Copenhagen

2 febbraio, 2009 § 1 Commento

dsc00908Sono rientrato ieri da Copenhagen ed ho trovato la neve a Milano, mentre in Danimarca c’era un sole pallido che tingeva di giallo il pomeriggio.  Ero là da giovedì per incontrare Asger, socio dell’ing. Parvang, che conosco da un po’ di tempo.  Quando lo vidi la prima volta, Asger era il direttore commerciale di FLS Automation. Mi sorprese coi suoi baffi biondicci e gli occhi curiosi, perchè stavo comprando qualcosa senza il supporto del servizio commerciale.  Per convincerlo che facevo sul serio dovetti duellare a lungo con il suo sguardo da vecchio mercante di aringhe. Devo averlo convinto molto bene in quell’occasione, tanto che lui non si è più dimenticato di me, l’unico italiano che comprò quella tecnologia così sofisticata.  Potevo essergli utile per convincere altri clienti in Italia, così mi offrì almeno un paio di incontri prestigiosi: il primo a Copenhagen, a cena con il direttore tecnico di HERA, in un ristorante di lusso dove il dessert costava 45 euro; il secondo a Rimini, in compagnia di un diplomatico danese, un tipo piccino, col testone biondo, che parlava molto educato, da sembrare quasi stupido se non fosse stato un diplomatico.   Asger lasciò poi la sua posizione di direttore commerciale di FLS Automation (dicono che sia stato allontanato a seguito di alcune vendite maldestre) e andò ad occupare un ruolo analogo in una azienda produttrice di impianti di incenerimento. Nel frattempo FLS Automation si era sciolta, con la crisi del 2003, ed anche la nuova azienda ridimensionò  la sua struttura,  lasciando nuovamente a casa  il direttore commerciale.

Venerdì scorso ho rivisto Asger, dopo tre anni.  A volte la gente invecchia d’improvviso, come se l’età fosse un acido piovuto sul viso, sulle mani, nei capelli.  Nel mattino freddo e grigio di Copenhagen il viso di Asger mi ha sopreso al di là  del parabrezza dell’automobile.  Aprivo lo sportello e, mentre mi mettevo nel sedile accanto, confondevo il suo aspetto con il ricordo di un’altra persona che avevo conosciuto in Danimarca. Il colpo d’occhio mi mostrava una pinguetudine un po’ stordita, bianca di capelli, senza baffi.

dsc00901Hallo Lorenzo!  Un punto esclamativo interrompe la mia perplessità: ma…com’è possibile invecchiare così, in meno di tre anni? Nel traffico fluido della periferia raggiungiamo velocemente la nuova sede della società di Asger, in un’area artigianale coi capannoni di mattoni come nei film di Ken Loach.  Passiamo da un ingresso con le finestre a fessura, su per le scale di graniglia, fino ai locali in affitto al secondo piano: un ex-qualcos’altro, riconvertito, con molto spazio non necessario. Nell’ingresso ampio come un open space,  le luci sono accese anche di giorno nonostante le vetrate.  La segretaria è una vera signora, saluta e sorride dall’ultima scrivania in fondo. Asger mi accompagna negli uffici come se mi mostrasse le stanze di una casa che ha appena comprato per sè e per la propria moglie, in attesa dei figli che non tarderanno a nascere.  Nella prima stanza c’è un vecchio divano in pelle con un televisore. Al divano manca un cuscino.

Andiamo a sederci attorno al tavolo ovale della sala riunioni, dove Asger estrae un proiettore portatile e comincia ad illustrare le ultime novità: le attività, i progetti, i pezzi di ricambio per gli impianti di incenerimento, fra cui l’invenzione curiosa di un getto d’acqua rotante, per lavare internamente le fornaci degli inceneritori ad alta temperatura.  Oltre la vetrata che chiude la sala riunioni sul lato lungo, poco distante, un altro ufficio si affaccia sul medesimo spazio, con rari impiegati affacendati all’interno, in una penombra diurna molto simile alla nostra.    In quell’altrove così prossimo vedo muoversi una giovane donna, con la corporatura imponente delle nordiche e coi capelli biondi ben acconciati sulla fronte.  Sembrano davvero morbidi, quei capelli, come i  movimenti della donna fra la stampante e il fax, più morbidi della presentazione di Asger, il quale cela un’ansia sottile: we have a burning passion! Niente male come motto di chi vende impianti di incenerimento.

Nel desktop del computer di Asger c’è la foto del nuovo inceneritore di Forlì, fresco fresco di costruzione. Fra tanta tecnologia nordica è davvero incredibile, venire a Copenhagen e trovare l’inceneritore di Forlì in copertina.  Asger pensa a Forlì con rammarico, perchè non è mai riuscito a vendere nulla agli inceneritori dell’Emilia Romagna, nonostante le cene lussuose, i convegni ed i viaggi di istruzione che nel corso degli anni ha offerto  ai dirigenti di HERA: non ha osato offrire di più? Peccato.  Temo d’essere diventato un’ossessione per Asger, l’unico, l’ultimo appiglio che gli resta per convincere i suoi potenziali clienti italiani.  Lui non vuole ammetterlo, che io sono un’eccezione.  La regola è un’altra, lontana da entrambi.

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§ Una risposta a Copenhagen

  • Indiana ha detto:

    Fantastico…quanto sei stato? hai avuto occasione di farti un aperitivo con Aalborg Akvavit e Smørrebrød con Sild i Karry?
    Bellissima la foto…. ci sentiamo presto

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