Week end contro mano

23 giugno, 2009 § Lascia un commento

Un altro fine settimana di pioggia, per i bagnini della riviera è un affronto all’intraprendenza degli spiriti liberi, lo leggo negli occhi di Avio bagnino in voga, che condivide il mio pianerettolo e le scale della rampa B, su e giù dal condominio alla spiaggia, mattina, mezzogiorno e sera.  Avio è un nome buffo delle campagne di questa Romagna prodiga di fantasia onomastica, ispirato dal caso oppure chissà, dalla vicinanza della pista di decollo dell’aeroporto militare di  Pisignano.  Sabato sera avevo gente a cena ed Avio, di ritorno dal compito arduo della spiaggia burrascosa, si è fermato ad intrattenere vivacemente i miei ospiti.  Lo ha fatto senza timore, con lo slancio di chi ha già bevuto un caricatore di aperitivi, bottiglie su bottiglie col rastrello in mano prima di avventurarsi sulla via, a cavallo della moto (un cinquantino strombettante).   Gli ho offerto vino bianco in un bicchiere, ovvia abitudine ispirata dai nonni contadini.  Il vino ha funzionato da  supercombustibile ed Avio per mezz’ora ha intrattenuto gli astanti in uno spettacolo di varietà moderatamente smisurato. Per il fine settimana cerca una barista volenterosa e bella “che abbia voglia di lavorare” senza pretendere uno stipendio subito.  Ai soldi ci penseremo, detto in dialetto romagnolo suona piuttosto consolante: ai pinsarèm.   Chi vuole, può rendersi disponibile per un colloquio.

La cena è sgusciata via morbida attraverso la sera fresca ed umida incontro al solstizio d’estate. Quattro antipasti di pesce e gli spaghetti alla marinara avrebbero evocato magie notturne fino all’altro ieri, ma oggi quel rito è logorato dalle abitudini.  Le parole magiche vanno modificate di tanto in tanto, come le password di accesso al web 2.0, sennò si cede alla noia. Così all’indomani ho accettato volentieri di viaggiare controcorrente, dal mare a Milano la domenica mattina.  Fuori dal groviglio di strade e di case litoranee in perenne costruzione ho capito che il brutto è dopotutto relativo.  La gente diretta al mare la domenica mattina riconosce la bellezza per contrasto, dove il brutto è meno brutto.  Il cumulo di cemento litoraneo segna il colmo di una bellezza relativa (o il minimo di una bruttezza) dove la brezza del mare rinfresca il sudore sulla fronte, nei margini di una breve vacanza febbrile fra il sabato e il lunedì.  All’entroterra l’orizzonte avvinghia le tempie in una tenaglia di calore turpe, isotropo e giallo paglierino, senza che le inutili apparizioni di  cemento diano ragione ad una direzione dominante contro le altre ugualmente possibili e vanamente raggiungibili.

Gli amici di un tempo, studenti insieme a Bologna, hanno famiglie a Milano e figli splendidi.  Là affrontano lavoro e vita con energico spontaneo coraggio, come se fosse normale vivere a Milano e come se l’Italia intera fosse un luogo di natura e di storia, dove la vita scorre senza affanno.  Di lunedì mattina ho percorso a piedi Milano, dal quadrante nord al quadrante sud est fino allo scalo merci fantasma di Porta Romana, oltre il quale un recupero edilizio sorprendente ravviva le fabbriche dismesse della Schering farma.   Mi ha accolto un grande filosofo, non faccio per dire, ma  l’amico Giovanni è un filosofo di professione, direttore del dottorato internazionale in bioetica negli uffici ex industriali rinnovati di fresco per IFOM, dove la ricerca si fa sul serio come su astronavi extraterrestri, all’insaputa dell’Italia intera e dell’accademia ivi inclusa.   Giovanni dice d’essere invisibile in Italia, dove di bioetica al posto dei filosofi parlano i giornalisti, dilettanti e delittuosi scrittori d’appendicite, laici ghibellini contro guelfi.  Gli allievi della scuola di Giovanni Boniolo avranno migliore sorte all’estero, lontano lontano dalle fabbriche dismesse riconvertite in astronavi, già pronti per fuggire altrove.

Adesso è martedì e piove ancora, Avio scuote la testa e guarda il cielo come un aruspice di Pinarella: niente astronavi in partenza da questo lembo di costa, solo vacanze, vacanze fangose.

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