60 anni di Repubblica alla Porta di Brandeburgo

26 maggio, 2009 § 3 commenti

DSC01277I festeggiamenti per il sessantesimo anniversario della Repubblica Federale Tedesca sono cominciati con un concerto alla Porta di Brandeburgo, sabato 23 Maggio. Faceva caldo e mi ero attardato con un gruppo di Italiani all’ombra del campanile diroccato della Gedaechtniskirche, monumento alla memoria. Gli Italiani sono sempre gli stessi, non importa se stanno ad aspettare a Roma oppure a Berlino, si annoiano oltremisura nelle attese e rimandano le decisioni: a piedi oppure in autobus? Adesso oppure fra cinque minuti? Ma siamo sicuri di volerci andare veramente? Dov’è il bagno? Voglio una foto, ma non qui…laggiù! I minuti passano e la nona sinfonia di Beethoven sta per cominciare, al di là del Tiergarten proprio sotto la Porta di Brandeburgo, quando finalmente cominciamo a marciare nella direzione giusta. Il gruppo di Italiani si sfilaccia ed io mi inoltro nel verde del parco solo con Andrea e con la sorella che è appena arrivata da Londra per il fine settimana: Berlino ha un’anima piú tranquilla, è più colorata di Londra, Berlino è ancora una città del dopoguerra e il Tiergarten è una selva profumata lussureggiante, con gli stagni ed i vialetti tortuosi per perdersi in libertà. Tendo l’orecchio, casomai il vento portasse qualche accenno dell’orchestra che alle cinque e mezzo ha cominciato l‘Allegro ma non troppo. L’inizio tumultuoso della nona sinfonia è un’accordatura generale, un universo sonoro che si intonerebbe bene con gli alberi del Tiergarten. Purtroppo nell’aria non c’è nulla di orchestrale, solo le voci della folla sul Viale del 17 Giugno. Il percorso verso la Porta di Brandeburgo è una fiera di bancarelle, wurstel e birra, odore di fritto e farciture a perdita d’olfatto. La folla ristagna ed è difficile camminare mentre la Porta di Brandeburgo appare minuscola in fondo, per niente monumentale così lontana, coperta da tanta gente. Come pietre miliari nella strada ci sono i pannelli con la storia della Repubblica Federale Tedesca, anno dopo anno a ritroso, dal 2009 fino a sessant´anni fa. Qu la storia è più pesante che altrove ed il presente diventa subito storia, ormai per abitudine. Per camminare in fretta rientriamo fra gli alberi del Tiergarten, mentre l’Orchestra è già sulle note impercettibili di un presunto Allegro vivace chissà dove. Non è facile orientarsi in mezzo alla vegetazione, così ritorniamo nel viale fra la folla, nel punto esatto in cui un pannello della storia tedesca parla dell’ultima visita di Kennedy a Berlino, nel 1963. Abbiamo già percorso quarantacinque anni a ritroso, per arrivare al concerto ne mancano ancora quindici sempre più affollati di bancarelle, wurstel e palloncini. Schermi giganti ai lati del viale mostrano i violini giá impegnati nell‘Adagio cantabile, ma la musica dell’orchestra non arriva ancora. Melodie folk affollano lo spazio sonoro delle bancarelle col sottofondo dei generatori elettrici, ma la gente guarda finalmente verso una direzione in fondo al viale, verso il palco che è un hangar trasparente deposto con imbarazzo accanto alle colonne trionfali della Porta di Brandeburgo. Oltre l’ultima bancarella le ondate di fritto si mescolano con le ventate della nona sinfonia di Beethoven, quando ormai i violini si muovono sull’Andante moderato del terzo movimento. Di tanto in tanto scroscia un applauso fra la folla rumorosa. La gente parla sulla musica in sottofondo come se qualcuno avesse dimenticato la radio accesa.

DSC01275Il coro si alza in piedi sul palco per intonare il canto. Siamo arrivati in tempo per ascoltare l’ultima parte del concerto, quando la sinfonia di Beethoven diventa corale: Allegro assai, Andante maestoso, Allegro energico… Sembra strano, ma é proprio l’inno europeo che davanti alla Porta di Brandeburgo fa un’impressione diversa, rivolto al popolo tedesco diventa un inno nazionale. Mi fermo dove la folla è più fitta: davanti a me, due giovanotti robusti si guardano vivacemente, sorridono e giocano con gli occhi prima di perdersi nella femminilità diffusa di un bacio sulle labbra. E´ una risposta gay all’Inno alla Gioia, anche loro appartengono al popolo tedesco qui a Berlino. Al più massiccio dei due, che sembra l’uomo, squilla il cellulare. Sulle parole di Schiller e sulla musica di Beethoven parla ad alta voce come se la musica non lo interessasse affatto. Con una spinta mi faccio avanti verso il palco. In prima fila c’è Angela Merkel: una telecamera la inquadra nello schermo gigante, poi sale e mostra con uno zoom ravvicinato la quadriga in bronzo in alto sulla Porta di Brandeburgo. Che strano, è di spalle. I cavalli in marcia non guardano verso il Brandeburgo da cui la porta prende il nome ma sono rivolti ad Est, verso il centro della cittá storica. Sono ancora in bilico fra l’est e l’ovest su quella porta a lungo sospesa, come un passaggio rituale senza un dentro e senza un fuori, bifronte come un arco di Giano.

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§ 3 risposte a 60 anni di Repubblica alla Porta di Brandeburgo

  • Chiara ha detto:

    >Gli Italiani sono sempre gli stessi, non importa se stanno ad aspettare a >Roma oppure a Berlino, si annoiano oltremisura nelle attese e rimandano >le decisioni: a piedi oppure in autobus? Adesso oppure fra cinque minuti? >Ma siamo sicuri di volerci andare veramente? Dov´é il bagno? Voglio una >foto, ma non qui…laggiú! I minuti passano (…)

    Ah-ah-ah, è esattissimo, è preciso così, dovunque e con chiunque!! Ma non li frequentare, li Itagliani, che li frequenti a fare, con tutta la ggente diversa e varia che puoi trovare costì…

  • Alberto ha detto:

    Come al solito Lorenzo sei, come diciamo noi romagnoli, spettacolare mei tuoi racconti di bordo.

  • paola ha detto:

    Che bello poter dire “c’ero anch’io”, in mezzo a tutta quella gente e alle note dell’Inno alla Gioia…io ero seduta per terra dalla parte di là, dove guarda la quadriga…dalla parte del “bigolo”, dei teatri, dei musei, della storica Università Humboldt, tra l’Ambasciata Americana e quella Francese, tra l’opera di Gery e la foto di Obama al Kennedy Museum, tra Starbucks e il Kempinski Hotel…ecco perchè la quadriga guarda di là, perchè guarda dalla parte che è “più meglio”! Dopo sono passata di qua, verso il KuDam ed ho attraversato la marea di gente tra le musiche folk e gli odori di fritti e di currywurst….ma fanno parte del gioco anche loro!

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