Il cielo sopra Forlimpopoli

4 luglio, 2009 § 1 Commento

Finita la festa artusiana, c’è un’ora giusta la sera per tornare a Forlimpopoli e sentirne l’anima murata viva di giorno dal cemento, che d’estate riaffiora fra le fessure degli intonaci, come un fuoco fatuo. Da una finestra al piano terra sui vicoli asfaltati arriva la voce del telegiornale della notte, le notizie rapide e l’immediata sigla sinfonica si sentono in strada fra l’alito caldo dei muri. L’ombra di un uomo in canottiera con gli occhiali, un uomo che potrebbe avere quarantacinque anni, dentro quella stanza siede ad ascoltare con indifferenza, prima il telegiornale poi la sigla che cala come un sipario sull’ultimo atto della giornata. E’ ora di cambiare posizione, oppure canale, e la voce di una vecchia madre fa eco invisibile dall’altra stanza. Per uomini così ci vorrebbe un turno di notte in zuccherificio, con tutto il rumore dello zuccherificio acqueo e scrosciante, basso continuo, uuu-tan-tan-tan: i muri di Forlimpopoli ce l’hanno ancora dentro quel rumore e lo esalano di notte come il calore di san Giovanni e dei santi Pietro e Paolo, che si contendono il calendario al solstizio d’estate.

Una campana dice che sono le undici, un solo rintocco per non disturbare la quiete privata; un’altra campana risponde familiare ed amica della notte, ha la stessa voce di cent’anni fa, come se fosse una sera di cent’anni fa. Allora mi pare di vedere i miei passi bambini insieme a quelli dei vecchi già morti che possono avere qualunque età, perché sono morti, ed allora tanto vale immaginarseli giovani e sorridenti col passo spedito e a cavallo della bicicletta sbucare all’improvviso dalla cantonata: “oh, sei qui! Dove vai? Vieni con me”. Così si rianimano di nascosto, senza dire nulla, le strade del villaggio primitivo, sempre gli stessi muri con poche varianti nei due percorsi usuali fra casa e piazza, piazza e casa: buonasera! Quanta gente, ognuno saluta con un cenno, una smorfia, un grido per cui è attesa una risposta, come un motto da pronunciare a testa alta in un canovaccio già detto e ridetto, che si ripete ancora per la magia del cielo stellato quando comincia il caldo. Sulla strada ritrovo la bottega del falegname, il calzolaio, il tipografo (una porta dopo l’altra) le sarte “in proprio” e le gran dame dei negozi di chincaglieria, dove era consentito prolungare la sosta nell’ozio di un salotto, dentro il negozio. Dalle cantine giungono gli aromi in polvere, morchie, muffe e prosciutto per i giorni di festa. Allora vorrei addormentarmi e sognare la strada di un mondo diverso, come una fioritura delle tecniche nuove del vetro e dell’acciaio: intonaci e microchip permeabili al sapore dell’antico, la natura di sempre, l’eterna natura al posto della crosta di asfalto e di cemento su cui si consumano i pneumatici di tutte le automobili in fila, inclusa quella che mi risveglia da questo sogno, in curva ai novanta all’ora che sembra un bisonte.

L’aereo in partenza da Forlì per Berlino accelera sulla pista e si stacca da terra in direzione del mare. Forlimpopoli appare subito mentre l’aereo ripone il carrello nella carlinga e piega le ali a sinistra per assestare la rotta. La grata diritta delle strade millenarie regge ancora in sottofondo, infiocchettata dalle rotonde moderne agli incroci, dagli svincoli iperbolici di strade che non sono più “vie” ma “varianti”, “assi”, “secanti”. Le vie nuove di questa pianura si snodano sinuose come piste da sci, fra le scatole piatte di cemento prefabbricato, i capannoni e le villette fissate a terra come i moduli di un circuito elettronico, come le memorie di un computer mai grande abbastanza.

Vorrei sentire nostalgia per qualcosa, desiderare il luogo che lascio, ma non so bene cosa desiderare: rimane ben poco di me in quella pianura casalinga mentre l’aereo raddrizza la rotta e punta diritto verso nord. Allora penso a questa terra come ad una donna che mi sarebbe piaciuto amare, prima che il tempo la rendesse irriconoscibile, deforme e ubriaca. Ci penso un po’ e guardo giù, ma vedo solo le immagini di un ricordo.

Annunci

Tag:

§ Una risposta a Il cielo sopra Forlimpopoli

  • paola ha detto:

    Anche l’altra volta che sei partito hai fatto una bella descrizione del decollo….forse hai bisogno di questo distacco….però non dimenticarti di noi….
    Mi è piaciuto tanto “…Allora penso a questa terra come ad una donna che mi sarebbe piaciuto amare…..”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Il cielo sopra Forlimpopoli su ...I've got a project!.

Meta