la testa dei ragazzi di seconda media ai quali sono capitato in sorte come insegnante di matematica.  Nessuno sa dirlo, è un segreto che il professore scomparso si è portato nella tomba.  Provo a fare un po’ di domande, per esempio: “il perimetro del rombo, come lo calcoliamo?”. Silenzio, nessuno ricorda cos’è un perimetro.  Hanno fatto le aree, il perimetro no, ma uno di loro alza la mano ed azzarda una risposta: “i lati del rombo sono tutti uguali, allora…” però i suoi compagni non lo seguono -parlano a voce alta- non so di che cosa stiano parlando, affari loro.  Passiamo ad una domanda più semplice: l’area del triangolo!  “Come si calcola l’area di un triangolo?”   In classe scoppiettano i frammenti di una risposta: base, altezza, per, no, diviso, altezza per due, altezza diviso due, altezza per base…  In mezzo a tanta confusione i ragazzi sono già convinti di aver detto la cosa giusta e ricominciano a chiamarsi ad alta voce da un lato all’altro dell’aula, come se la principale attività scolastica fosse parlar d’altro ed io -con le mie domande- un elemento di disturbo.

Mi spaventa l’idea che non ricordino neppure l’area del triangolo.  “Base per altezza diviso due” per me è una filastrocca della scuola elementare, ma adesso perdo l’orientamento quando mi accorgo che metà di questa seconda media non sa di che cosa sto parlando, o forse finge, vorrei convincermi che sono soltanto distratti: “pensate ad altro!? su, concentratevi!”.  Apro il libro di testo, scelgo un’espressione con le potenze e le frazioni, chiamo qualcuno alla lavagna per risolverla, troppo lunga, prendiamone una più corta, troppo difficile, eccone allora una più facile: “ma vengono dei numeri troppo grandi, prof!”  Gli esercizi sul libro sono tutti difficili, così mi invento io un problema. Per trovare gli esercizi del livello giusto, devo procurarmi un sussidiario delle scuole elementari, non un libro moderno, ma un testo di venti, trent’anni fa.

Passiamo a scienze.  Durante le vacanze di Natale i ragazzi dovevano preparare una ricerca, ma qualcuno di loro non l’ha fatta: “tanto il professore è morto”.  Per stanarli dico a tutti che non ci sono scuse, devono presentare a me il lavoro che era stato loro assegnato: senza ricerca, cinque in pagella!  Si fa avanti una ragazza silenziosa e distinta, non la stordisce il baccano dei suoi compagni di classe.  Vuole presentare subito la ricerca di scienze, è una presentazione fatta con il software Mimio, all’avanguardia delle applicazioni didattiche dell’informatica.  Nei fogli scritti al computer, spiega i legami covalenti e polari, tira in ballo gli orbitali atomici e prova a spiegare il concetto di elettronegatività.  Intanto i suoi compagni di classe si accapigliano dall’altra parte dell’aula e io devo urlare come Tarzan per rimetterli a sedere.  Il concetto di elettronegatività mi appare come un tuffo nell’acqua blu sotto il sole della canicola.  La ragazza vuole sapere, provo a concentrarmi, devo dire qualcosa soltanto a lei e ci appartiamo per qualche istante come i membri di una società segreta.

Poi torno in mezzo agli altri e cerco di dominarli dall’alto con tutto il mio corpo, come uno stregone.  Mi sento a mio agio e mi pare quasi che il professore giusto oggi a scuola debba confondere il suo ruolo con quello del capotribù, poco intellettuale e molto sensitivo.   E a quelli che fanno le belle ricerche sugli atomi, sui legami chimici e sull’elettronegatività, bisognerebbe avere il coraggio di dire che, in questa scuola, non c’è posto per loro.

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§ 6 risposte a Nebbia

  • Caromaso ha detto:

    è la solita vecchia storia, è un fatto statistico, c’è sempre qualcuno che apprezza l’elettronegatività e chi se ne sbatte, non te ne devi crucciare. D’altronde a vedere bene a qualcuno piace più Tarzan, a qualcuno più Jane, a qualcuno Cita…

  • Indiana ha detto:

    Ciao Lorenzo!
    già sai cosa penso dell’insegnamento…. è più facile instaurare un dialogo coll’unico allievo interessato, ma è infinitamente più importante per la società intera riuscire a scalfire l’indifferenza e la pigrizia di quelli distratti. Insegnargli a ragionare con la loro testa, a usare il loro cervello, ad avere un pensiero rigoroso e critico.
    Buon lavoro!

  • Chiara ha detto:

    Coraggio prof… Coraggio. Bisognerà pur farli crescere questi uomini di domani… In bocca al lupo.

  • paola ha detto:

    Perchè “smontare” così nel nascere questa povera ragazza….il fatto che ha trovato un prof. che ha apprezzato il suo lavoro in mezzo all’ “orda di barbari” della sua classe avrà ripagato il suo sforzo….non è certo sbagliato farle capire che la nostra scuola non è rose e viole, ma non sarà tutto da buttare….ci si può trovare anche del buono….
    Ti ci vedo a fare il capo tribù ed ancora meglio lo stregone……

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