Half power

23 settembre, 2008 § 5 commenti

L’Air Force One è volato sopra le nostre teste giovedì scorso. Il Presidente Bush è atterrato all’aeroporto di Ellington per portare conforto nei luoghi del disastro. Entro la fine del suo mandato potrebbe dichiarare guerra agli stati canaglia del golfo di Guinea, dove si formano gli uragani che colpiscono il Texas. War on hurricane ?

La leggendaria rapidità americana si disperde nella quantità enorme di piccoli dettagli da ricostruire. Dopo una settimana i semafori del Bay Area Boulevard non funzionano ancora, lampeggiano o sono spenti, piegati in posizioni strane, sembrano sconfitti da un campione di judo. Le dieci miglia che la mattina mi separano da Pasadena sono interminabili. Si sta incolonnati agli incroci, rispettosi del diritto di precedenza americano, per cui le automobili del viale si alternano una alla volta con le automobili dirette perpendicolarmente, senza eccezioni, non importa se il traffico del viale è dieci volte più intenso ed il viale stesso si trasforma in un’interminabile colonna ferma. La strada che percorrevo in un quarto d’ora, adesso richiede un’ora e mezzo. Gli uffici di Pasadena sono in penombra senza aria condizionata. Il parziale ripristino della corrente trifase non prelude l’imminente ritorno full power, ma sembra averci condotto nel limbo della provvisorietà half power, dove possiamo sì sopravvivere, ma non produrre. E nell’epoca del just in time, un’impianto che non produce, soffoca.

Ciò non preoccupa Craig. Nonostante le sue lontane origini tedesche sembra all’improvviso posseduto dallo spirito dei pellerossa. Si aggira frastornato invocando mother nature: davanti all’enormità dell’uragano l’uomo può solo attendere. Di parere assolutamente diverso è l’amministratore della casa madre italiana, che al telefono non capisce cosa stia accadendo nella sua filiale americana. I piani regionali di ripristino della corrente elettrica trascurano ostinatamente le aree produttive di Pasadena, anteponendo ospedali e scuole. Il programma di intervento è così lungo che farebbe saltare i nervi a qualunque quadro dell’italico nord-est, che ha lo straordinario forfettizzato. Le piccole e medie imprese, fiore all’occhiello del nanismo imprenditoriale italiano, gli americani non le considerano un gran che. Mi diverto a stuzzicare Craig, dicendo che un buon manager italiano a questo punto si sarebbe fatto in quattro con telefonate ad amici e conoscenti, per ottenere subito tutta la corrente elettrica che gli serve, e pagando quel che c’è da pagare: chissenefrega della scuole e degli ospedali.

Craig mi guarda turbato perché considera plausibile il mio discorso, forse l’amministratore italiano si sarebbe aspettato da lui proprio un comportamento come questo. Non sa che rispondere, ha l’animo prostrato, una lista di danni privati da mostrare alla compagnia di assicurazione che dovrebbe visitare la sua casa. La corruzione, per lui, esiste solo nel cinema, è una finzione. Così rielabora la provocazione e qualche ora dopo lo rivedo alla porta del mio ufficio con la mano sollevata nel gesto della pistola. Ha un ghigno in faccia, vorrebbe farmi ridere, dice: andrò all’Autorithy, farò una proposta a cui non potranno dire di no!

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