Luna nuova

16 gennaio, 2010 § 2 commenti

Le onde si dissolvono a riva, stagnanti fra la sabbia.  La loro forma riaffiora in miniatura sulle minuscole curve capricciose stampate con operosità malleabile lungo chilometri di costa.  La bassa marea scolpisce fondali riemersi da chissà quale profondità, con le vongole fresche sparse a riva, e i gabbiani saltellanti come animali da cortile sulla sabbia fra mare e terra.  La luna nuova riemerge dall’ombra, ma la falce non si vede ancora, mentre il sole va giù nel vapore rosso della sera.  Guardo i gabbiani, hanno il becco nella sabbia: sono tanti, questi uccelli selvatici in branco, e a me pare d’essere ai margini di una savana o in una tundra, ai confini della civiltà. Si muovono insieme, scappano, tornano e si fermano di nuovo con il becco infilato nella sabbia.  Li vedo e mi accorgo che sono piccoli, poco più che pulcini con le gambe diritte, e corrono e beccano e ripartono.  Gli uccelli di questa specie allevano i nuovi nati nella stagione fredda, forse è normale o forse è un’abitudine indotta dal clamore dell’estate, una rivincita della natura che in Adriatico si vede solo d’inverno. Poi penso all’eleganza nordica dei gabbiani e mi sembra normale che essi debbano venire al mondo adesso, sull’acqua limpida, dentro l’orizzonte smisurato dell’inverno.  A riva qualcuno dei più piccoli resta indietro, io mi avvicino e lui si spaventa: “vai, corri, torna nel branco!”.   Si sposta a zig zag ed è buffo, ma a me ricorda ormai qualcosa di familiare.  I bambini di dodici anni corrono allo stesso modo, nei corridoi della scuola media di Cesenatico.

Dieci giorni fa non immaginavo di interrompere così bruscamente il mio inverno berlinese.   Sarei dovuto ripartire l’undici gennaio, ma rimandavo l’acquisto del biglietto, non so perchè, da un giorno all’altro. Avevo organizzato quasi tutto, il nuovo corso di tedesco, l’alloggio di Adolf Scheidt Platz, ma il quattro gennaio ricevo una telefonata per un posto da insegnante di matematica alla scuola media di Cesenatico, diciotto ore settimanali fino a giugno.  No, proprio no, non ne voglio sapere: penso ai miei concerti alla Philarmonie, alle saune di Neukoelln. Meglio Berlino, meglio la cassa integrazione.  Poco prima avevo scambiato qualche parola con Olivo: eravamo colleghi all’università e adesso lui lavora a Zurigo. “Non andare ad insegnare” mi diceva: “la scuola ti distrugge il cervello”.  Ma Olivo è un sismologo e la Confederazione Elvetica gli offre sessantamila euro all’anno (senza tasse) per quello che fa di professione.  Oltre alla cassa integrazione, l’unica somma che io posso ancora riscuotere, in virtù della mia professionalità fuori luogo, sono i trentottomila euro lordi una tantum messi in palio dalle organizzazioni sindacali per gli operai del settore bieticolo-saccarifero che si tolgono di torno.   Dopo quindici anni di zuccherificio non mi resta molto da distruggere, oppure sì, non lo so, ditelo voi.  Così non ho resistito alla tentazione, ci ho pensato un giorno e una notte, e la mattina del sette gennaio ho deciso di presentarmi a scuola.

Pensavo di sostituire un insegnante in aspettativa o di prendere il posto di una donna in maternità.  Non immaginavo che sarei andato ad occupare la cattedra di un professore morto il 27 dicembre per infarto.  Non so che dire, spero soltanto che le cause del decesso non siano riferibili al lavoro che faceva.

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§ 2 risposte a Luna nuova

  • paola ha detto:

    Si potrebbe prendere questa “opportunità” della scuola come un’altra esperienza da aggiungere al tuo ben fornito bagaglio culturale! Ha un bel dire Olivo di non andare ad insegnare: chissà se lui l’ha mai vista la cassa integrazione o un probabile licenziamento da vicino? O la fine di una azienda dove hai lavorato per dieci, venti, trenta anni e che esisteva da quaranta o cinquanta anni o più? Non è facile prendere decisioni in questi frangenti e non lo è stato senz’altro neanche per te….
    Beh, Aldini non pensare alle cause del decesso…figurati se hanno a che fare con il lavoro che faceva!!!!!!!
    Bello il paragone dei piccoli gabbiani con i bambini della scuola media di Cesenatico…ed anche le foto del mare d’inverno aggiunte dopo!!

  • claudia ha detto:

    no. non è morto per il lavoro che faceva. e no. la scuola non distrugge il cervello. come sempre, dipende tutto da quanto ti piace. da quanta anima ci metti. a me la scuola, anche in tutti i suoi aspetti tragicomici, mi mantiene giovane, dentro. viva. ciao charlie

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