Indians

9 novembre, 2008 § Lascia un commento

dsc00356Cristoforo Colombo prese un abbaglio, credendo d’essere arrivato in India, oppure ebbe una visione profetica con cinque secoli d’anticipo? In America gli Indiani sono arrivati già da un po’, si fanno notare in mezzo alle altre razze mescolate e rimescolate: cinesi, africani, afroamericani con diversi gradi di integrazione, ispanici, europei di prima, seconda, ennesima generazione. Gli indiani sorprendono per la loro capacità di integrazione, ma non si mescolano: occupano posti chiave soprattutto in ambito tecnico, vivono la quotidianità in America, ma il loro spazio mentale resta in India, nei legami tradizionali di parentela e di religione. Meglio dei cinesi, gli indiani sanno interpretare l’occidente asfittico, occupano con intelligenza gli spazi abbandonati dall’uomo bianco. Può essere l’effetto della loro cultura, dell’intensa spiritualità induista combinata con il pragmatismo coloniale degli inglesi. Ma può essere anche qualcosa di più antico, vecchio come il mondo. Fin dalla preistoria le migrazioni indo-europee hanno portato nuova linfa alle culture stanche che si erano appisolate sulle rive del mediterraneo. Le stesse spinte della preistoria governano probabilmente anche oggi la circolazione globale, ma a velocità supersonica.

Gli amici indiani Gokul e Prashant vivono in America, ma è come se stessero in India. Undici ore di fuso orario li separano dalle loro famiglie agli antipodi. La distanza è comunque relativa, visto che comunicano abitualmente al telefono con genitori, zii e parenti, due volte al giorno, la mattina e la sera. Utilizzano con destrezza le infrastrutture e la rete di servizi degli Stati Uniti come se l’avessero ereditata da uno zio americano. Non sono mai soli, una rete di amici e ristoranti indiani li segue dappertutto ovunque si trovino negli U.S. I due indiani sono sorpresi per la mia disaffezione nei confronti dei ristoranti italiani. Io guardo con disprezzo l’insegna di “Mamma’s pizza & pasta” e loro non capiscono perché: non sanno che i ristoranti italiani all’estero sono spesso una finzione, con salse di gusto orribile per un italiano vero. I loro ristoranti in America, invece, sono proprio indiani. Possono essere di qualità più o meno buona, ma il cibo è esattamente lo stesso che si mangia a Bangalore o a Nuova Delhi, con qualche variante regionale, che dipende dal luogo di provenienza del cuoco.

Nel mondo esiste un’India sola, che è già sbarcata in occidente senza troppa confusione. Invece l’Italia riverbera nell’immaginario new global attraverso forme che non corrispondono al vero, ma vanno incontro alle attese mentali di chi compra un po’ del Bel Paese per diletto, al ristorante o in un’agenzia viaggi. Così è se vi pare: terra dei limoni e della camorra, l’identità pirandelliana è ancora protagonista. D’altronde non si sa, neanche Cristoforo Colombo, forse, era veramente italiano.

.

Annunci

Tag:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Indians su ...I've got a project!.

Meta