Il tempo degli altri

20 gennaio, 2010 § 2 commenti

Sento la campanella e vedo all’improvviso di nuovo i miei giorni da studente: un nodo in gola (avrò studiato?), non ricordo, devono forse interrogarmi?  Proprio adesso che il primo quadrimestre sta per finire, lo strano gioco del destino mi riporta fra i banchi di una scuola e mi sembra d’essere ancora lì al mio posto, in fondo, con la carta geografica dell’Europa alle spalle, nell’ultimo banco centrale.  Non oso sedermi in cattedra e dico a me stesso che preferisco stare in piedi: è un modo per rispettare la memoria del professore di matematica che è morto la domenica dopo Natale.  Ma io sono qui per sostituirlo e non posso più nascondermi nell’ultimo banco.  Cammino verso la finestra.  Davanti a me guardo i ragazzi già seduti in silenzio, un silenzio innaturale.  Dopo le altre vite già cominciate ed abbandonate chissadove, la mia scuola comincia così, con un’orazione funebre, e trovo forse le parole giuste, come se il mio mestiere fosse sempre stato quello di andare di scuola in scuola a tessere gli elogi dei professori morti all’improvviso, davanti ai loro allievi che non sanno cosa dire, orfani di matematica, di lettere o di scienze.  Nei primi banchi due ragazze piangono, qualcuno ha imparato solo stamattina che il professore non c’è più.

Il preside non mi conosce, mi saluta all’ingresso ma in classe non si fa vedere: “guardiamo come va”, la situazione non è preoccupante, tanto che mi chiede di fare il coordinatore, un incarico lasciato vacante dal professore di matematica.  Io non so cosa vuol dire e lui risponde che devo farmi aiutare dall’insegnante di sostegno: “e chi è?” non sapevo di avere a disposizione un insegnante di sostegno…  Non trovo il registro, è rimasto chiuso a chiave in un cassetto e delle chiavi si sono perse le tracce: il professore se le era portate a casa, insieme ai libri di testo, come si chiamano i libri? Pitagora, e l’altro, di scienze… Zanichelli.  La scuola non ne ha altre copie e così entro in classe senza registro e senza libro, giovedì sette gennaio.  Sei giorni dopo, una collega mossa a compassione mi presta il suo Pitagora.  Invece il registro lo troviamo nel cassetto, lì dove sarebbe dovuto essere, aperto dal professore di musica con la chiave d’emergenza. Nel registro c’è scritto ben poco, il morto era un fuoriclasse.

L’applicata di segreteria compare bruscamente e strappa l’etichetta dal cassetto: “no, non così!”, mi viene da pensare che non è bello quel moto stizzoso contro l’ultima traccia del professore scomparso e quasi mi dispiace vedere già il mio nome stampato a caratteri grandi, rotondi e bambineschi, al posto del suo, in uno di quei cassetti legnosi, vecchi, quasi antichi, memori di innumerevoli cambi di appartenenza.  Il professore di musica ha trovato il registro e mentre me lo porge comincia a cancellare dalla copertina il nome del collega, ma io non ho il coraggio di continuare, non mi sembra giusto, è troppo presto.  Eppure funziona così, quando muore qualcuno, chi passa lì  per caso, salta dentro e prende la vita di chi non c’è più, è una specie d’incarnazione nel tempo di un’altra persona.

I primi tre giorni a scuola hanno una durata inverosimile.  Fuori non riesco a fare altro, solo sto fermo in silenzio ad ascoltare i concerti di Bach.  A tratti mi appare la vita del professore morto, che non è ancora la mia, quando entro in classe e i bambini mi corrono incontro, tre, quattro, cinque, sei tutti insieme con il quaderno aperto ed una domanda a testa a cui dovrei rispondere all’istante, mentre gli altri al loro posto fanno gli equilibristi in piedi sulla sedia, lanciano astucci, strappano carta e vanno e vengono davanti alla cattedra con la scusa del bagno.  La “cinesina” in prima fila chiede di andare alla lavagna, la rumena di prima alfabetizzazione vorrebbe dirmi qualcosa (cosa?) e la ragazza dichiarata “problematica” si rotola per terra recitando ad alta voce sermoni incomprensibili.  Per fortuna arriva l’insegnante di sostegno e incomincia a gridare a questo e a quello: è una donna alta e massiccia che dovrebbe insegnare ginnastica, invece è qui con me, a sostenermi.  Ho la testa che gira e non sento più l’esigenza di viaggiare in automobile. Tutto intorno a me sembra muoversi, come un vascello in rotta polare fra le nebbie e le brine, negli orti di Pinarella.

Senza libri, non so da che parte cominciare, ed il professore si è pure dimenticato di depositare la programmazione in segreteria.  Spero finalmente di avere qualche risposta nella prima riunione.  Al collegio dei docenti mi aspetto d’essere almeno presentato ai colleghi.  Ma il preside parla d’altro: orario,  iscrizioni, tempo prolungato, varie ed eventuali, neanche un cenno al morto.   I professori impiegano tre ore per discutere come distribuire le ore di matematica nel calendario del prossimo anno.    Una donna si alza, vorrebbe un gesto di commemorazione per il collega scomparso, ma il preside la zittisce: non è questo il luogo, nè il momento.   Allora quando?

Annunci

Tag:

§ 2 risposte a Il tempo degli altri

  • Caromaso ha detto:

    sto preside avulso dalla memoria del collega nasconde qualcosa. C’è del mistero o del misero. Oppure un misero mistero. La traccia è buona per un film. E’ l’incidente che ogni sceneggiatore esperto inserisce in una storia, con cui irrompere in uno squarcio di vita. Buon lavoro Aldini nell’Italia dei precari, dei disoccupati, dei carcerati, degli immigrati, degli immuno depressi e degli immunizzati da tutto e tutti, ormai insensibili, rotti a qualunque cosa: alla scuola, alla morte, alla vita perché come ad Auschvitz, l’importante è che la macchina cammini secondo le sue tabelle di marcia.

  • paola ha detto:

    E’ triste doverlo confermare, ma è così: non c’è più rispetto per una persona che muore, non c’è neanche il più semplice gesto di educazione nei suoi confronti, non si conosce il più semplice gesto di rispetto…penso che la gente sia convinta che non si troverà mai in una situazione del genere, di essere eterna…e se non sanno comportarsi in un modo civile e consono a queste situazioni gli adulti, come possiamo pensare che imparino qualcosa i giovani?
    …………
    Mi piacerebbe vederti in mezzo a questa nuvola di giovani scolari scatenati di Cesenatico!?!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Il tempo degli altri su ...I've got a project!.

Meta