Nota romantica

5 agosto, 2009 § 3 commenti

Immagine 137Non sapevo che Robert Schumann fosse a Dresda, quando per la prima volta manifestò i segni del suo squilibrio mentale  che in pochi anni lo portarono alla pazzia. Visse a Dresda dal 1846 al 1849, quando a Dresda abitava pure Wagner. In quegli anni in città non mancavano di certo le idee per un concerto in piazza, ma la sinfonia più rumorosa la fecero i rivoluzionari che incendiarono tutto nel 1849: da uscirne pazzi, per l’appunto. Schumann si trasferì a Düsseldorf con la famiglia e là ebbe il tempo dicomporre le ultime sinfonie, prima di essere internato, mentre sua moglie Clara intratteneva amabilmente Johannes Brahms. Avrei dovuto capire subito la vocazione musicale di Dresda dalla forma inequivocabile della Frauenkirche, dove il concetto medievale di “matroneo” si moltiplica in una serie di logge e di palchi a più ordini, come un teatro dell’Ottocento. Nei fine settimana estivi questa chiesa-teatro torna ad animarsi come sede di concerti.

Sabato ho ascoltato il violino di Pinchas Zuckerman accompagnato dalla English Chamber Orchestra, Vivaldi, un doppio concerto di Bach e la sinfonia numero 29 di Mozart. Dopo aver suonato da solista, Zuckerman ha diretto l’orchestra inglese con precisione, distacco e nonchalance come avrebbe fatto in casa, davanti ad un gruppo di amici. La gente ha applaudito, l’orchestra ha raccolto gli applausi come una squadra di specialisti consapevoli di aver fatto un buon lavoro. E’ questo lo spirito autentico dell’orchestra da camera…

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§ 3 risposte a Nota romantica

  • Chiara ha detto:

    “Matroneo” ormai si evita di dirlo perché puo’ portare a equivoci sulla funzione. Noialtri che ci se n’intende diciamo, di preferenza, “tribune” (come allo stadio…)… Non hai fatto granché foto a questo giro. Fiacca, eh?

  • pontediferro ha detto:

    Sì fiacca, e anche molto caldo, Dresda come Bari. Mi sono accorto soltanto di ritorno a Berlino di non aver voluto fotografare la Frauenkirche dall’inquadratura più ovvia (e più bella) nel punto in cui c’erano sempre turisti con la macchina fotografica in mano. Nei tre giorni che ho trascorso a Dresda, guardando la Frauenkirche non ho mai superato la sensazione d’essere davanti ad un falso storico, un’Eurodisney del barocco stucchevole di per sè ed interessante solo in relazione alla città circostante, che è in gran parte sconnessa.

    Non parlerò più di matroneo, però rende l’idea. Non vorrei incorrere in altre obsolescenze: si dice ancora “Pulpito”?

  • Chiara ha detto:

    Insomma, sei uno snob fatto e finito: appena c’è un turista la città non t’ispira più. “Pulpito” si dice, naturalmente; ancora non ho capito la differenza con “ambone”, ma francamente ormai gli esami li ho fatti e me n’impipo allegramente…

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