Forlí – Berlino

1 maggio, 2009 § Lascia un commento

L´odore dei tigli era dappertutto come adesso, quel 30 Aprile del 1945, quando Hitler decise di finire la guerra a modo suo con una dose sufficiente di cianuro sotto i giardini della vecchia Cancelleria di VossStrasse.  Strane coincidenze, ma è solo un caso se sono arrivato a Berlino anch´io  l´ultimo giorno di Aprile nel profumo dilagante dei tigli, per invocare un cambiamento nella notte di Valpurga o solo per sfuggire le raffiche  del garbino, vento di terra e di adriatica pazzia.  Ed è solo un caso se a portarmi fin qua è stato un volo in partenza da Forlì dove i turisti in economy class affollano oggi una pista di decollo che appartenne a Benito Mussolini.

E´ancora bello il paesaggio attorno all´aeroporto di Forlì.   Ci vuole la vastità di un aeroporto  davanti agli occhi per ritrovare il territorio di campagna libero dai grovigli dell´edilizia contemporanea, coronato soltanto dal profilo verdognolo dei primi rilievi dell´appennino.  In cima sul crinale più lontano spunta la torre delle Caminate, diritta come un fuso nero.  Quella torre era la casa delle vacanze di Mussolini ed era dotata di un faro portentoso fino al 1943.  Più vicino, al di lá della recinzione dell´aeroporto spuntano ancora gli alberi di Villa Carpena dove Edda Ciano trascorse la sua lunga vecchiaia, una seconda vita dignitosamente nascosta, disgiunta dal suo passato tragico di figlia e di moglie fascista.

Mi pare di vederlo ancora laggiú nella pista, con la testa pelata, il collo largo fasciato dal bavero dell´impermeabile all´insú.  Fissa il pilota del bimotore che gli fa cenno, in quel fracasso di eliche già in moto la mattina presto.  A guardarlo bene non è proprio contento, sembra preoccupato.  Non sta diritto  come al balcone quando parla , è come se avesse un peso sulle spalle, ma i suoi occhi fanno spavento come al solito, hanno un magnetismo, una diavoleria dentro.  Deve essere il 1942, l´ultimo viaggio privato del Duce a Berlino.

Sullo sfondo il profilo dell´Appennino fa ancora l´eco al profilo del Duce.  Guardo la rupe di Perticara e davvero vedo quello che dicevano i nonni: il naso, la fronte, il mento di Mussolini, come un colosso disteso nell´isola di Pasqua.

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