Dresda

3 agosto, 2009 § 2 commenti

Immagine 125Le pale ipnotiche dei mulini a vento in rotazione lenta non spaventano gli ecologisti del Brandeburgo. Da Berlino a Dresda sono due ore di ferrovia in una campagna vasta, fra boschi, villaggi e impianti eolici piantati a grappoli sui dossi e sui pendii, con torri alte più di cento metri. Contrariamente alle aspettative l’arrivo a Dresda in treno non rivela meraviglie, ma tracce ambigue di una periferia in disuso e rarefatta, case basse, fabbriche dismesse con l’odore del carbone: la città sembra poco interessante per chi giunge in treno da nord, dopo il ponte sull’ Elba disteso come un mare nella valle. A Dresda c’è una città vecchia e c’è una città nuova al di là del fiume, ma la guida Routard dice subito che la città vecchia è più moderna di quella nuova. L’annuncio dell’incantesimo che ha diviso il tempo di Dresda in almeno due storie parallele, dalla distruzione dell’ultima guerra fino ad oggi, mi arriva a pochi passi dalla stazione ferroviaria sulla strada per il centro monumentale, quando vedo un uomo coi baffi grandi, in carne ed ossa là in mezzo con la bandiera rossa, falce e martello color oro in alto a sinistra come nell’iconografia classica sovietica. Non è un gladiatore del colosseo, lui è lì perchè crede veramente nel comunismo e distribuisce fascicoli di propaganda per le elezioni di fine Agosto. Qualcuno gli si avvicina come per dire: “hai voglia di scherzare” ma l’ultimo comunista comincia a parlare, con la bandiera in mano non gli mancano gli argomenti: “è risaputo, stavam meglio quando c’era lui!”

Immagine 145Più avanti nel centro della città vecchia lo spazio si allarga in un insieme di piazze esageratemente grandi, nel luogo di precedenti isolati cittadini distrutti dal conflitto mondiale e non più ricostruiti. Le linee dei tram scorrono eleganti in superficie, soprapensiero misurano la vastità con la precisione metronomica delle attese fra un tram e l’altro. Le ruspe al lavoro oggi disselciano e scavano il sottosuolo alla ricerca di una nuova forma da assegnare a questo spazio ambiguo, attorno al palazzo della cultura che nel 1949 aveva sigillato le rovine della guerra. Il palazzo della cultura di Dresda è un parallelepipedo basso, vetrato, comunista, che avrebbe dovuto ricondurre a sè -alle forme semplici di questa architettura razionale- gli occhi smarriti degli abitanti di Dresda all’indomani del bombardamento terribile che aveva ridotto in briciole la cupola della Frauenkirche, capolavoro di architettura mitteleuropea del Settecento. Il profilo monumentale del castello e dei campanili supersiti in bilico sul fiume, per quarant’anni in silenzio ha fatto da sfondo alla modernità bassa ed inesorabile del Palazzo della Cultura che indicava il nuovo corso vittorioso della storia, mentre la Frauenkirche in macerie, poco lontano, era propaganda antiamericana che ricordava ogni giorno agli abitanti di Dresda l’attacco aereo del 13 febbraio 1945. Ma oggi il profilo diafano di una cupola nuova di zecca, tal quale quella distrutta nel ’45, si staglia di nuovo nello skyline della città com’era nei quadri di Bellotto che aveva dipinto Dresda tre secoli fa. Nel 2005, a sessant’anni dalla distruzione, la Frauenkirche si è risvegliata dall’incantesimo ed è riapparsa come il castello della bella addormentata. L’hanno ricostruita a partire dalle macerie, come si fa con i pezzi dei vasi antichi. Oggi è meglio di un luna park per i turisti che arrivano a migliaia e si arrampicano sulle scale fino alla lanterna in cima.

Immagine 146Il Palazzo della cultura resta impalato in mezzo alla piazza con le decorazioni di propaganda comunista alle pareti: donne operaie armate in difesa della rivoluzione guardano le ruspe e temono una brutta fine con tutto quel polverone. Ma non devono avere paura, finito l’incantesimo, il Palazzo della Cultura diventa  “palazzo del turismo” e rimane lì dov’è, nel nuovissimo corso della storia occidentale: biglietteria per i concerti della Frauenkirche ed ufficio informazioni per i vecchi pensionati ricchi in gita, che affollano Dresda estate e inverno.

Annunci

Tag:

§ 2 risposte a Dresda

  • pontediferro ha detto:

    Lo skyline di Dresda sulle rive del fiume Elba era stato proclamato “patrimonio dell’umanità” dopo la ricostruzione della Frauenkirche, ma la qualifica dell’Unesco è stata ufficialemente revocata a Dresda il 30 Giugno di quest’anno, a causa di un nuovo ponte sul fiume Elba che, stando agli esperti, proprio non ci voleva.

    Se basta rifare una cupola per ottenere la qualifica di “patrimonio dell’umanità” e se basta poi un ponte fuori luogo per perderla, mi chiedo a che servono le proclamazioni dell’Unesco. Sono marchi per attirare turisti, probabilmente, che cercano parchi tematici.

    Dresda non è cambiata dopo il 30 giugno e la sua pinacoteca è ancora una galleria d’arte straordinaria. Qui c’è una raccolta singolare di pittura emiliana e la collezione del duca di Modena che i principi di Sassonia, poi re di Polonia, acquistarono in Italia fra il 1745 ed il 1754: capolavori dei Carracci e del Mantegna, di Raffaello e di Tiziano, l’Ercole de Roberti scomparso da Bologna, la splendida Madonna della Rosa del Parmigianino ed altre opere del Crespi, contemporanee per quegli anni, belle come il Goya più visionario, nelle cornici originali oppure rifatte per l’occasione, col monogramma settecentesco dei principi di Sassonia.

  • paola ha detto:

    Beh, tra belle foto e descrizioni della città , mi è venuta la voglia di andare a Dresda…..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Dresda su ...I've got a project!.

Meta