L’ora del té col matematico turco

4 dicembre, 2009 § Lascia un commento

La gente che risiede con me nella casa di Adolf-Scheidt Platz, a Berlino ci sta il tempo di un corso di lingua tedesca, un mese, due mesi, o poco più. Nella stanza accanto alla mia, in questa mansarda di legno accogliente con uso di cucina, si avvicendano uomini su per giù di quarant’anni, temporaneamente distaccati altrove qui a Berlino, in una parentesi sabbatica della loro vita, lontano dalla quotidianità del lavoro, lontano dalla moglie e dai figli. La mia vita in questa casa è più piacevole in loro compagnia. Quando c’è qualcuno con cui parlare, come in un lungo viaggio in treno, ho le mie storie da raccontare ed ascolto quelle degli altri, come se fosse normale dire apertamente di sè davanti a gente sconosciuta, come se fosse il destino -e non il caso di un momento- ad incrociare le storie di due persone nel pianerottolo della stessa casa. Sembra strano, ma fra poco non ci vedremo più, nè ci sentiremo, tuttavia sarà diverso dal non essersi mai incontrati.

Verruh è professore di matematica all’università di Ankara. Ha i capelli neri come è giusto per un turco, ma nel complesso la sua figura è snella: il viso bianco allungato con gli occhiali lo fa sembrare un tipo decisamente europeo, finchè non si ritrae davanti alla carne di maiale su cui proprio non vuole mettere i denti, ma più per abitudine che per convincimento. Dice che i Turchi musulmani praticanti stanno diventando una minoranza: come lui, molti impiegati e molti insegnanti vanno alla moschea una o due volte l’anno, solo per le tradizionali feste religiose, anche se la televisione preferisce presentare la situazione in un altro modo. Verruh si alza presto la mattina e trascorre la giornata fuori casa. Dopo le lezioni di tedesco cerca posto in una biblioteca del centro dove rimane fino a sera. Poi torna a casa, alle nove, all’ora del té. Il té di Verruh é un normale té in bustina, ma è un peccato per lui berlo da solo. Così di sera mi chiama, scandisce il mio nome balbettando un po’, come se stesse imparando per la prima volta la parola lo-ren-zo. Io mi affaccio sulla porta della stanza, mentre sento gorgogliare già l’acqua nel bollitore, prendo una tazza ed una bustina, poi mi siedo nell’angolo della cucina con il soffitto basso ed aspetto che l’acqua bollente si mescoli al colore del té. Verruh dice subito qualcosa, se non altro per cortesia, poi cominciamo a parlare davvero, a volte per ore, davanti al té che diventa tiepido e si raffredda via via sempre più nella tazza oramai semivuota. Allora mi appare la storia recente della Turchia e l’altra, memorabile, dell’Impero Ottomano; vedo il profilo delle montagne dell’Anatolia, sospese fra l’Asia e l’Europa, e mi accorgo di non saper proprio nulla del crocevia culturale di oggi in Turchia. Verruh da parte sua mi interroga sull’Italia e mi chiede ad esempio qual’è stato il personaggio più importante della storia italiana, forse Leonardo da Vinci, oppure Giulio Cesare. Ci metto un po’ per spiegargli che l’Italia è un concetto moderno (ai tempi di Giulio Cesare c’erano gli “antichi romani”) e che anche il “migliore” oggi in Italia, valuta se stesso in relazione agli ultimi cento-cinquant’anni. Per i Turchi un orizzonte così breve sarebbe inconcepibile.

La Turchia ha una storia millenaria giocata nel Mediterraneo in antagonismo con la storia dell’Italia, che dovrebbe avere pertanto una continuità altrettanto millenaria. I Turchi cacciarono i Romani da Bisanzio e le presero dai Veneziani a Lepanto. Sempre contro gli Italiani persero la prima guerra mondiale, dopo la quale i Turchi si ritrovarono confinati nello stato attuale, in quella scomoda regione di passaggio fra l’Europa ed il Medio Oriente, di enorme importanza tuttavia, per motivi strategici e militari. La storia dell´attuale nazione turca comincia dopo la grande sconfitta del 1918. All’indomani della prima guerra mondiale, il generale Ataturk imposta le regole di una costituzione laica e moderna, orientata verso le idee piú avanzate degli stati europei. Quando parla di Ataturk, Verruh si ravviva e cambia espressione, perché è lui il personaggio più importanti della storia turca degli ultimi… cento-cinquant’anni! La lungimiranza di Ataturk ha impedito nel corso del Novecento le derive totalitarie ed ha tenuto distanti le gerarchie musulmane dalla politica, evitando le commistioni catastrofiche che hanno insanguinato altri stati del Medio Oriente.

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