La “Civiltà delle Macchine”

2 aprile, 2009 § 2 commenti

Mi trovavo a Roma qualche settimana fa e quasi per caso ho assistito ad una presentazione organizzata dal Ministero dei Beni Culturali nella chiesa di Santa  Marta. In quel contesto, giovedì 19 Marzo, si è parlato della città di Forlì in un tono così lusinghiero da stupire molti romani presenti in sala.  Io non risiedo a Forlì, ma sono romagnolo ed ho ascoltato con un certo orgoglio le parole di elogio che Angelo Maria Petroni, consigliere di amministrazione RAI, rivolgeva appassionatamente al capoluogo forlivese. L’elogio era rivolto alla cultura, ma non riguardava le manifestazioni più appariscenti dell’ambito forlivese, non le mostre del San Domenico e neppure le attività locali dell’Università.
La conferenza promossa dal ministro era dedicata al centesimo numero della rivista “Nuova Civiltà delle Macchine”, con un titolo intrigante:  industria, ricerca e cultura. Mettere insieme industria, ricerca e cultura nell’Italia di oggi è evidentemente una provocazione. Queste tre realtà sembrano accomunate soltanto dalla crisi, da anni l’industria non fa quasi più ricerca e la cultura ha abbandonato sia l’industria sia la ricerca, diventando intrattenimento. Non era così cinquant’anni fa e non lo è ancora per chi scrive su  Civiltà delle Macchine, nel solco di una tradizione che unisce ingegneri, filosofi e scienziati a partire da Leonardo Sinisgalli, dagli anni della ricostruzione post-bellica fino ai giorni nostri, passando attraverso Francesco Barone, il quale spiega il legame con Forlì.
Barone era il direttore della rivista “Nuova Civiltà delle Macchine” e a Forlì interveniva spesso, negli anni Ottanta e Novanta, organizzava convegni e conferenze con un fitto pubblico di studenti. Quegli incontri ebbero un ruolo importante per molti di noi, per l’orientamento nella scelta dell’università ed anche per l’ingresso nel mondo del lavoro. Per quel che mi riguarda, se nell’attività professionale ho poi scelto di applicare l’informatica ai processi industriali, credo sia stato per effetto di un convegno di Civiltà delle Macchine dedicato all’intelligenza artificiale. Francesco Barone si fermava a Forlì volentieri perchè in questa città  trovava lo spirito giusto per dialogare con i colleghi e con gli studenti, al di là delle divisioni del mondo accademico, dove prevalgono le specializzazioni a scapito dell’unità della cultura. Forse era un effetto dell’ospitalità romagnola, del clima e della buona tavola, ma lo spirito di Civiltà delle Macchine si manifestava puntualmente a Forlì, per chi lo sapeva cogliere, in tutte le iniziative promossa dall’omonima associazione istituita nel 1987, in un singolare intreccio fra cultura locale e pensiero d’avanguardia.
Il mese scorso, a Roma, i rappresentanti del ministero non smettevano di sottolineare l’eccezionalità di questo fenomeno forlivese, che da oltre due decenni è un modello per la cultura italiana. A Forlì non se ne parla ed io me ne ero quasi dimenticato. Ci vuole un po’ di esercizio per cogliere il valore autentico delle proposte che affollano la scena, che oggi è mediatica. Ora vanno di moda gli eventi; anche le attività culturali sono diventate oggetto di mercato, da consumare in fretta e da sostituire subito con nuove proposte, vendute  ad un pubblico collezionista di eventi.  I festival della filosofia, della matematica o della mente, che occupano le piazze italiane, rivendicano per sè un palcoscenico come i festival della canzone. L’organizzazione di un festival risponde alle regole dello spettacolo in uno spazio effimero, coi protagonisti che calcano il palcoscenico come le rockstar. Anche le grandi mostre assencondano la tendenza spettacolare e utilizzano la cultura per il marketing territoriale, con costi enormi. Ma i budget milionari delle mostre temporanee sono veramente un investimento?  Con le mostre qualcuno ci guadagna, ma non è la cultura, che rifugge sempre i riflettori e i clamori dei palcoscenici. La condivisione della cultura richiede curiosità, ma anche calma, continuità e tenacia. E’ una tessitura lenta che assomiglia al lavoro del contadino, stagione dopo stagione, anno dopo anno. Era questo l’atteggiamento che il professor Barone veniva a cercare a Forlì ed è questo lo spirito che anima ancora l’attività di Civiltà delle Macchine, per cui Forlì è una città unica nel panorama della cultura italiana.
Ora sarebbe veramente un peccato se la crisi e gli inevitabili tagli alla cultura penalizzassero proprio le attività forlivesi di Civiltà delle Macchine. Per rilanciare l’economia saranno utili i grandi eventi, ma non basteranno le fiere, le mostre, i  festival.  Questa crisi mette in gioco la nostra identità.  Richiede un nuovo stile di vita che è anche stile di pensiero contro il rumore di fondo della comunicazione mediatica. Le risposte ci sono già, ma sono nascoste, confuse, male interpretate.  Mancano i maestri, oppure li rifiutiamo. Lo spirito di Civiltà delle Macchine è un tesoro da non disperdere: non occorre cercarlo altrove, è già qui e può guidarci nel difficile passaggio verso un futuro meno incerto. Perchè rifiutarlo?

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§ 2 risposte a La “Civiltà delle Macchine”

  • Marco Raggi ha detto:

    nemo propheta in patria ……

  • Caromaso ha detto:

    inciviltà telefonica nel vento d’aprile: Mr Obama…(non president)…Il ridens telefona al turco Erdogan voltando le spalle ad una signora tedesca presidentessa facendo finta di saper risolvere lui e solo lui con il suo anglolombardosmasticato questioni di carattere internazionale. Incidente internazionale burletta nazionale. Vento d’aprile, vento di censura…

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