Pinarella

25 febbraio, 2009 § 1 Commento

dsc05481pinarella-spiaggiaL’orizzonte di seconde case si rianima col sole, qui a Pinarella, luogo fittizio costiero del Comune di Cervia, con le colonie balneari in fila sulla costa diritta di sabbia a sorvegliare il mare basso e il suo orizzonte sfumato, di un azzurro affatto diverso dal cielo.  La striscia verde dei pini è un’invenzione recente, come la vocazione coloniale dei figli pallidi del nord impiegatizio, nati per le sorti gloriose, prima fasciste, poi consumiste, d’Italia.  Delle colonie non vedo che il retro schiacciato contro il verde scuro della pineta, finestre murate oppure sprangate, legni posticci fissati coi chiodi contro i vandali e contro il freddo continentale di questo mare così poco mediterraneo, anzi nebbioso, sabbioso, noioso, insinuato al nord nei bassi fondali  di una pianura marina che estende la padania sott’acqua.

Vecchi condomini, alberghi e seconde case, incastrano a peso d’oro le loro cubature monotone fra gli orti superstiti, in un mosaico di cemento e terra, asfalto ed alberi da frutto.   Il respiro della campagna è interrotto dagli oneri di urbanizzazione, strade larghe, opere sospese in attesa di altre eruzioni, nuovo magma geometrico che va a rapprendersi su questo terreno agricolo palpitante, secondo le prescrizioni del piano regolatore. La campagna dietro casa è solo uno scampolo di terreno agricolo coronato dai tetti più recenti, che sono bassi, di cubatura ingegnosa e forse anche belli, visti uno per volta.  Nell’insieme è un groviglio di tetti astuti, dove il progettista quasi mai è un architetto, perchè basta il geometra.  Negli spazi pendenti di quelle mansarde cresciute a dismisura avviene la transustanziazione laica dei metri cubi, nati come servizi e rivenduti come abitabili. Un architetto penserebbe ad altre amenità, mentre il geometra è concreto, ha a cuore il portafoglio e moltiplica il denaro con gli stratagemmi.

dsc05462-pinarella-spiaggiaNel campo dietro casa, nel disordine senza cura di un retrobottega agricolo, vedo camminare Egidio l’ortolano, a passi lenti e misurati sulla sabbia fertile, fra gli attrezzi accatastati in capanne di fortuna.  D’estate aspetta la sera per accendere un trattore di cinquant’anni fa, avanti e indietro nei suoi campi con quel rombo rituale, al tramonto.   Lui non sembra preoccupato per l’orizzonte magmatico di case ed automobili che gli sta crescendo attorno, ma in autunno cominceranno i lavori di una nuova strada che taglierà a metà il suo campo, cancellando quel poco di agricoltura che vedo ancora dalla mia finestra. Qualche anno fa Egidio ha piantato alcuni pioppi,  ha ficcato a terra dei bastoni, con la stessa trascuratezza con cui di solito abbandona le cassette vuote della frutta e della verdura fra gli attrezzi.  Da quei bastoni nell’argilla sabbiosa sono cresciuti dei pioppi veri, alberi abbastanza grandi per annunciare l’arrivo del caldo, coi loro semi d’ovatta nell’aria, i rumori fruscianti (risonanze tiepide di primavera come un accompagnamento primordiale, l’archetipo di una ninna nanna).

Ora i rami sono spogli e non sussurrano nulla.  L’inverno dilaga oltre il carnevale nel giorno assegnato da un passato antico, oppure recente, alle ceneri.  Gli uccelli gridano e singhiozzano, dopo la nebbia s’infuriano, poi tacciono.  Le nuove costruzioni vibrano in dialetto sotto la voce dei padroni romagnoli che camminano larghi, col passo a dondolo, fra i muratori di lingua slava la mattina presto.  Il silenzio sprofonda sotto il ticchettio della gru telecomandata, fra la rotazione stanca della betoniera ed il grido lancinante della fresa. Al piano di sopra la voce di Avio rimbomba al telefono.  Lo sento che dice dice dice: da quest’anno l’Oasis di Pinarella, il bagno numero sessantasette, è suo!  Ha finito di parlare, adesso scende le scale, chissà dove sta andando, corre giù col passo pesante, scompare in automobile.

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§ Una risposta a Pinarella

  • paola ha detto:

    Febbraio 2009….bellissime tutte le foto…..Mi ha fatto ridere (anche se a pensarci è triste la faccenda) la “tonaca nera di Barragan” in Talebani…in Fuzzy workers sono state geniali le “traduzioni” delle tristi parole “failed, redone,postponed”…..Pinarella con Egidio, Avio ed i “geometra” mi è piaciuto molto……e Copenhagen nella frase “…..i capelli devono essere morbidi, come i movimenti della donna fra la stampante ed il fax…” è stato sensuale! Bravo

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