Happy hour

9 settembre, 2008 § 2 commenti

Il responsabile della manutenzione nell’impianto in cui lavoro si chiama Robbie. Ha quarantacinque anni, gli occhi chiari e un paio di baffetti disegnati sotto il naso. Porta un cappellino in testa, per nascondere l’inesorabile calvizie, ed è solito abbassare il mento quando risponde con discrezione alle mie domande: mi ricorda Oliver Hardy. Invece Jerry fa il saldatore, ha più anni di Robbie ed è anche più alto, un fisico secco da vecchio texano col cappello sempre in testa.  Al lavoro Jerry non parla mai, si muove fra i tubi con la faccia coperta dalla maschera da saldatore: metà cow boy, metà capo indiano. Venerdì pomeriggio Robbie e Jerry vanno a bere birra al Barefoot Tinas Too, sulla strada perLaporte, dove giocano a schuffleboard. Stupiti del fatto che io non avessi mai visto un tavolo da schuffleboard, l’altro giorno mi hanno portato con loro, per farmi giocare.

Il Barefoot Tinas Too è poco più che una capanna di legno e metallo. Si entra da una porta che pare di servizio e invece si passa proprio di lì. Non c’è una porta principale, ma solo due porte di servizio, con la scritta: 21 and over only!! No exception, ad indicare il divieto di ingresso per i giovanissimi. Dentro l’atmosfera è già notturna, senza finestre, la luce è quella dei tubi al neon delle scritte pubblicitarie e delle televisioni appese alle pareti. Il juke box elettronico vibra in mezzo, dove una specchiera raddoppia lo spazio della sala. Il bar è come un ring dentro il quale si agita una barista tutt’altro che giovane, fra un banco e l’altro, circondata da seggioloni con bevitori di birra appollaiati. La barista con gli occhiali, dai capelli lunghi un po’ crespi e un po’ bianchi, saltella indiavolata e grida parole incompensibili. Ha la voce corrosa dall’abitudine di urlare ed il sorriso incavato, poco seducente, ma un fisico atletico, la pelle ancora fresca ed un seno portentoso da scuotere addosso ai clienti, che la conoscono e scherzano con lei.

Cominciamo a bere birra: Jerry offre il primo giro e lo sento fare un discorso articolato, per la prima volta dopo tre settimane. Mi dice che abita lì vicino… ad appena tredici miglia.   Nonostante l’aspetto un po’ selvatico è gentile, mi chiede se mi piace il Texas.  Gli rispondo di sì, che mi piace, è pieno di novità. Entra Robbie eccitatissimo, perchè è arrivato un amico a bordo di una Corvette cabrio.  L’automobile parcheggiata fuori dal locale è assolutamente da vedere. L’amico della Corvette, un signore di circa sessant’anni col pizzetto ed i capelli bianchi, ha un’aria così giovanile che sembra il figlio di Robbie. Con la seconda birra in mano, ci avviciniamo finalmente al tavolo da schuffleboard. Sembra un bowling in miniatura, dove al posto delle palle ci sono dischi di metallo, rossi e verdi, che scivolano sulla superficie liscia e stretta di un lungo tavolo di legno.

Prima di cominciare il gioco ci si stringe la mano. Bottiglie piene di birra si aggiungono alle bottiglie vuote, nel gioco parallelo a chi-beve-di-più. Un piccolo bicchiere di plastica da capovolgere segna la bottiglia vuota e, quando è capovolto, indica l’avvio del nuovo giro. Sorseggio lentamente per sottrarmi a questa parte del gioco: la Bud Light è una birra leggera, piacevole d’estate, ma tre bottiglie sono già un litro, possono bastare. Lancio anch’io i dischi dello schuffleboard ed ho il coraggio di vincere, senza rendermi veramente conto delle regole. I dischi verdi e rossi scorrono fluidi sul tavolo di legno, con la stessa facilità della birra in gola.

Fra un lancio e il successivo, l’amico col pizzetto bianco si attarda davanti al Juke Box elettronico ed accenna una danza sulle note di Jimi Hendrix. Dal bar qualcuno ci sta osservando, si è sparsa la voce che c’è un italiano nel locale. Un tipo con i pantaloni corti mi chiede da dove vengo, da quale città dell’Italia: Venis? Florens? Rom? Provo a spiegargli dov’è Bologna e lui capisce che vengo dal nord Italia, piuttosto vicino a Venis.  Si fa avanti un altro signore più anziano, rosso di capelli e con la maglietta a righe: dice di essere stato in Italia un po’ di tempo fa, di aver guidato l’automobile all–the-way-lon-fro-Venis-to-Rom. E’ stato anche a Piz…meravigliosa! La Tur de Piz è la cosa piu’ bella che ha visto in Italia. Mi chiede come mai l’hanno costruita storta: in America nessuno ha mai pensato di tirar su grattacieli pendenti. Gli spiego la storia del cedimento strutturale, per cui i lavori di costruzione, quasi mille anni fa, hanno assecondato una pendenza assunta spontaneamente dalle fondazioni. Mi ascolta con interesse, ma l’idea che la Tur de Piz abbia ormai mille anni lo sgomenta: sheet-how-long-time, scuote la testa e torna ad appoggiarsi sul bar,  allontana con la birra le vertigini della storia.

Sono ormai le sette, il sole sta tramontando e mi sembra arrivato il momento di rientrare. Mi avvicino alla porta per uscire, ma Robbie me lo impedisce, crede che abbia bevuto tanto quanto lui e non vuole farmi correre rischi con l’automobile. La polizia e’ in agguato. Robbie mi offre un bicchiere di coca cola e comincia a parlare liberamente, sull’onda dei tre litri di birra che si è tracannato in due ore. Comincia a raccontare le sue disavventure per colpa dell’alcool, la prigione e la cauzione di quarantamila dollari che sta ancora pagando per stare fuori. Gli è successo dopo il divorzio: un bicchiere di troppo e la polizia alle calcagna. Con le donne, ora, dice di aver chiuso, solo qualche amica per non restare solo. Mi suggerisce cautela con le  donne americane: si infiammano facilmente, ma non fanno sul serio. Mentre bevo coca cola prendo nota di quello che dice,  poi saluto tutti e me vado per davvero.

Dimenticavo: le regole dello schuffleboard! …non le ricordo, ma potete trovarle qui: http://www.shuffleboard.net

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